martedì 22 agosto 2017

Basta che non parli di migranti

Bergoglio piace, si sa - allo scrivente no, ma è cosa nota - basta che non si metta a parlare di migranti, perché altrimenti i fanatici delle tradizioni cristiane (presepi, croci ecc.) ci mettono un attimo a mandarlo a quel paese.

lunedì 21 agosto 2017

I cretini sono sempre sgrammaticati

Fateci caso: gli stupidi e gli stronzi sono quasi sempre sgrammaticati. Prendete ad esempio il grandissimo stronzo che nel milanese ha lasciato il messaggio ingiurioso alla persona disabile che, giustamente, ha chiamato i vigili perché il posto auto che le spettava era abusivamente occupato dal tipo di cui sopra. Quali sono le due cose che saltano subito all'occhio leggendo il vile messaggio? Puntini di sospensione in quantità e punti esclamativi idem, oltre a un vistosissimo errore di grammatica nel termine handicappato.

I puntini di sospensione in quantità (se ne devono usare tre, non di più e non di meno) fanno dedurre che il poveretto non conosca una delle regole basilari del buon scrivere, e i punti esclamativi in quantità confortano e corroborano questa deduzione. Chi in vita sua ha aperto almeno un libro, sa che nessuno scrittore, se non in casi particolari e rarissimi, ha mai usato più di un punto esclamativo (o interrogativo) consecutivamente, così come nessuno scrittore degno di questo nome ha mai usato, né mai userà, un numero di puntini di sospensione diverso da tre. Aggiungiamo a tutto questo il vistosissimo errore grammaticale già accennato sopra e abbiamo il perfetto identikit dell'estensore di quell'obbrobrio: un somaro patentato.

Fateci caso: ignoranza, cinismo e stupidità vanno sempre a braccetto. Sempre. Chi ha un account su un qualsiasi social network è la prima cosa di cui si rende conto: le osservazioni e i commenti più intelligenti, civili, tolleranti e umani sono vergati sempre da persone che sanno scrivere bene, che non fanno errori di grammatica o di sintassi, ossia da persone abituate a leggere, studiare, documentarsi. I commenti più stupidi, cinici e beceri, invece, sono sempre sgrammaticati, cioè scritti da somari come quello che ha lasciato il messaggio al disabile.

Aiutiamo la Pavone

Quindi, ricapitolando, la difesa della signora Pavone sta tutta nel fatto che sì, magari ha condiviso una bufala, ma se la suddetta bufala viene riportata da molti giornali potrebbe essere meno bufala e quindi passibile di essere ripubblicata tranquillamente senza farsi troppe domande.

Datelo a me un martello, va'.

domenica 20 agosto 2017

Paura

Alla fine vince la paura, che lievita inesorabilmente ad ogni attentato. Adesso poi circola la voce che i prossimi saremo noi, e stiamo quindi giungendo allegramente al parossismo della paura, quella paura che ha il potere mai eguagliato da nient'altro di anestetizzare gli intelletti e la razionalità, già messi a dura prova dall'ignoranza dilagante generata da un trentennio di dittatura televisiva, prima, e dall'avvento dei social poi. E quindi, oscurato per benino ogni lume della ragione, ecco che ogni straniero è un potenziale terrorista, ecco che si stabiliscono inesistenti relazioni tra Ius Soli e terrorismo, ecco che si comincia a guardare con un barlume di sospetto il nostro collega di lavoro marocchino, quello con cui fino a ieri scambiavamo battute e sciocchezze.
È la paura, bellezza, quella fomentata ogni giorno dai professionisti dell'odio coi loro fogliacci buoni giusto per incartare il pesce, e forse neanche quello. La paura e i fomentatori di odio: i migliori alleati che i terroristi potevano sperare di trovare.

sabato 19 agosto 2017

Quello della terza C

A me Fabrizio Bracconeri stava già sulle balle ai tempi in cui faceva certi telefilm idioti - era il periodo in cui ancora la tv la guardavo, non come adesso che la accendo solo per vedere Quark o qualche serie tv sulle chiavette usb. Un'antipatia, insomma, nata in tempi antichi e corroborata in tempi recenti dalla lettura dei suoi farneticanti e sgrammaticati deliri twitterini.

giovedì 17 agosto 2017

Bazooka dream

L'estate è quella stagione in cui può capitare che ai vicini arrivi una bella nipotina. I nipoti sono la gioia dei nonni, si sa, e può anche capitare che, siccome i genitori della pargoletta lavorano entrambi, la piccola passi tutte le giornate con loro; dalla mattina, quando i genitori la lasciano, alla sera, quando la vengono a prendere. I nipotini, si sa, portano gioia, serenità, allegria, che nelle lunghe giornate estive di luglio e agosto, all'aperto, possono però trasformarsi in urli e schiamazzi vari. Non della nipotina, poverina, che ancora, vista la tenera età, si limita a pochi e lievi gorgheggi che tutto sommato possono anche risultare gradevoli; no, mi riferisco agli urletti striduli e fastidiosissimi con cui nonni e parenti vari assortiti cercano di imitare i suddetti gorgheggi, pensando evidentemente di riuscire a riprodurli ammantati della stessa leggerezza e soavità con cui li emette la pargoletta, senza rendersi conto, invece, dei risultati, che vanno dal barrito dell'elefante spaventato in corsa al guaito del cane a cui una macchina sia accidentalmente montata su una zampa. 
In mezzo a tutto questo bailamme c'è lo scrivente, che, arrivato a casa a metà pomeriggio dopo nove ore di magazzino, prova a mettersi giù un'oretta, agognando un impossibile riposo e pensando ripetutamente alla potenza salvifica che potrebbe in certi casi avere un bazooka.

mercoledì 16 agosto 2017

Neanche un asteroide

Pensavo che due cose sopravvivrebbero sicuramente anche a un asteroide che facesse piazza pulita di tutto: le polemiche sul palio di Siena e il meeting di Comunione e Fatturazione qua a Rimini.

martedì 15 agosto 2017

I cocomeri dell'Assunta

Dice il parroco, nell'omelia - mi è stato riferito - che questa cosa di mandarsi immagini di cocomeri su Whatsapp in occasione del Ferragosto non è seria, è superficiale e segno inequivocabile che, in generale, non si è capito a fondo l'importanza e il significato dell'Assunzione, una delle più importanti ricorrenze della cristianità. Sarà anche vero, per carità. Se però si considera che questa ricorrenza è stata istituita poco più di una sessantina di anni fa, e dopo duemila anni dalla nascita di Cristo, il pensiero che pure la chiesa ci abbia messo un pochino (circa 1950 anni) a capirne l'importanza, viene. E magari questa cosa può essere anche considerata un'attenuante per chi, oggi, non abbia ancora compreso appieno il suo significato. O no?

lunedì 14 agosto 2017

Le querele della signora Boldrini

Francamente non so se possa servire a qualcosa l'iniziativa presa da Laura Boldrini, avviata con lo scopo di difendersi dalla marea di insulti che a spron battuto continuano a pioverle addosso dai cretini del web. Penso comunque di no. Diciamo però che la sola idea che la signora si faccia una lista di nominativi di questi cretini, magari scelti tra gli estensori delle turpitudini più squallide, e con questa lista si presenti alla Postale, è abbastanza gustosa, soprattutto pensando alla reazione dei leoni da tastiera cui arrivi a casa la notifica di querela. Anche perché, generalmente, questa plebaglia dell'intelletto è composta da leoni che sono leoni in virtù della sicurezza che pensano offra loro l'anonimato - non sanno, i poveretti, che in rete nessuno è anonimo veramente. Quindi, già la sola idea che la notifica trasformi come d'incanto i leoni di cui sopra in docili agnellini impauriti, pronti a profondersi in accorate scure e piangenti "non lo faccio più", vale la mossa della signora Boldrini.

sabato 22 luglio 2017

Chiedono perdono

Qua a Rimini si terrà a breve una manifestazione "riparatrice", organizzata da un movimento di invasati ultracattolici, con cui chiedere perdono a Dio perché esistono persone che si amano a prescindere dai propri orientamenti sessuali. Così, giusto per dire a che punto siamo arrivati.

giovedì 20 luglio 2017

Dice che è stato un gioco vile



Dice che è stato un gioco vile, quello di andare ad indagare su ciò che è successo per alcuni decenni in quel bell'ambientino che doveva essere il coro del duomo di Ratisbona, dando così ad intendere che il vero scandalo non sono state le sevizie sistematiche a cui sono stati sottoposti centinaia di bambini in quei decenni, ma il fatto che le suddette sevizie siano venute alla luce e siano state fatte oggetto di indagine. Questo è il vero scandalo.
Adinolfi, Anno Domini 2017.

domenica 16 luglio 2017

Involuzioni

Leggo di manifestazioni, in giro per lo stivale, contro i vaccini, organizzate da mentecatti che invocano una fantomatica sorta di libertà per i propri figli di poterli non fare, e mi rendo conto - non solo da questo, ma attualmente è ciò che maggiormente salta all'occhio - che ci troviamo in un'epoca di, come chiamarla?, regressione antropologica e involuzione culturale come forse non si sono mai viste nella storia. E tremo all'idea di quello che potrebbe succedere quando il ramo discendente di questa parabola toccherà il suo punto più basso.

venerdì 14 luglio 2017

Fedez e quell'altro

Vedo in giro i manifesti di J-Ax e Fedez in tour e, da vecchio fossile inacidito quale ormai sono, ripenso ai manifesti dei tour che vedevo affissi per le strade quand'ero giovane: Dalla e De Gregori, I Nomadi e Guccini, De André con la PFM e tanti altri, e mi chiedo in quale insondabile abisso sia precipitata la musica oggi.

lunedì 3 luglio 2017

Villaggio

Per carità, bravo, tutto quello che volete, e molti suoi film li ho visti pure io, quindi dispiace, ma il vero dispiacere l'ho provato quando è morto Eco. Villaggio non m'ha cambiato la vita, non ha portato ad essa del valore aggiunto, i libri di Umberto Eco sì.

sabato 1 luglio 2017

Quand'ero ragazzino



Quand'ero ragazzino era molto in voga un gioco composto - vado a memoria - da un specie di tappeto verde di plastica morbida con dei buchi. Il tappeto era di un certo spessore e dai buchi, attraverso un meccanismo a molla, spuntavano delle teste di personaggi (o erano animali? Boh!) che il giocatore doveva ricacciare nelle rispettive cavità utilizzando un martelletto di plastica, dalla forma simile a quello di legno utilizzato dai giudici nelle aule di tribunale. Il gioco era naturalmente complicato dal fatto che ogni volta che si colpiva una testa ne spuntava un'altra da un'altra parte, all'infinito, e finiva praticamente solo quando si fosse stancato il giocatore.
E niente, questo vecchio passatempo mi è tornato in mente oggi.

lunedì 26 giugno 2017

Mica ha perso...

È fantastico. Non avrebbe ammesso la sconfitta neppure se tutti i comuni sotto ballottaggio fossero passati alla destra. Perché lui è così. Un bambino alla materna se lo mangia, a maturità.

domenica 25 giugno 2017

Banche venete

Ciò che non mi spiego nella vicenda del disastro delle banche venete, disastro che come al solito contribuiremo tutti a mettere a posto, è come possa dire Gianni Zonin, noto imprenditore vinicolo veneto e presidente per vent'anni della popolare di Vicenza, di non aver mai saputo niente dei dissesti in cui versava la sua banca. Ma come? Tu sei presidente di una banca per quattro lustri e non sai niente di ciò che succede al suo interno? Non sai niente di ciò che combinano amministratori e manager? Ma che presidente sei? Boh...
Ah, visto che la malagestione e le malefatte di tali amministratori e manager hanno creato i dissesti che saranno ripianati anche con soldi pubblici - la bad bank sarà messa a carico dello Stato, un po' come accadde per Alitalia ai tempi del leggendario salvataggio targato Berlusconi - ci aspettiamo che Salvini si precipiti a organizzare sit-in di protesta di fronte alle due banche venete come fece un paio di anni fa a Siena davanti alla sede di Mps.
Perché ci andrà, no?

venerdì 23 giugno 2017

Morire di morbillo nel 2017

Non credo che la tragedia del piccolo di sei anni, leucemico, morto per le complicanze cerebrali e polmonari generate dal morbillo, trasmessogli da fratelli non vaccinati, servirà a far rinsavire qualcuno dei tanti (come definirli?) antivax in circolazione. Perché queste sono persone che, in generale, non hanno margini di elasticità mentale sufficienti a smuoverli dalle loro granitiche e assurde convinzioni, e, catalogato rapidamente come mero colpo di sfortuna quanto accaduto, continueranno a pensare che i vaccini siano il male e la libertà di rifiutarli un diritto sacrosanto - è una balla, ovviamente: la libertà di non vaccinare finisce quando va a mettere a rischio l'incolumità pubblica, in questo caso ben più importante. E questi non si smuoveranno dalle loro idiote idee perché il meccanismo mentale che le genera è il medesimo che sta alla base di ogni complottismo: scie chimiche, undici settembre, Luna e tutto quello che volete.
Sperando di sbagliarmi, temo proprio che questo sfortunato bambino sia morto invano.

martedì 20 giugno 2017

Traccie ministeriali

Ora, l'errore di grammatica ci può anche stare, anche se sul sito del Miur, converrete con me, una gaffe di questo tipo acquista una valenza peggiorativa assai più marcata rispetto ad altri ambiti. E ammettiamo pure, ché qua si è ottimisti, che l'estensore della pagina sia caduto vittima di una banale distrazione ma che in realtà sappia benissimo come si scrive tracce. Però, cavolo, almeno la fonetica, eh. Voglio dire che se il tapino avesse anche solo mentalmente ripetuto l'abominevole frase, si sarebbe probabilmente accorto subito dell'errore. E andiamo, su, chi mai pronuncerebbe traccie con la i? Quindi, a questo punto, l'ottimismo di cui sopra scema miserevolmente e si fa strada la triste certezza che l'estensore non sapesse veramente che la i non ci vuole.

lunedì 19 giugno 2017

Kidman

L'attrice Nicole Kidman spegne cinquanta candeline e dice di essere felice - qui verrebbe automatico un grazie al cavolo; poi, ripensandoci, mica è scontato che un'attrice famosissima a cinquant'anni sia felice. Aggiunge che mai e poi mai tornerebbe indietro a quando ne aveva venti o trenta, adducendo qualche motivazione a mio avviso abbastanza banale e scontata. Diciamo che qua si è propensi a credere che, se potesse, a venti o trent'anni ci tornerebbe eccome. Hai voglia.

venerdì 16 giugno 2017

Come i cani

Si sono avvicinati (per caso? Mah...), si sono guardati, hanno cominciato a scodinzolare, ad annusarsi; come i cani, avete presente? Poi e' stato amore, che ha avuto la sua sublimazione definitiva dopo il flop alle amministrative di domenica scorsa. E siccome ogni volta che qualcuno prende una bastonata nei denti ha immediatamente bisogno di recuperare, dopo essersi leccato (a proposito di cani) e rammendato alla bell'e meglio le ferite si butta in quello che da sempre e' un porto sicuro per il recupero veloce di consensi: lo sfruttamento della paura e della xenofobia. Quindi, subito una rapida e tonificante demonizzazione di immigrati e Rom e, come ciliegina sulla torta, niente appoggio allo Ius Soli, cosa che ha scatenato orgasmi multipli a quello della felpa, il quale ha prontamente abbracciato i nuovi partners.
Come i cani per strada. Magari all'inizio sono un po' diffidenti. Ma passa subito.

martedì 13 giugno 2017

Alfredino

Quando successe la tragedia del piccolo Alfredino (http://tinyurl.com/yc6tel49) avevo undici anni, troppo pochi per poter ricordare i dettagli della vicenda ma sufficienti a permettere alla mia mente di fissare indelebilmente qualche scampolo di ricordo. Tra questi, sicuramente la lunga diretta televisiva e mio padre che appena poteva la seguiva. Io non mi interessavo del fatto in se', a quell'eta' la mia attenzione era dirottata su altre cose, come del resto e' logico che fosse, tuttavia ricordo che avvertivo che qualcosa di grave era successo, lo intuivo dalle espressioni di mio padre e dai commenti che scambiava con mia madre. Cresciuto, ho poi compreso appieno la portata di quella tragedia, e oggi capisco perfettamente l'angoscia che attanagliava i miei. Per quanto riguarda le polemiche che ci trasciniamo dietro da trent'anni relative all'opportunita' o meno di realizzare quella lunghissima diretta televisiva, beh, quelle le lascio ad altri. Non mi interessano.

sabato 10 giugno 2017

Tra Berlusconi e Pisapia

Dopo lo psicodramma in Parlamento che ha affossato l'accordo sulla legge elettorale, della cui definizione e stesura chiara e definitiva non e' mai fregato niente a nessuno, l'imbonitore si e' detto piu' che disponibile a un accordo con Giuliano Pisapia, rappresentante di quella sinistra che a Renzi e' sempre stata largamente sulle balle senza che ne abbia mai fatto mistero, essendo lui, notoriamente, uomo della destra piu' maneggiona e intrallazzatrice. La giravolta e' stata notevole, ne converrete; l'accordo saltato penosamente e grottescamente ier l'altro, infatti, era stato stipulato tra Renzi, Grillo e Berlusconi. Caduta la patetica messinscena, ora il nostro si butta con nonchalance tra le braccia di chi politicamente sta agli antipodi del tipo delle cene eleganti e soci, Pisapia appunto, il quale giustamente gli risponde picche.
Cosa denota tutto cio'? Molto semplice: la volonta' di salire su qualunque treno, il prima possibile, per poter tornare cosi' nella stanza dei bottoni da cui se ne ando' solo pochi mesi fa, accompagnando la sua uscita di scena con la solenne promessa di togliersi dai coglioni e non farsi piu' vedere. Il tentativo di avvicinarsi a Pisapia, ora, e' solo l'ennesima dimostrazione che non c'e' da parte di Renzi alcuna visione vagamente lungimirante, alcuna velleità programmatica, progettuale, di ideali, niente di niente. Solo giochini di bassa lega per tornare in sella. Peggiore di tutti i peggiori che l'hanno preceduto.

Silenzio e pieta' che mancano

Qualche anno fa mi capito' di dimenticare di passare a prendere mia figlia minore, Francesca, all'uscita da scuola. Credo che all'epoca facesse le medie. Quel giorno c'era uno sciopero dei mezzi pubblici e restammo d'accordo che sarei passato a prenderla io. Me ne dimenticai completamente, e me ne dimenticai, incredibilmente, nonostante il tragitto lavoro-casa prevedesse il passaggio proprio di fronte alla scuola. Una volta arrivato a casa mia moglie mi chiese: "Francesca dov'e'?" Rimasi impietrito. Mi fiondai di nuovo in macchina e mi precipitai a scuola, dove Francesca mi aspettava tranquillamente davanti al cancello ormai chiuso. Ovviamente questo episodio non ha nulla a che vedere con quanto successo ad Arezzo alla povera mamma che ha dimenticato la figlia di diciotto mesi in macchina e si è recata tranquillamente al lavoro, episodio che ha generato il tragico epilogo di cui avrete sicuramente letto. Non ha niente a che vedere tranne forse che per il meccanismo mentale che sta alla base dei due episodi, e che medici e scienziati hanno descritto perfettamente - sintetizzando brutalmente, si tratta di una specie di blackout mnemonico generato da frenesia, stress, mancanza di sonno, e guarda caso quando mi capito' di dimenticare Francesca era il periodo in cui facevo il turno di notte.
Tutto questo per dire che mi provocano un misto di rabbia e compassione le schiere di leoni da tastiera che hanno ricoperto di insulti la povera signora e il marito (cosa c'entri il marito, poi, non e' ben chiaro; si vede che per i leoni di cui sopra un bersaglio vale l'altro, l'importante e' colpire per poter buttare fuori i mostri che si hanno dentro, come direbbe Gaber) fino a costringerli entrambi a chiudere i rispettivi profili facebook. C'e' questa frenesia generalizzata di additare, di giudicare; c'e' questo bisogno imperioso di gettare addosso il crucifige senza sapere, senza provare ad immedesimarsi, senza neanche farsi sfiorare dal dubbio che domani potrebbe capitare a chiunque, magari pure a quei leoni tanto bravi a puntare il dito, perche' si tratta di eventi che sono successi, succedono e purtroppo succederanno ancora, e che di nuovo daranno il diritto ai soliti noti dalle granitiche certezze e sicurezze di poter gettare addosso altre vagonate di quel letame generato dai loro poveri intelletti e dalla loro povera umanita'. La' dove, invece, servirebbero solo silenzio e pieta'.

mercoledì 7 giugno 2017

Il blocco del... blogger

Così come esiste il blocco dello scrittore, probabilmente esiste anche il blocco del... blogger. Non è che io abbia intenzione di chiudere baracca e burattini, intendiamoci, a questo blog sono affezionatissimo, solo che ultimamente mi manca la voglia di venire qui e scrivere. Sarò vittima di una fase acuta di indolenza, chi lo sa? Sarà che è praticamente già estate e col caldo non ho voglia di stare lì ad accendere il pc per scrivere (certo, c'è sempre il cellulare ma volete mettere la scomodità?); sarà che il mio comodino trabocca di libri in attesa di essere letti, o forse saranno tutte queste cose assieme, chi lo sa? Comunque sia, aspetto che mi passi il blocco del blogger.

sabato 3 giugno 2017

Legge elettorale e grillini

Stavo osservando un po' i grillini. Anzi è da un po' che li osservo, più o meno da quando, nel 2014, si allearono in Europa con quel buzzurro di Farage: razzista, nuclearista, militarista, alfiere delle energie fossili e antiambientalista, tutte posizioni antitetiche alle battaglie combattute fin lì dal movimento di Grillo e soci - movimento che agli inizi un paio di volte votai, salvo pentirmene poco dopo.
Negli ultimi giorni sono successi un paio di fatti di cui si è parlato molto; uno è l'uscita dell'America, voluta da Trump, dagli accordi sul clima di Parigi; l'altro è l'accordo Renzi-Grillo-Berlusconi sulla nuova legge elettorale, una finta legge alla tedesca in cui di tedesco, se si esclude lo sbarramento al cinque per cento, c'è solo il nome. Sulla faccenda Trump non c'è stato un grillino che sia uno, dal guru in giù, che abbia fatto un commento. Silenzio assoluto. Ma come? Un movimento che ha fatto per almeno tre lustri battaglie in favore dell'ambiente, delle energie pulite, delle rinnovabili, non ha nulla da dire sulla decisione presa da quel pericolosissimo cretino di uscire dagli impegni presi in questa direzione dall'amministrazione precedente? Niente niente per davvero? E dell'accordo sulla legge elettorale preso da Grillo su input - dice lui - di una democratica decisione ratificata dagli iscritti al sacro blog, ne vogliamo parlare? Vogliamo spiegare i motivi per cui adesso va benissimo una legge porcata peggiore del Porcellum, che prevede liste bloccate e che riempirà il Parlamento di nominati invece che di eletti, sistema contro cui il M5S ha battagliato per anni?
La ragione è semplice: la spinta ideale è finita, era roba degli inizi, ed è finita la presunzione di essere diversi dagli altri, una presunzione che non paga più. Come dice un noto detto: se non li puoi combattere, fatteli amici. Et voilà: detto e fatto.

venerdì 2 giugno 2017

È una vita difficile

Due degli appuntamenti della comparsata di Salvini, qua nel riminese, avranno luogo in un noto ristorante di Riccione e in una nota pasticceria di Morciano.
No, per dire la vitaccia che deve fare certa gente.

giovedì 1 giugno 2017

Avevo sete e mi avete dato da bere

Credo che qualche film in cui si vede qualcuno che muore di sete nel deserto l'abbiano visto più o meno tutti. Anche io ne ricordo qualcuno. In uno, ad esempio, che mi pare vidi da bambino, si vedeva un cowboy stremato dalla sete che vagava in qualche deserto americano (forse quello dell'Arizona? Boh, vatti a ricordare) e che per sopravvivere tagliava col coltello pezzi di cactus e ne spremeva le gocce d'acqua trattenute dalla nota pianta. Non ricordo se quel cowboy si salvò oppure no. Sicuramente si salvò Il Biondo (Clint Eastwood) de Il buono, il brutto, il cattivo, nella famosa scena in cui, legato a un cavallo, fu costretto a farsi a piedi chilometri e chilometri nel deserto. Quelli che invece non si sono salvati e sono morti di sete, non sono attori, sono i quaranta migranti rimasti in panne nel deserto del Niger mentre cercavano di attraversarlo per riuscire a raggiungere le coste della Libia. Erano quarantasette persone, provenienti dal Ghana e dalla Nigeria; se ne sono salvate cinque; le altre, tra cui diciassette donne, tre neonati e tre bambini, sono morte di sete, proprio nel deserto di quella terra che è considerata tra le più calde al mondo. 
Quello che più provoca rabbia è che se questi poveretti fossero riusciti a scampare a tutti i pericoli e le insidie del loro viaggio disperato verso la speranza, nel percorso tipico che seguono ogni giorno tantissimi altri disperati, e fossero riusciti a sbarcare qui da noi, avrebbero trovato gente come quell'inemendabile testa di cazzo di Salvini, e altri, che li avrebbero considerati illegali, perché questi devono tornare a casa loro, perché prima gli italiani e stronzate simili. Lo stesso Salvini che ogni anno, sotto Natale, inscena la patetica commedia della difesa del presepe, al centro del quale sta il tizio che ha passato la sua breve vita a predicare la fratellanza universale e che a questi li avrebbe accolti a braccia aperte, buoni, brutti o cattivi che fossero.

mercoledì 31 maggio 2017

Direzione (PD)

Sono arrivato al punto che mi infastidisce anche il solo ascoltare per sbaglio la sua voce, com'è successo stamattina, quando Radio Capital ha trasmesso un paio di passaggi del suo intervento alla direzione PD. A volte mi domando come facciano quelli che lo seguono a farsi affascinare da uno così. Uno che nei due anni che è stato al governo è riuscito a disattendere e a non mantenere tutto ciò che poteva disattendere; uno che ha costruito un partito più personalistico di quanto fece Berlusconi col suo; uno che ha fatto della strafottenza e del dileggio dell'avversario, dove per avversario si intende chiunque avesse idee diverse dalle sue, il suo preferito modus operandi. Uno che si era impegnato reiteratamente e solennemente a dimettersi e a mollare la politica in caso il 4 dicembre avessero vinto i no, come è effettivamente successo. È tutto come se niente fosse, come se quella colossale batosta non ci fosse mai stata, è tutto dimenticato. D'altra parte noi non siamo l'Inghilterra, dove un David Cameron qualsiasi - che anche lui non è mai stato 'sta gran cima - riesce a dimostrare il minimo sindacale di serietà e dignità dimettendosi da tutto, come aveva promesso, dopo il referendum sulla Brexit. Non siamo l'Inghilterra, siamo il paese dove una qualsiasi Wanna Marchi della politica può rifarsi una verginità in pochissimo tempo, ché qua la memoria è sempre stata corta.

lunedì 29 maggio 2017

Se il chirurgo sbaglia

Boh, non so, a me questa vicenda ha colpito molto. Certo, è normale che tragedie del genere colpiscano, credo, ma ancora di più mi ha colpito la reazione del chirurgo, all'insegna della totale ammissione del suo errore senza alcuna attenuante e del sentirsi morire dentro dopo aver provocato una tragedia del genere. Sarà forse perché viviamo ormai in una società dove l'ammissione di aver sbagliato viene vista come una debolezza, un difetto, e quindi si tende sempre a cercare scuse, giustificazioni, non so. È una di quelle tragedie da cui si esce male quale che sia la prospettiva da cui si guarda. Dispiace infatti per il giovane paziente deceduto, tra l'altro un padre con moglie e figli, e dispiace per il chirurgo che ha commesso l'errore che ha causato la tragedia. 
Difficile commentare.

sabato 27 maggio 2017

Marchisio e i migranti

Ciò che più provoca irritazione nella vicenda di Marchisio, che sulla sua pagina facebook ha scritto un post di grande sensibilità sulla tragedia dei migranti, sono i commenti dei soliti premi Nobel per la capacità intellettiva secondo i quali, siccome lui è ricco, "certo discorsi non fanno per voi", magari accompagnati dall'accusa di "ipocrisia della peggiore e stucchevole". Questi premi Nobel per l'imbecillità dovrebbero spiegare perché un giocatore che guadagna milioni di euro ogni anno non possa provare tristezza e dispiacere per le tragedie che accadono ogni giorno nel Mediterraneo, e perché rendendo pubblici questi sentimenti passi automaticamente da ipocrita. Esiste per caso un automatismo, magari descritto da qualche postulato della fisica, che equipara ricchezza e cinismo oppure ricchezza e superficialità? Non mi risulta. Ma naturalmente io non sono un Nobel come quei commentatori, quindi chissà...

Otite e omeopatia

Chissà, forse tragedie simili hanno una correlazione con il calo delle vaccinazioni, ma è solo un'ipotesi, basata sulla possibilità che in entrambe le situazioni i soggetti interessati si facciano forti della stupida convinzione che il corpo umano basti a se stesso nel contrastare le patologie che gli capita di ospitare. Se la piega di regressione presa dalla società cosiddetta evoluta comincia ad arrivare a questi livelli, non mi stupirò se prima o poi qualcuno inizierà a curare i propri figli coi medievali salassi.

giovedì 25 maggio 2017

Un altro lascito del berlusconismo



La questione in sé non mi interessa più di tanto. Mi interessa molto di più il relativo commento di Matteo Renzi, quello che leggete qui sopra, perché emblematico di un modo di pensare ormai talmente diffuso da essere purtroppo diventato quasi naturale: la delegittimazione di un organo inquirente quando un suo pronunciamento va in senso contrario a quanto era nelle aspettative. In questo caso sul banco degli imputati è il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che, chiamato a pronunciarsi sulle modalità di nomina di alcuni direttori di prestigiosi musei italiani, ha trovato delle irregolarità e ha disposto, a causa appunto di queste irregolarità, la decadenza di alcuni di essi dalla carica ottenuta. In un paese normale si sarebbe preso atto di questa sentenza e ci si sarebbe adoperati per rifare le cose a regola d'arte, nel nostro no. Il primo che avrebbe dovuto prendere questa strada ammettendo gli errori e impegnandosi a ripararli, prende invece l'altra strada, quella del ridicolo. Il TAR sentenzia che ci sono delle irregolarità? È il TAR che sbaglia, e come tale andrebbe cambiato. Se ci pensate, è uno dei tanti lasciti di quel berlusconismo che ha ammorbato l'Italia nell'ultimo ventennio: il disprezzo per il rispetto delle regole e l'idea che queste si possano e si debbano cambiare al fine di piegarle a un proprio interesse personale.
Triste, ma è tutto qua.


mercoledì 24 maggio 2017

Bei ragazzi in salute

L'ennesima strage nel canale di Sicilia, dove la maggior parte delle persone decedute erano bambini, mi ha fatto venire in mente una breve conversazione che ebbi con una monumentale testa di cazzo che, per qualche oscuro motivo, incrociò anni fa la mia strada - ci vuole pazienza, la vita è difficile che ti metta accanto solo persone intelligenti e sensibili, sarebbe chiedere troppo, non credete? Si discuteva appunto delle migrazioni, uno dei maggiori problemi che deve affrontare la società contemporanea, europea ma non solo, un problema complesso, ricco di sfaccettature e implicazioni, e che appunto a causa di questa complessità è impensabile immaginare di risolvere con quelle quattro stronzate che sparano Salvini e accoliti vari ogni volta che aprono bocca. Ecco, mentre io cercavo di spiegare a lui qualche scampolo di questa complessità, sperando in qualche modo di fare breccia nello spessa coltre di ottusità che permeava la sua attività neuronale, lui se n'è venuto fuori, a un certo punto, con qualcosa tipo (vado a memoria): "Ma tu dove li vedi tutte queste donne, questi bambini in fuga da guerra e miseria? Io vedo passare dei gran ragazzotti tutti belli pimpanti, in salute, atletici..."
Da quel preciso momento ho capito che stavo sprecando fiato ed energie, ché la coltre di ottusità era non solo impenetrabile ma addirittura inscalfibile, e subitaneo è partito il mio vaffanculo, il solo linguaggio che il mio sfortunato interlocutore era evidentemente in grado di intendere.

lunedì 22 maggio 2017

Divertissement

Nelle ultime ore ci è giunta notizia di un ottuagenario pregiudicato che (ri)discende in campo travestito da animalista e di un comico ricco sfondato che definisce il suo movimento come quello dei nuovi francescani. Chissà se anche negli altri paesi la politica è così tragicamente divertente?

Facebook non ce la farà mai

Credo che il social di Zuckerberg, dal quale mi sono definitivamente cancellato qualche mese fa e senza nessun rimpianto, non riuscirà mai darsi una regolazione degna di questo nome per quanto riguarda il contenimento di contenuti di sesso esplicito, violenza, terrorismo, razzismo ecc. E non ci riuscirà mai perché, come del resto ammette sottovoce chi ha avuto accesso ai manuali di regolazione, non è tecnicamente e umanamente possibile monitorare ciò che mettono in rete quasi due miliardi di utenti. Come infatti scrive Wired, "Facebook analizzerebbe più di 6,5 milioni di segnalazioni a settimana relative ad account potenzialmente falsi (Fnrp, cioè “fake, not real person”). I documenti rilasciati ai moderatori nell’ultimo anno, danno la misura di quanto difficile possa essere per chi fa il loro lavoro prendere decisioni (spesso in poco più di 10 secondi)."
È una battaglia persa, via.

venerdì 19 maggio 2017

Sul Briatore pensiero

Ieri sera, in macchina, ho ascoltato su Radio Capital Vittorio Zucconi che intervistava Flavio Briatore per telefono. Ora, per fare in modo che ascoltiate l'intervista per intero, in caso vi interessi, dovrei andare a cercare il relativo podcast e linkarvelo, ma non ne ho voglia. In ogni caso, tra le tante cose dette dal noto imprenditore, alcune giuste e altre a mio giudizio emerite corbellerie, ce n'è stata una che mi ha lasciato perplesso. In realtà non è un concetto nuovo, anzi negli ultimi anni se ne parla parecchio, purtroppo. La faccio breve. 
Briatore, su domanda di Zucconi relativa a come abbia iniziato la sua carriera di imprenditore, ha detto di aver iniziato da giovanissimo a lavorare. Non subito come imprenditore, ovviamente; da ragazzino andava infatti a raccogliere le mele nei campi per guadagnare qualche soldino, il resto è venuto dopo, piano piano. Di qui, lo spunto per tornare sul vecchio ritornello che lavori come quello, e altri simili, i giovani d'oggi non hanno più voglia di farli, perché studiano, vanno all'università e quando escono di lì non è che si mettono a raccogliere mele o fragole. E non è vero - ha continuato sempre Briatore - che il lavoro non c'è: c'è, ma di questi tempi occorre anche adattarsi, e pure se laureati, piuttosto che stare a casa senza fare niente sarà pur meglio andare a raccogliere fragole, o no? Zucconi gli ha replicato che è un po' difficile pensare che un architetto o un medico o un ingegnere o un letterato freschi di laurea si adattino a raccogliere mele o a fare i carpentieri. Allora non studino, ha ribattuto il primo: facciano la scuola dell'obbligo e poi s'imparino un mestiere. E al diavolo l'istruzione.
Ora, a me questa cosa qui ha fatto venire in mente un vecchio articolo che Camillo Langone pubblicò qualche anno fa su Il Foglio di Ferrara, dove diceva che la denatalità progressiva e inarrestabile, nel nostro paese, è da addebitare alla sempre maggiore quota di donne che preferisce andare all'università e prolungare gli studi piuttosto che stare in casa e cominciare a fare figli. Con due figlie all'università, potete capire quale potrebbe essere stata la mia reazione a una anacronistica e maschilista stronzata come questa. Ecco, mi pare che questo concetto possa essere appaiato a quello espresso ieri sera da Briatore: Langone incolpava l'università della denatalità, Briatore incolpa l'università della disoccupazione. Insomma, chi studia è la causa di tutti i mali che affliggono la società moderna. La soluzione, quindi, qual è? Semplice: smettiamo tutti di studiare. Diventeremo così un popolo di ignoranti più di quanto non siamo già - e si sa che gli ignoranti sono più facilmente manipolabili degli acculturati - però risolleveremo l'Italia.

Il lungo racconto dell'origine



Leggendo questo libro mi è capitato più di una volta di pensare che gran parte dell'umanità avanza, progredisce, mentre una piccola parte continua a rimanere, perché vuole rimanere, al palo della conoscenza, e mi riferisco ad esempio a cose come quel 42 percento di americani che ancora dà credito al creazionismo, cose tipo Dio che ha creato l'uomo un diecimila anni fa (e perché non ventimila, già che c'era?) com'è adesso, bypassando l'evoluzione, e stupidaggini di questo genere. La Hack, in questo bellissimo saggio, spiega come gran parte delle antiche civiltà conosciute (Babilonesi, Cinesi, Maya, Inca ecc.) si è posta di fronte alle fatidiche domande relative a come sia nato l'universo, come sia nato l'uomo e via andando. Perché non è che questi interrogativi sono peculiarità dell'uomo moderno, ma hanno assillato i nostri progenitori fin da quando hanno messo piede sulla Terra. Ecco, i creazionisti che ancora credono in queste cose qua, e rivendicano con fervore la giustezza delle loro stupidaggini, è come se fossero ancora ai tempi delle antiche civiltà di cui sopra. 
Contenti loro.

mercoledì 17 maggio 2017

Ma la querela della Boschi a De Bortoli?

Ora, intendiamoci, non è che a queste cose qua si dia importanza più di tanto, ma se non ricordo male, appena poche ore dopo la pubblicazione dell'anticipazione tratta dal nuovo libro di De Bortoli, anticipazione che tirava in ballo la fatina buona delle riforme Maria Elena Boschi in merito a un suo interessamento nella vicenda banca Etruria/Unicredit, la signora in questione, tra tuoni, fulmini e lampi d'ira, minacciava già querela, ma proprio immediata, eh, roba da uscire subito di casa e precipitarsi alla più vicina Procura. Sono passati un po' di giorni, ormai, e della suddetta querela contro De Bortoli non risulta ancora esserci traccia. Si ipotizza che, sbollita l'incazzatura, magari l'avvocato le abbia fatto presente che a querelare qualcuno poi si va in tribunale e la spinosa vicenda va in mano a un giudice, e il giudice è lì per indagare, e il Ghizzoni poi viene chiamato a raccontare la sua versione, e al giudice non è che puoi raccontare balle perché poi se ti sgama sono guai. Comunque, com'è come non è, 'sta querela ancora non c'è. Chissà.

martedì 16 maggio 2017

Ancora su Medjugorje

Non è esatto dire che "Medjugorje continua a rischiare di dividere la Chiesa cattolica", rischio che sembra debba palesarsi dopo le recenti affermazioni con cui Bergoglio ha sostanzialmente bollato come bufale le ultime esternazioni della Madonna di quella zona. Non è esatto perché non si divide qualcosa che è nato su una frattura. Chi non conoscesse gli antefatti storici - e l'ottimo Malvino li narra superbamente qui - di tutto ciò che ruota attorno alle apparizioni in quella turbolenta zona dei Balcani, sappia che tutto ebbe inizio nel periodo a cavallo tra il XIV e il XV secolo, e sostanzialmente si riduce a una eterna diatriba tra la Chiesa di Roma e l'ordine francescano sotto la cui giurisdizione cadeva la regione di Mostar. Le presunte apparizioni, che si inseriscono in questo contesto storico, hanno sempre avuto ben poco di mistico e molto di geopolitico. Ma la storia, si sa, è notoriamente appannaggio di pochi, e quindi lasciamo pure credere che il rischio di una divisione ci sia.

domenica 14 maggio 2017

Uno degli ultimi Guccini



Ieri sera io e Chiara siamo andati a Cesena, al Carisport, a sentire Francesco Guccini, uno dei miei miti giovanili e l'autore delle canzoni accompagnando le quali, da giovinetto, imparai i primi accordi sulla chitarra. Non è stato un concerto nel senso classico del termine, dal momento che il cantautore modenese si è ritirato dal mondo della musica dopo l'uscita del suo ultimo album, L'ultima Thule, mi pare del 2013. Lo spettacolo che sta portando in giro in questo periodo prevede una prima parte parlata, in cui il cantautore, dietro input di un giornalista che colloquia con lui ponendogli domande, racconta aneddoti, ricordi, disquisisce di letteratura, di musica, raccontando come sono nate molte sue canzoni e molti suoi libri, e parlando delle differenze tra il mondo della sua generazione e quello di oggi. Quindi Guccini si eclissa ed entra in scena una band, composta da alcuni dei musicisti (i Musici) che lo accompagnano da una vita, che ripropone i suoi pezzi di maggior successo. 
Guccini è un narratore, nasce come tale, il fatto che poi si sia incanalato sulla via della musica è sostanzialmente fortuito. A proposito del narrare, riporto uno dei tanti aneddoti raccontati da lui stesso ieri.
Un giorno, quando Guccini era in quinta elementare, suo padre andò dal maestro per chiedere un po' come andasse. Durante il colloquio il maestro chiese a Guccini padre: "Senta, ma il suo figliolo cos'ha intenzione di fare da grande? Quali aspirazioni ha?" Il padre, borbottando qualcosa con l'aria vagamente contrita, rispose: "Mah, non so, lui continua a dire che vorrebbe fare lo scrittore..." Il maestro guardò il padre, perplesso, poi gli disse: "Lo scrittore? Ma se scrive come un cane... Gli dica di fare qualcos'altro, forse è meglio." Com'è andata a finire lo sappiamo. Molti dei testi di Guccini sono entrati nelle antologie e vengono fatti studiare nelle scuole, mentre i suoi romanzi e saggi sono da anni apprezzatissimi da pubblico e critica - leggete Questo sangue che impasta la terra, giusto per citare uno dei suoi romanzi più belli.
Mi ha fatto un certa impressione ascoltare Guccini parlare, con il lucido affaticamento e trascinamento di parole a volte smozzicato tipici dei settantasettenni reduci da una vita trascorsa fumando due pacchetti al giorno. Per me sarà sempre un grande.

sabato 13 maggio 2017

Serracchiani e lo stupro

Credo che la infelice (eufemismo) uscita di Debora Serracchiani sulla maggiore o minore inaccettabilità di uno stupro, secondo lei determinata dallo status di chi lo commette, si possa spiegare in due modi. Il primo è che l'esponente pidina pensi realmente ciò che ha detto e che quindi abbia espresso il concetto in buona fede, convinta della sua giustezza; il secondo è che la signora Serracchiani conoscesse benissimo fin da subito la fallacia del suo pensiero ma che l'abbia esternato ugualmente per meri motivi di ricerca di consenso da parte di un certo tipo di elettorato, e non è difficile capire quale. In ambedue i casi, la signora da questa storia esce male, anzi malissimo.

venerdì 12 maggio 2017

Vaccini obbligatori a scuola?

Personalmente sono favorevolissimo a rendere obbligatorie le vaccinazioni per decreto pena l'esclusione dalla scuola pubblica. Già adesso l'ingresso viene ad esempio negato a chi arriva in ritardo o non paga la retta, non vedo perché non si possa negare a chi, a causa di un suo comportamento scellerato, mette a rischio la salute di tutti (oltre alla propria, ovviamente). La ridicole obiezioni che l'obbligatorietà potrebbe ledere il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, non stanno né in cielo né in terra, perché se è vero che il suddetto diritto è di tutti, a maggiore ragione è di quelli, meno fortunati, che a causa di patologie gravi che hanno ricadute sul normale funzionamento del sistema immunitario i vaccini non li possono fare - per essi rappresentano realmente un pericolo. Chi si vaccina, quindi, e questo proprio nella zucca di tanti non vuole entrare, non protegge solo se stesso, protegge anche chi, per cause indipendenti dalla sua volontà, è maggiormente a rischio perché i vaccini non li può utilizzare. Vaccinarsi, quindi, anche come atto di responsabilità sociale. Non è un concetto difficile da incamerare, o almeno non dovrebbe esserlo.

mercoledì 10 maggio 2017

Ah, ma allora la conosco

Quando ho letto della morte di tale Robert Miles, non dicendomi il nome assolutamente niente istintivamente ho pensato a qualche musicista americano o inglese. Invece no, era un dj italiano, anzi, non un dj, il dj, almeno a giudicare dai titoli. Addirittura, scrive Repubblica, era niente meno che il re della musica trance. E cos'è la musica trance? Sono un musicista, ma di musica trance non ho mai sentito parlare. Certo, è normale, io sono un musicista nel senso classico del termine e quindi era da mettere in conto la mia ignoranza sulla musica trance. Così mi sono documentato e ho dato un'occhiata su Wikipedia, dove ho trovato: "La Trance è un genere di musica elettronica nato all'inizio degli anni novanta in Germania. Si ritiene che questo nome sia dovuto all'ipotesi che la profondità di questi suoni riesca a provocare uno stato di trance psichica indotto da una sensazione di estasi." Per farmi un'idea di 'sta roba qua, ho quindi ascoltato sul tubo il maggior successo del dj in questione, Children, e ho realizzato di averla ascoltata infinite volte alla radio pur non sapendo come si chiamasse e di chi fosse. Il guaio è che la ossessiva ripetitività della struttura melodica di base, che caratterizza il pezzo in questione, a me non ha dato alcuna sensazione di estasi - figurarsi l'induzione di uno stato di trance psichica. Di solito sensazioni simili all'estasi le provo di fronte a certi riff o assoli di David Gilmour, certe melodie di Vangelis, certi virtuosismi di Benedetti Michelangeli e via di questo passo - gli esempi che potrei portare sono infiniti - ma credo sia perché musicalmente sono molto all'antica, e tutto sommato mi crogiolo in questo mio arcaismo musicale.

lunedì 8 maggio 2017

Quale flop?

A parte il fatto che, checché ne dica Repubblica, i dati relativi alle celebrazioni di unioni civili in Italia sono grosso modo in linea con quelli degli altri paesi europei, non si capisce che senso abbia definire flop il numero di tali celebrazioni. La legge sulle unioni civili è una legge che garantisce dei diritti a persone a cui prima erano negati a causa del loro orientamento sessuale, discrimine che questa legge ha rimosso, quindi già il solo fatto che si sia finalmente riusciti ad approvarla è di per sé un successo. Il vero flop, semmai, è che per approvare una legge di civiltà ci siano voluti venticinque anni, altroché il numero di quelli che l'hanno utilizzata.

domenica 7 maggio 2017

Il vaccino non è un'opinione



Più che un saggio nel senso classico del termine, si tratta di un manuale, col quale il noto virologo, diventato famoso soprattutto grazie ai suoi interventi sui social, scritti nella (vana) speranza di riuscire a far rinsavire qualche antivaccinista, spiega cosa sono i vaccini, come funzionano, perché è indispensabile farli, per sé ma anche per gli altri, smontando, dati ed evidenze scientifiche alla mano, la marea di pericolose stupidaggini messe in campo ogni giorno da chi proprio non vuole capire. Burioni è uno scienziato, i vaccini sono il suo campo e li studia da oltre trent'anni, e tuttavia qui usa un linguaggio semplice, adatto a chi, come lo scrivente, di queste cose capisce poco o niente. È anche un testo onesto, nel senso che Burioni non nega che i vaccini possano avere controindicazioni o dare luogo a problemi anche di una certa gravità, come ad esempio successe in Italia con quello contro la poliomielite a cavallo tra gli anni '80 e '90. Nel libro ricorre spesso il sostantivo/aggettivo somaro, per indicare la vasta pletora di quelli nella cui ottusità neppure i numeri, i dati, le evidenze scientifiche riescono a fare breccia, e sono tanti, purtroppo. A mio modesto parere, però, questo libro, nonostante l'encomiabile sforzo dell'autore, non servirà a niente, nessun antivaccinista cambierà idea leggendolo (quando mai dovesse leggerlo), per il semplice fatto che si tratta appunto di somari, ed è noto che contro la cocciutaggine di questi qui non esiste niente di efficace. Figurarsi un libro.

sabato 6 maggio 2017

Tutto questo casino sulla legittima difesa per niente

Forse sarebbero stati sufficienti una lettura attenta del testo di legge e una minima capacità di comprensione della lingua italiana per capire che tutto il cancan di questi giorni, sui social ma anche fuori, su 'sta benedetta legittima difesa, non ha mai avuto alcun fondamento, come spiega Malvino sul suo blog. Detto questo, lo scrivente si accoda a quanti, nelle stesse ore, hanno descritto la legge in questione come l'ennesimo tassello di una regressione verso l'inciviltà e la disumanità, regressione ormai iniziata da tempo e trasformatasi definitivamente in inarrestabile valanga.

Ti prendo e ti porto via



Ti prendo e ti porto via è l'ennesima dimostrazione che i libri che si leggono per caso, magari solo perché il titolo attira in qualche modo l'attenzione, sono a volte quelli più belli. Così è stato per me questo di Ammaniti, autore di cui ho sempre sentito parlare ma di cui non avevo mai letto niente. Un romanzo a tratti crudo, la cui maggiore peculiarità, oltre all'indiscussa capacità di Ammaniti di coinvolgere con la sua scrittura, è senz'altro quella di riuscire a inserire in maniera perfetta spunti ironici e divertenti all'interno dei drammi raccontati nel romanzo, drammi che coinvolgono le vite di Pietro e Graziano, i due protaonisti principali del libro.
Ne leggerò sicuramente altri, di suoi.

giovedì 4 maggio 2017

Zuccaro le informazioni le ha prese da internet

Dice il procuratore Zuccaro che le informazioni sui presunti legami tra scafisti e Ong le ha prese da internet e che non ha prove di quanto afferma. Io sono rimasto ai tempi in cui un procuratore, quando aveva notizie di reato di qualsiasi tipo, faceva indagini, e solo quando aveva qualcosa di concreto in mano dava fiato alle trombe, ma devo essere rimasto indietro.

mercoledì 3 maggio 2017

Inchiesta sul cristianesimo



Quando dissi a un mio amico, protestante, di aver letto questo libro, egli si alterò assai, così come si alterarono assai le alte gerarchie vaticane quando uscì. Non tanto per il contenuto, o almeno non solo per quello, ma per il successo che ebbe. Insomma, Inchiesta sul cristianesimo ebbe il merito (o la colpa, dipende) di aver fatto arrabbiare sia i cattolici che i protestanti. Il titolo, a dire la verità, credo sia abbastanza fuorviante, perché il termine inchiesta dà l'idea nell'immaginario collettivo di un'indagine approfondita messa in atto con lo scopo di ricercare degli illeciti in qualche ambito, e quindi presumo che sia stato utilizzato per stimolare la curiosità in questo senso, quello cioè di dare ad intendere che si ricercassero degli illeciti nella storia del cristianesimo. In realtà non è un'inchiesta, è semplicemente il racconto, sotto una luce eminentemente storica, della nascita del cristianesimo - il libro prende in esame il periodo storico che va dalla nascita di Cristo fino alla fine del IV secolo, che gli storici fanno coincidere con la caduta dell'Impero Romano. 
È un libro che dovrebbe leggere quel 90 e passa per cento di fedeli che ogni domenica va a messa senza sapere niente riguardo alle origini del culto che settimanalmente va a professare. Scoprirebbe ad esempio che Cristo non ha mai detto né scritto da nessuna parte di voler fondare una religione che portasse il suo nome, specialmente una religione a struttura piramidale e fortemente gerarchizzata, dove il potere temporale e il potere economico imperano a scapito di quello spirituale. Scoprirebbe che il cristianesimo non nasce di punto in bianco come religione a sé stante, ma all'inizio non è che una delle tante correnti dell'ebraismo, da cui si staccherà un secolo e mezzo dopo la morte di Cristo non senza dissidi e contrasti. Scoprirebbe che, fatto cento la figura di Cristo, novantacinque è mitologia e cinque storia, e via di questo passo. Ma è difficile che chi crede legga saggi storici di questo tipo, perché richiedono curiosità e voglia di conoscere, e pure l'accettazione del rischio di mettere in gioco certe certezze fideistiche ormai interiorizzate e consolidate. 
Impensabile.

Basta la punteggiatura












La questione della corretta ortografia e del corretto uso dei segni di interpunzione, tutta roba a cui oggi non si dà più alcuna importanza, per me, che per 'ste cose ho una specie di mania, rimane fondamentale. La prima cosa che guardo in chi scrive, non è il suo pensiero, ma il modo in cui lo mette giù, solo in seconda battuta mi interesso al significato dello scritto. La scemenza scritta da Pepe che leggete qui sopra, ad esempio, l'ho etichettata come tale prima ancora di cominciare a leggerla, quando, buttando l'occhio, ho notato puntini di sospensione buttati lì alla cazzo, punti interrogativi doppi e scorretto utilizzo degli spazi di battuta. È bastato questo a farmi presagire che il contenuto che questo grossolano utilizzo della punteggiatura voleva incorniciare sarebbe stato una scemenza. Poi, leggendolo, ho avuto conferma, ma lo sapevo già.

lunedì 1 maggio 2017

Nuovo che avanza dopo le primarie

La prima tornata di primarie per decidere il nome del Segretario nazionale del Partito democratico si tenne nel 2007. Si recarono a votare 3.554.169 persone (vinse Veltroni, per la cronaca, con quasi 2.700.000 voti). Un'altra tornata ci fu nel 2009, quando si recarono a votare 3.102.709 persone (qui vinse Bersani). Arriviamo quindi alle famigerate primarie del 2013, trampolino di lancio di quella specie di teleimbonitore rieletto ieri. Qui votarono 2.814.881. Arriviamo così alle primarie di ieri, in cui hanno votato 1.848.658 persone. Al teleimbonitore sono andati 1.283.389 voti, quasi 580.000 in meno rispetto a quanti ne prese quattro anni fa.
Ricapitoliamo schematicamente: 

2007: 3.554.169 votanti.

2009: 3.102.709 votanti.

2013: 2.814.881 votanti.

2017: 1.848.658 votanti.

Ora, non ci vuole una laurea in matematica per vedere come il numero di votanti alle primarie si sia quasi dimezzato in dieci anni, e non ci vuole neppure troppa arguzia nell'arrivare a comprendere la percentuale di consensi che si ricava rapportando il milione abbondante di voti presi ieri dal tipo ai 54 milioni e passa di aventi diritto. Detto in altri termini e numeri alla mano, il teleimbonitore sta sulle appenedici pendule a grandissima parte degli italiani nella peggiore delle ipotesi, in quella migliore è a loro totalmente indifferente. Con questo background di consensi sulle spalle, il teleimbonitore è risalito su quella sella sulla quale, appena pochi mesi fa, dopo che 20 milioni di persone l'avevano mandato sonoramente a casa, promise di non sedersi più, e oltretutto ammantando questo ritorno con la stessa stronzaggine e aura da salvatore della patria di allora, che gli permise di guadagnarsi il titolo di uomo italiano che più sta sulle palle agli italiani. In aggiunta, al tipo spetta adesso l'improbo compito di rifarsi una verginità e di tornare a spacciarsi come il nuovo che avanza. Che poi, alla fine, conoscendo gli italiani, non è neppure una impresa impossibile. 
Anzi.

domenica 30 aprile 2017

Primarie, ieri e oggi

"Sotto il milione e mezzo le primarie sono una sconfitta." (Matteo Renzi, 3.12.2013)

"Un milione di persone che vanno a votare rappresentano una forza straordinaria, strepitosa." (Matteo Renzi, 29.4.2017)

sabato 29 aprile 2017

Spiegare i miracoli



Chi non crede a miracoli, guarigioni straordinarie e cose di questo genere non ha bisogno di leggere saggi come questo non più quanto non ne abbia per convincersi dell'inesistenza di elfi e maghi. Naturalmente pure io non credo a queste cose, ma essendo curioso per natura, ho trovato intrigante l'idea di conoscere nel dettaglio i motivi per cui dietro i più famosi (presunti) miracoli noti alle cronache del nostro tempo, ma anche di quello passato, ci sia in realtà ben poco di miracoloso e molto di, a seconda dei casi, truffaldino, illusionistico se non semplicemente di raro, nel senso ad esempio che una guarigione può essere sì considerata straordinaria, ma solo nel senso stretto dell'aggettivo, e cioè rara, fuori dell'ordinario (straordinario significa appunto questo) ma comunque possibile e contemplata dalla letteratura medica. Il libro in questione è stato scritto più di dieci anni fa da un chirurgo di Milano, Maurizio Magnani, uno col pallino (sacrosanto) della verifica e dotato di uno sviluppatissimo senso critico - sa il cielo di quanto ce ne sarebbe bisogno, oggi - ed esamina approfonditamente casi recenti e passati di "miracoli" come ad esempio il frignare di varie madonne in giro per lo stivale e all'estero, oppure di guarigioni ritenute miracolose come quelle avvenute a Lourdes e in altri luoghi di questo genere. A proposito di Lourdes, giusto per citare un esempio, il medico fa notare che in centocinquant'anni di pellegrinaggi, che hanno visto un viavai di circa trecento milioni di visitatori, di cui malati di varia entità una ventina di milioni circa, le guarigioni certificate dalla Chiesa come miracolose siano state solo sessantasei, che rappresentano una percentuale nettamente inferiore a quella della remissione spontanea di molte delle malattie croniche che spingono la gente a recarsi là. In altre parole, come scrive Piergiorgio Odifreddi nella prefazione, i malati guariscono inspiegabilmente trenta volte di più se stanno a casa.
Interessanti anche alcune domande che si pone e pone l'autore riguardo appunto ai fantomatici miracoli, ad esempio riguardo alla loro selettività. Sempre tornando a Lourdes, ad esempio, perché pochi fortunati hanno avuto la pseudograzia e la stragrande maggioranza degli altri no? E ancora: come può un dio che ha creato l'universo con la sua complessità e bellezza, che ha creato il nostro pianeta coi suoi mari, i cieli, le praterie, gli animali e tutte le cose meravigliose in esso contenute, abbassarsi a stupire la gente con bassi numeri da circo come statue che lacrimano e guarigioni centellinate? Sarà mica che tutta la questione miracoli è una gigantesca bufala? La risposta, ovviamente, è ovvia.

venerdì 28 aprile 2017

Su libraccio

Ho acquistato or ora altri tre libri su libraccio.it, anche stavolta pagandoli con Paypal (mi sono risparmiato le spese di spedizione: su libraccio.it le cancellano per acquisti superiori a 29 euro). Sono tre saggi, per una volta niente narrativa. Mi accorgo che col passare del tempo i miei interessi sono sempre più orientati verso la saggistica a scapito della narrativa. Certo, amo pure quella, ci mancherebbe, ma mi rendo conto che il bisogno di imparare e approfondire tende a prendere il sopravvento con l'avanzare dell'età. Il problema vero, come del resto ho già scritto, è che non ho il tempo materiale per leggere tutti i libri che vorrei, perché nella vita ho anche altre cose da fare. 
Sia come sia, il mio conto Paypal è quasi a secco, urge un bonifico che farò molto volentieri, del resto non ho mai lesinato sui libri.

giovedì 27 aprile 2017

L'innaturalità di Macron

Posto che il concetto di naturale, specie se riferito alle unioni affettive, non sta né in cielo né in terra - se c'è qualcosa che è proprio l'antitesi della naturalità è la composizione della famiglia, che per definizione è un prodotto culturale - mi chiedo quale sia il reale motivo che spinge Adinolfi a dire una stronzata ogni volta che apre bocca; discorso che vale, ovviamente, anche per l'uscita sull'unione che lega il candidato centrista all'Eliseo, Emmanuel Macron, a sua moglie, che ha ventiquattro anni più di lui. Riassumendo brutalmente il pensiero del barbuto giornalista, la suddetta unione sarebbe innaturale perché non consente di generare figli, essendo appunto la signora ormai troppo anziana. Il pallino di Adinolfi, insomma, come del resto di ogni cattolico integralista, sono i figli, la cui generazione è l'unico parametro che consente di rivestire un matrimonio col manto della completezza. Ed in sostanza è questo il motivo per cui - e lo dice chiaramente - Adinolfi giustifica maggiormente una unione tra una ventenne e un esponente della terza età piuttosto che il contrario.
Volendo affrontare questa scemenza da un punto di vista filosofico-religioso, ci sarebbe da far presente al tipo che se lo scopo unico di un matrimonio è quello di fare figli, siamo allora di fronte al materialismo più bieco, materialismo strombazzato proprio da quei cattolici che parlano sempre di spirito e di spiritualità, come ha scritto Umberto Galimberti in Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto, un libro che a mio avviso andrebbe insegnato nelle scuole. A parte questo, l'unico discorso che sarebbe da fare è che la completezza, qualunque cosa si intenda con questo sostantivo, è un fattore esclusivamente soggettivo e indipendente dal fatto che si mettano al mondo figli oppure no. Non è un concetto difficile, ma semplicissimo, ovviamente per chi ha il cervello sgombro almeno un pochino da indottrinamenti e condizionamenti religiosi, e possibilmente privo di limiti intrinseci.
Non è certo il caso di Adinolfi.

martedì 25 aprile 2017

Alitalia

Non sottovaluterei, né archivierei frettolosamente come poco importante l'esito del referendum interno con cui la maggioranza, quasi il settanta per cento, dei lavoratori Alitalia ha rispedito al mittente il piano di salvataggio, l'ennesimo, messo a punto da sindacati e governo. Riassumendo brutalmente, se la maggioranza avesse deliberato l'accettazione del piano di risanamento, avrebbe accettato tagli salariali a parità di impegno lavorativo, tagli ai permessi, nuove assunzioni con contratti a livelli low cost e altro; in poche parole: più sacrifici e minori riconoscimenti economici a parità di prestazioni, che sono sostanzialmente l'anticamera di qualsiasi rapporto più in odor di sfruttamento che di giusto riconoscimento. Certo, è probabile che molti di quelli che si sono schierati per il no l'abbiano fatto forti della convinzione che la compagnia aerea non sarebbe comunque stata abbandonata al suo infausto destino, che qualcosa per essa (e naturalmente per chi ci lavora) sarebbe comunque stato fatto, convinzione che qualora si avverasse, ed è tutto da vedere, permetterebbe ai lavoratori di prendere i classici due piccioni con una fava, in questo caso salvataggio del posto di lavoro e segnale chiaro e inequivocabile di una rottura di coglioni senza appello verso un sistema generale ormai incanalato inesorabilmente verso l'istituzionalizzazione del precariato e il deprezzamento del valore del lavoro.
Io non credo, comunque. Sono più propenso a credere che i no siano stati no malgrado le catastrofiche conseguenze che probabilmente si trascineranno dietro e di cui i lavoratori erano perfettamente consapevoli. Ecco perché questo no sarebbe bene che chi di dovere non lo sottovalutasse.

domenica 23 aprile 2017

Musica oggi

Quando ero ragazzino, ascoltare musica era un'attività molto piacevole ma che richiedeva un certo impegno, se così si può dire. Intendo naturalmente l'ascoltare musica da appassionato, non da ascoltatore alla leggera di quelli che anche oggi accendono la radio sorbendosi disinvoltamente tutto ciò che viene da lì propinato. Ascoltare un trentatré giri in vinile, ad esempio - il discorso vale anche per le vecchie musicassette a nastro magnetico, il cui ciclo vitale si è esaurito grosso modo in concomitanza con quello del vinile - richiedeva tutta una serie di operazioni preliminari che, spiegate a un adolescente di oggi, possono provocare ilarità mista a incredulità. La prima operazione da compiere era l'accensione del giradischi, a cui seguiva l'accensione dell'amplificatore. Gli impianti stereofonici più avanzati avevano pure un equalizzatore a parte, non integrato nell'amplificatore, tramite il quale era possibile modulare le varie definizioni del suono secondo i gusti dell'ascoltatore. Con religiosa attenzione si estraeva quindi il disco in vinile dalla relativa custodia di cartone, facendo attenzione a che le dita afferrassero il supporto solo dalla parte circolare esterna senza che entrassero in contatto con la superficie incisa dai solchi. Si appoggiava quindi il disco sul piatto del giradischi e si azionava l'avvio, poi si prendeva il braccetto alla cui estremità era sistemata la puntina e si appoggiava sul disco. Si alscoltava quindi, finalmente, il tanto agognato trentatré giri. Gli ascoltatori più contagiati da manie di tipo paranoico - non era il mio caso - prima e dopo l'ascolto pulivano il supporto in vinile con un panno antistatico per liberarlo da eventuali parti di polvere depositatesi sul supporto stesso.
Tutta questa serie di operazioni trasformava quello che oggi è considerato frettolosamente ascoltare musica in molto di più. C'era qualcosa di, come dire?, liturgico in tutta questa procedura. E il disco si ascoltava per intero e con attenzione, traccia dopo traccia, lato A e lato B. Il ripetersi di questa liturgia permetteva di interiorizzare l'album, di scoprirne ad ogni ascolto passaggi nuovi, fraseggi melodici di sottofondo sfuggiti magari all'ascolto precedente, intuizioni armoniche non immediatamente intelliggibili alle prime riproduzioni, e con i ripetuti ascolti si imparavano naturalmente a memoria i testi.
In aggiunta, la produzione discografica dei cantautori italiani, ma anche stranieri, e dei gruppi che io ascoltavo quand'ero ragazzino, non era improntata alla fretta; difficilmente un cantautore buttava fuori un album ogni sei mesi, ma spesso tra un lavoro e il successivo faceva intercorrere uno, due, tre e a volte più anni, dimodoché la pubblicazione di un nuovo trentatré giri diventava una festa, dello stesso tenore che ha il Natale per un cristiano osservante, giusto per buttare lì il termine di paragone che mi pare più calzante. Tutto questo per dire che ai miei tempi anche il semplice ascoltare musica era un'attività che presupponeva di essere affrontata senza superficialità, in maniera approfondita, lo stesso approfondimento e la stessa applicazione che si utilizzavano ad esempio per studiare.
Lungi da me l'idea si scadere nelle facili generalizzazioni, naturalmente, ma ce lo vedete, oggi, un ragazzino che si appassioni a un cantautore o a un genere e ne collezioni i lavori? Difficile. In primo luogo perché i cantautori non esistono più; in secondo luogo perché sono cambiate le dinamiche di fruizione della musica e anche l'atteggiamento in cui si pone di fronte ad essa. Al posto dei cantautori ci sono, tranne ovviamente poche e lodevoli eccezioni, ragazzotti tutti belli e fighi che le case discografiche danno in pasto al pubblico con pezzi miserrimi, vuoti, sia musicalmente che a livello di testi, e che rimbombano per le radio per una settimana, due quando va bene, per poi sparire nel meritato oblio da cui sono venuti. Non c'è più il concetto dell'approfondimento musicale di un autore, c'è solo un fluire incessante di pezzi strutturalmente tutti uguali da scaricare in mp3 sul proprio device, per poi lasciarli ammuffire in una cartella fino alla loro cancellazione perché il device in questione ha bisogno di liberare memoria sulla scheda SD. Oggi va così, e questo sciattume e questa superficialità non concernono purtroppo solo il campo della fruizione della musica.
E niente, pensavo a queste cose stamattina, mentre ero a passeggio ascoltando mp3 dal mio cellulare.

venerdì 21 aprile 2017

Xavier

Xavier Jugel, il poliziotto ucciso ieri sera nell'attentato terroristico agli Champs Élysées, aveva da tempo un compagno ed era membro attivo di una nota associazione Lgbt. Ho fatto una rapida googlata e ho scoperto che le unioni civili, in Francia, sono riconosciute dalla legge dal 1999, periodo in cui da noi la discussione infinita in merito era ancora in fase embrionale - qui da noi la legge è arrivata solo l'anno scorso, ben diciassette anni dopo i nostri cugini d'oltralpe.
Diciassette anni.

mercoledì 19 aprile 2017

La coerenza dei cattolici

Mentre in Parlamento sembra si stia per mettere la parola fine a un vergognoso vuoto normativo che si protrae da decenni, quello che riguarda il fine vita, pensavo all'ipocrisia del mondo cattolico, o almeno di quello più oltranzista, nel porsi di fronte alla nascita e alla morte. Se infatti gli ipocriti cattolici starnazzano e strillano ogni volta che sentono nominare cose come fecondazione assistita e simili, perché la scienza e la tecnica non devono intromettersi nelle fasi del concepimento, ecco che gli strepiti e gli strilli si acquietano quando la scienza e la tecnica vengono utilizzate per tenere forzatamente in vita chi non ne può più e vorrebbe andarsene in pace. Insomma, bisogna nascere in maniera naturale, senza interferenze esterne, ma non si può morire in maniera altrettanto naturale, no, bisogna continuare a soffrire aiutati dalla scienza.
Fatevi curare voi, piuttosto, ma da uno bravo.

martedì 18 aprile 2017

Report

Non ho visto la puntata di Report sul vaccino contro il Papilloma virus, quindi non posso dire alcunché. In realtà non potrei dire niente neppure se avessi visto la trasmissione, perché non sono un medico né tanto meno uno scienziato; potrei al limite dare un giudizio a pelle, a impressione, come del resto sta facendo la stragrande maggioranza di chi strilla sui social, ma niente di più. Quello che posso dire è che il vaccino di cui si discute, pure il medico di mia moglie e delle mie figlie l'ha sconsigliato, e infatti nessuno di loro l'ha fatto (io ero di parere opposto, ma siccome siamo una famiglia democratica e io ero in minoranza, ho preso su e sono stato zitto). Gli scienziati, e in generale tutti quelli che hanno le mani in pasta (a parte il medico di cui sopra) accusano la trasmissione della Gabanelli di aver fatto pericolosa disinformazione, ancor più pericolosa perché, come è tristemente noto, siamo in un periodo in cui le coperture vaccinali stanno riducendosi pericolosamente, e in questi casi io mi trovo d'accordo con loro, coi Burioni, i Di Grazia, i Garattini e tutti quelli che, dati alla mano, possono dimostrare quanto affermano.
Per il resto non è che ci sia granché da dire. Segnalo solo un moto di spontanea ilarità quando leggo che con trasmissioni di questo genere la Rai non fa servizio pubblico. Come se negli ultimi trent'anni l'avesse fatto.

(Salvo Di Grazia, medico e ginecologo, ha scritto sul suo blog un articolo chiarificatore di ciò di cui si parla. Cosa importante: l'ha scritto con cognizione di causa.)

domenica 16 aprile 2017

Tra la De Filippi e Saviano

Istintivamente sono sempre stato sostenitore di una totale incompatibilità tra il mondo della televisione, in particolar modo di quello rappresentato dalla De Filippi, e quello dei libri. Poi, pensandoci bene, realizzo - non era difficile, in realtà - che si tratta di una generalizzazione poco sensata, come del resto è poco sensata ogni generalizzazione. Sia in ambito televisivo che editoriale, infatti, c'è del buono e del meno buono. Ci sono trasmissioni come Amici, è vero, ma è vero che anche Giobbe Covatta ha pubblicato libri, quindi... 
Saviano ha fatto degli ottimi ascolti dalla De Filippi, sabato sera, ma ci andrei cauto con quell'euforico "si sbaglia chi pensa che non si possa parlare di libri in tv". In primo luogo perché l'autore di Gomorra ha fatto una comparsata di breve durata, predisposta in modo da risultare digeribile con una certa facilità, in secondo luogo perché Saviano ha sì a che fare col mondo dei libri, ma almeno altrettanto col mondo dei social, come ha ammesso lui stesso citando i milioni di followers sia su faccialibro che su Twitter, e sono i giovani social dipendenti quelli che costituiscono la stragrande maggioranza di chi guarda quella roba lì. È quindi abbastanza facile ipotizzare che sia stata più la curiosità di sentire che voce avesse lo scrittore dei social, piuttosto che l'interesse per i libri, a far lievitare gli ascolti. Quindi l'associazione fatta da Saviano tra libri e tv è eufemisticamente un tantino forzata. Si provi a mettere lì, che ne so?, un José Saramago (lo so, non c'è più, è solo per fare un esempio) per due ore di fila e si guardino i riscontri televisivi il giorno dopo, poi ne riparliamo.
Comunque, prendiamo su.

sabato 15 aprile 2017

Iniziò così

Per quelli che sottovalutano queste cose, vorrei ricordare che il fascismo, che portò con sé la vergogna delle leggi razziali del '39, iniziò così. Lo so, si tende a sottovalutare questi segnali, una sottovalutazione generata da una ignoranza storica e una povertà culturale che nel nostro paese hanno raggiunto livelli allarmanti. E quando mancano anticorpi come questi, la storia si ripete.

venerdì 14 aprile 2017

Non suono per quelli

Mi sono tolto da facebook appunto per non avere queste rotture di coglioni, ma l'amica renziana sfegatata trova il modo di fracassarni le appendici pendule comunque. Come? Mandando un messaggio a mia figlia su messenger e chiedendole di intercedere per me: vuole che il 25 aprile - me lo chiese anche l'anno scorso - vada a suonare con la chitarra un paio di canzoni di Guccini alla manifestazione organizzata dal Comune. Come no? Magari sotto una bella bandiera del PD, no?, quel PD il cui capo per due anni è stato culo e camicia col tipo di Arcore, quello che disse che Mussolini è stato un grande dittatore e che non ha mai fatto mistero di disprezzare la Costituzione; il capo del Pd che per un anno ha spernacchiato il professor Smuraglia, presidente dell'ANPI, perché apertamente schierato per il no al suo cazzo di referendum costituzionale, che voleva stravolgere la Costituzione e farla a modello di come l'hanno sempre immaginata i fascisti come Berlusconi. Mi spiace, ho il cervello che funziona, una buona memoria storica, e non credo mi faccia difetto la coerenza. 
Si trovi un altro chitarrista.

giovedì 13 aprile 2017

Tempo che passa

Pensavo, poco fa, mentre ascoltavo alcuni mp3 sullo smartphone, che quando iniziai ad ascoltare musica, grosso modo all'epoca delle elementari, lo facevo su un piccolo mangianastri. Le musicassette erano di quelle a nastro magnetico e non era possibile, logicamente, selezionare facilmente le singole canzoni. Non era come adesso, dove sui display dei device compare la tracklist dei pezzi e si seleziona quella desiderata con un click o una pressione del dito sul touchscreen, no, quella volta si mandava il nastro avanti e/o indietro, ascoltantandone di tanto in tanto brevi spezzoni, finché si riusciva a localizzare l'inizio della traccia cercata. Ecco, pensavo che da quel periodo lì a oggi sono passati anni, parecchi, e pensavo anche che devo smettere di pensare a queste cose, non sono di giovamento ai miei tentativi e alle mie illusioni di credere di essere ancora un giovanotto.

(...)

mercoledì 12 aprile 2017

L'altra verità sui vaccini (in Parlamento)

Domani, alla Camera, l'on. Adriano Zaccagnini sarà il relatore di una conferenza sul tema dei vaccini intitolata L'altra verità. Quale sia questa fantomatica altra verità è un mistero fitto, molto fitto. Esiste un'altra verità sul fatto che la Terra è tonda, giusto per fare un esempio? Tra i relatori vedo la presenza di un paio di medici che flirtano con l'omeopatia, che è tutto dire, e il professor Burioni su facebook scrive che interverranno pure D'Alema, Bersani, Errani ed Epifani, evidentemente a corto di cose più utili in cui spendere il loro tempo. Siamo quindi ormai arrivati al punto in cui la ciarlataneria e l'ignoranza, in questi casi una ignoranza molto pericolosa - siamo in un periodo storico in cui le coperture vaccinali stanno pericolosamente calando a causa anche di iniziative idiote come questa -  sono ormai diventate di casa in Parlamento, nel luogo cioè che per antonomasia dovrebbe essere deputato alla discussione di iniziative riguardanti l'interesse generale, non il nocumento generale. Ma tant'è.

martedì 11 aprile 2017

L'irrazionalità troppo palese del cristianesimo

Certo, come ho fatto a non pensarci prima? Il successo del cristianesimo in generale, e del cattolicesimo in particolare, ma in fondo di ogni religione, sta tutto nell'enorme mole di irrazionalità di cui è intriso. Un'irrazionalità talmente evidente da non risultare immediatamente e facilmente intelligibile. Un po' come quando si mette sottosopra mezza casa in cerca degli occhiali e poi ci si accorge di averli indosso. Prendete la faccenda della salvezza, ad esempio. Se Dio, ovviamente supponendo che esista come lo intendono i tre monoteismi, avesse davvero voluto salvarci - salvarci da cosa, poi? - che bisogno avrebbe avuto di mettere in campo una sceneggiata macabra e dai tratti grandguignoleschi come quella che sappiamo? Ci salvava a tutti e buonanotte al secchio. Che poi, scusate, non mi risulta che la valenza salvifica della fede nel tipo della croce abbia effetto retroattivo, quindi che ne è stato di tutti quelli che sono vissuti prima di lui e che, giocoforza, non hanno avuto la possibilità di ascoltare la buona novella (stiamo presumibilmente parlando di qualche miliardino di individui)? Un colpo di spugna? Tana libera tutti?
E anche 'sto benedetto Dio, possibile che abbia una tale quantità di tempo e di energie da perdere con noi? No, dico, avete presente cosa siamo nell'universo? Niente. Siamo un piccolo punto che ruota attorno a una stella in un posto (la Via Lattea) che di stelle come il Sole potrebbe contenerne dai duecento ai quattrocento miliardi. Quattrocento miliardi di soli solo nella nostra galassia, quindi, e tutto questo tenendo conto che si calcola esistano cento miliardi di galassie nel solo universo osservabile. Ecco, in tutta questo spazio sconfinato, di cui non riusciamo neppure a calcolare le dimensioni, c'è il nostro essere nulla, che un qualche dio evidentemente con niente di meglio da fare avrebbe così a cuore da essersi inventato tutta la sceneggiata di cui sopra, per salvare gli abitanti del famoso puntino da qualcosa che tra l'altro deve aver per forza inventato lui.
E andiamo, su.

lunedì 10 aprile 2017

Cigni selvatici



Uno dei migliori romanzi autobiografici che abbia mai letto. Il libro narra le vicissitudini dell'autrice, di sua madre e della madre di sua madre, inserite in un arco temporale che va dai primi del 1900 fino circa al 1980. Tre generazioni e quasi un secolo di vita in Cina, partendo dalla fine dell'età imperiale (1910), passando per il periodo nazionalista del Kuomintang e approdando alla svolta comunista, fine anni '30, culminata con la presa del potere di Mao nel 1949. C'è da restare allibiti leggendo la storia dei trent'anni della Cina sotto Mao, perché un conto è sapere a grandi linee cosa sia stato il maoismo, magari tramite qualche reminescenza scolastica, un altro paio di maniche è leggere dettagliatamente come fu attuata questa forma di tirannide che, per ferocia e terrore, credo abbia pochi eguali nella storia dei regimi totalitari.
Lo consiglio assolutamente.

sabato 8 aprile 2017

Tra me e gli inattivi

Gli inattivi sono una categoria nata piuttosto recentemente, credo, e compaiono regolarmente in ogni rilevazione Istat sull'occupazione. Si tratta di quelle persone che oltre a non avere un'occupazione perché non la trovano, non la cercano neppure più, un po' per stanchezza, un po' per rassegnazione, per sfiducia ecc. Tutte le volte che sento nominare gli inattivi penso a come è cambiato il mondo (lavorativo ma non solo) negli ultimi cinque o sei lustri, e non solo riguardo agli inattivi o ai disoccupati in genere, ma anche alle dinamiche di ingresso nel mondo del lavoro, almeno raffrontate alla mia esperienza di lavoratore ormai trentennale. Nell'azienda in cui lavoro, e di cui sono alle dipendenze da ben ventisette anni, entrai per caso come lavoratore stagionale non appena terminato il servizio militare. Feci lì la mia stagione estiva e, verso settembre, mi fu chiesto (ripeto: mi fu chiesto) se avessi intenzione di restare con loro a tempo indeterminato. Accettai, anche perché all'epoca non avevo nient'altro da fare. Me ne sarei poi andato - pensavo - quando avessi trovato qualcos'altro, magari di meglio. Poi si sa come vanno queste cose: uno in un posto ci sta tutto sommato bene, si sa cosa si lascia ma non cosa si trova, insomma alla fine sono passati ventisette anni e sono ancora lì. E non è che all'epoca in cui iniziai fosse difficile trovare lavoro. Con un minimo di capacità di adattamento bastava bussare in qualsiasi posto e difficilmente si trovava una porta chiusa.
Poi penso a oggi: gli eterni pellegrinaggi di porta in porta, i voucher, gli inattivi, i precari, i contratti a chiamata, i contratti a quindici giorni, un mese, un anno quando va bene, senza diritto alle ferie, alle indennità di malattia, a niente, e a tutti quelli che non ottengono neppure questa roba qua. Penso alle mie figlie, che mentre studiano all'università cercano qualsiasi cosa da fare per riuscire a garantirsi quel minimo di indipendenza economica che rappresenta un input notevolissimo al conseguimento di una completa stima di se stessi, e al tempo stesso un embrione della soddisfazione personale tipica di ogni autoaffermazione. Quando racconto a loro come entrai io nel mondo del lavoro mi guardano un po' così, come se stessi raccontando una favola. E forse allora era davvero una favola.

mercoledì 5 aprile 2017

Mao non batteva pari

Sto leggendo in questi giorni Cigni selvatici, una specie di mattone di quasi settecento pagine fattomi avere da mio zio Luigi di Rimini, zio che per l'occasione si è speso in abbondanti dosi di elogi riguardo all'opera in questione. Io, in realtà, all'inizio ero piuttosto titubante, ma mi sono dovuto ricredere, il romanzo (in realtà è più un saggio, ma fa niente) è scritto benissimo ed è veramente interessante. Nel capitolo in cui si parla di Mao Zedong, ad esempio, si dice che il noto dittatore, nel 1956, per realizzare il sogno di trasformare la Cina in una potenza economica, si fece venire il pallino dell'acciaio - lo definì il "maresciallo" dell'industria - e ordinò quindi di raddoppiarne la produzione, che passò da 5,35 milioni di tonnellate nel 1957 a 10,7 nel 1958, e per raggiungere questo risultato almeno un centinaio di milioni di contadini venne forzatamente dirottato dalla terra alle industrie siderurgiche. Nelle piazze di ogni paese vennero poi allestite fornaci in cui la gente doveva portare ogni oggetto d'acciaio che avesse in casa: tutto faceva brodo per raggiungere lo scopo. Quei cento milioni di contadini, però, rappresentavano la forza lavoro che produceva la maggior parte delle risorse alimentari del paese, e si possono facilmente immaginare le conseguenze di una tale scellerata decisione.
Altra mania di Mao era la sua antipatia per i passeri, che gli stavano sulle balle perché convinto che si mangiassero il grano. Ogni famiglia, quindi, aveva l'obbligo di sedersi con una certa frequenza all'aperto sbattendo con vigore qualsiasi oggetto metallico di cui fosse in possesso. Mao credeva così che i passeri, in tal modo spaventati, non avrebbero potuto appollaiarsi sui rami e sarebbero morti di stanchezza. Lo so, pure a me viene da ridere, ma questo è. Comunque sono quasi a metà, ancora circa quattrocento pagine e avrò finito. Poi magari vi racconterò altre chicche.
(L'ho buttata sull'ironico, come avrete notato, ma vi assicuro che nella Cina sotto la dittatura di Mao c'era ben poco da ridere.)

martedì 4 aprile 2017

Ma ci dormono, la notte?

I commenti non servono di fronte a queste cose, di alcun valore aggiunto sono portatori; anzi, commentando si corre il rischio di cadere nella stucchevole retorica sbrodolosa fine a se stessa che già imperversa fin troppo abbondantemente in ogni dove. Però una cosa me la chiedo, pur conscio di correre i rischi menzionati qui sopra: chi fa queste cose, la notte riesce a dormire come se niente fosse? I piloti degli aerei che hanno condotto l'attacco chimico sugli ospedali e in cui sono morti anche dei bambini, quando staccano tornano a casa come se niente fosse? Come un normale impiegato che finito il suo orario di lavoro timbra, torna dalla moglie per cena e magari la sera legge le fiabe ai suoi figli piccoli? Ecco, a 'sta cosa non riesco a trovare risposta.

lunedì 3 aprile 2017

Numeri impressionanti

Quel "numeri impressionanti" strillato da Renzi per il 68% ottenuto alle primarie del Pd, ricorda un po' la sbruffonaggine infantile di quei bambini delle elementari che fanno a gara per stabilire che ce l'abbia più lungo o chi pisci più lontanto - in ultima analisi il livello intellettivo è quello. Un'euforia idiota per aver preso centoquarantunomila e rotti voti tutti in casa, mica fuori, ché fuori ci sono ancora quei venti milioni di italiani che non lo sfangano e che a dicembre gli dettero il benservito, in una delle più clamorose disfatte politiche degli ultimi decenni. Una ottima sintesi della situazione l'ha fatto il sempre ottimo Gilioli, stamattina, quando ha detto che il Renzi 2017 ricorda il D'Alema della seconda metà degli anni '90, "Quello che piaceva moltissimo ai militanti e stava sulle palle a tutti gli altri, fuori."
Preciso.

venerdì 31 marzo 2017

Tranquilli, le foto del Pentagono non serviranno





Tra le foto inedite pubblicate oggi dall'FBI, relative agli attentati dell'undici settembre, ci sono le due che vedete qui sopra. Ma state tranquilli, neppure di fronte a queste i complottisti apriranno gli occhi, e continueranno a credere, poveretti, che il Pentagono sia stato infilzato dal famoso missile. Perché i complottisti sono talmente stupidi e incapaci di interpretare i fatti e gli avvenimenti alla luce dell'intelligenza e del raziocinio, che neppure di fronte a ciò che vedono coi loro occhi si ricredono. Passi per i Mazzucco, i Chiesa e compagnia bella, che meglio di così non possono fare, poveretti, ma spiace che all'epoca a questa bufala abbia abboccato pure il povero Fo. Ma a lui lo perdoniamo, via.

giovedì 30 marzo 2017

Poletti e le mie figlie

Guardavo poco fa Francesca che spediva l'ennesima mail col suo curriculum. Tutti i giorni ne spedisce, e spesso li va a consegnare di persona, a volte sta via pomeriggi interi. Michela, sua sorella, ha trovato così il suo lavoro di cameriera nei weekend: spedendo e consegnando curriculum a destra e a manca. Non stanno lì a menarsela, le mie figlie, si danno da fare, cercano, provano, e intanto studiano all'università. Non hanno conoscenze, non hanno raccomandazioni, non giocano a calcetto con nessuno, caro Poletti, si danno da fare, e quando trovano qualcosa ce la mettono tutta per mantenerlo, solo col loro impegno. E penso che le mie figlie, così come tutti i giovani che s'impegnano e fanno affidamento solo sulle loro forze, meritino ministri migliori di Poletti.

Il plagio della Madia

Boh, non so se la signora Madia si debba dimettere per aver copiato parti della sua tesi di dottorato. Mi sembra che, guardando nel suo insieme l'intero Parlamento e gli elementi che lo popolano, un eventuale plagio sembri quasi una sciocchezza. E non si guardino casi analoghi accaduti in Europa, dove fior di ministri si sono dimessi per casi analoghi (qui e qui) - in Svezia, anni fa, una ministra si dimise perché scoperta a pagare la tata in nero. Non si guardino perché si parla di classi politiche di tutt'altra pasta, come si sa. Noi abbiamo quelli che abbiamo, ormai li conosciamo, e non li conosciamo solo noi, li conoscono bene anche all'estero. Stia lì, signora Madia, e vada tranquilla, quello è il posto più adatto per lei.