domenica 22 ottobre 2017

L'anelasticità al prezzo

Dice l'economista Nicita, membro del Garante delle comunicazioni, che "la bolletta emessa su 28 giorni non ha comportato una fuga dei clienti dalle aziende malgrado queste siano responsabili di un così marcato aumento dei prezzi. Ci troviamo di fronte a un caso di anelasticità al prezzo in un contesto oligopolistico, cioè in un habitat dove dettano legge poche imprese fortissime. Sembra che i consumatori non abbiano compreso a pieno i significati e le implicazioni della manovra tariffaria; non hanno colto cioè che sono stati investiti da una crescita significativa dei prezzi. E sono rimasti fermi, senza reagire in alcuna maniera."
Secondo l'economista, quindi, gli utenti con in mano un cellulare sono tutti cretini perché non hanno capito che, a parità di tariffa, fatturare ogni 28 giorni anziché ogni mese comporta per essi un aggravio di spesa. Mettiamo che la tesi di Nicita sia vera. Che senso ha, alla luce di tale assunto, stigmatizzare l'indolenza degli utenti, che sono rimasti fermi senza reagire in alcuna maniera? Se uno ti percula senza che tu te ne accorga, come fai a reagire? Lasciamo allora perdere le farneticazioni del tipo e proviamo a inquadrare tutta la vicenda dandole un po' di senso.
Le compagnie telefoniche hanno arbitrariamente deciso di fatturare agli utenti gli importi dei piani tariffari ogni 28 giorni anziché ogni mese, un escamotage truffaldino che ha consentito ai gestori di incamerare una sorta di tredicesima mensilità; gli utenti se ne sono accorti ma non hanno potuto fare niente perché, nella miglior tradizione dei cartelli, l'escamotage è stato pianificato da tutti i gestori presenti sul mercato. Cosa dovevano fare, quindi, i clienti? L'unica contromossa possibile a questo sopruso sarebbe stata la disdetta dei contratti e la rinuncia ai cellulari.
Sì, ciao.

venerdì 20 ottobre 2017

Appendici

Abbiamo tutti - beh, magari tutti tutti no, ma quasi - due prolungamenti del nostro corpo: lo smartphone e l'automobile. Pensavo questa cosa stamattina mentre andavo in giro in bicicletta qui attorno a casa mia. Pedalavo a una velocità relativamente tranquilla e mi è capitato di vedere una signora uscire dalla banca e salire in macchina. Dopo cento metri ha parcheggiato, è scesa ed è entrata nell'ufficio postale. Nel frattempo io ho proseguito tranquillamente. Poco dopo mi ha superato di nuovo, ha messo la freccia, ha parcheggiato ed è scesa dalla macchina, questa volta per andare al panificio. Ricapitolando, quindi, la signora in questione ha fatto tre fermate in sette/ottocento metri. Tre fermate che hanno significato tre entrate in macchina, tre uscite, tre accensioni del mezzo e tre spegnimenti, più, naturalmente, accelerate, frenate ecc. Considerato il tempo impiegato per parcheggiare, ripartire, spegnere la macchina, riaccenderla, allacciare le cinture, slacciarle, più tutto il resto, se la signora avesse coperto a piedi o in bicicletta quei settecento metri, avrebbe magari impiegato il medesimo tempo, forse addirittura qualcosa in meno. Ma ciò che interessa a me non è questo, quanto il fatto che, come scrivevo sopra, tutto il continuo fermarsi, ripartire, scendere, salire mi ha fatto pensare che la macchina è ormai di fatto una protesi, un prolungamento, un'appendice del nostro corpo.
Onde sgombrare il campo da eventuali dubbi, non vuole essere questo un post ammantato di velleità ambientaliste ma solo l'espressione di un pensiero che mi è venuto lì per lì. È vero che da qualche tempo ho cominciato progressivamente ad abbandonare la macchina in favore della bicicletta, usando la prima solo quando non posso fare diversamente, ed è quindi plausibile che certi comportamenti mi saltino adesso più all'occhio rispetto a prima, ma è anche vero che fino a questa sorta di pseudosvolta finto ecologica utilizzavo la macchina esattamente come la signora di cui sopra.
Per quanto riguarda lo smartphone, non credo serva una mia testimonianza per avvalorare la tesi della seconda appendice: andate dieci minuti in giro a piedi in qualsiasi posto e ve ne rendete conto da soli.
 

giovedì 19 ottobre 2017

Il senso di una fine



Iniziato stamattina e finito stasera. Ogni tanto capitano quei libri che ti inchiodano al divano e fanno passare in secondo piano tutto il resto, compresi giri in bicicletta e passeggiate, e questo è uno di quelli. Perché Barnes, di cui non avevo mai letto niente, ha congegnato la trama e la prosa di questo libro come fa un ragno con la sua tela per catturare gli insetti. E una volta che si cade in quella tela non è più possibile fuggire. 
È un libro sulla vita e sul tempo che passa, ed evidenzia come gli errori e le leggerezze commessi da giovani possano in certi casi ripercuotersi, amplificati, in tarda età, fino a compromettere la serenità che dovrebbe caratterizzare l'autunno della vita. Un romanzo ironico, angoscioso, amaro, crudele, commovente, e il colpo di scena finale vale da solo tutto il libro. 
Uno dei romanzi più belli letti quest'anno.

Per quattro giorni

Quest'anno, per la prima volta, ho dimenticato di menzionare il compleanno del blog. Cadeva quattro giorni fa - il primo post lo vergai il 15 ottobre 2006 (se avete tempo da perdere e visualizzate questa pagina da pc potete rintracciarlo tramite l'archivio che si trova nella colonna qui a destra). Niente di grave, intendiamoci, e poi io per le date ho sempre avuto pessima memoria, a differenza delle mie figlie, che per date e numeri sono dei prodigi - ancora mi chiedo come facciano, boh. Questo breve post è per rassicurare i miei 32 affezionati lettori: tranquilli, non mi sono ancora stancato di bloggare, anche se il blog ormai non è niente di più di un vecchio arnese informatico, praticamente già estinto, e i blogger vecchi dinosauri un po' nostalgici.
(In realtà i miei lettori sono più di 32, ma da queste parti piace essere modesti.)

Distanze

Noto, non so se con sollievo o dispiacere, che la distanza tra ciò che il coro unito dell'informazione giudica interessante e degno di prolungata visibilità e ciò che io giudico nella stessa maniera, si fa col passare del tempo sempre maggiore. Prendete ad esempio la faccenda della diatriba Renzi vs Bankitalia con cui ci stanno fracassando le appendici pendule da un paio di giorni. A me di tutto l'accaduto non frega niente, se non, vagamente, nella misura in cui va a corroborare la mia (e non solo mia, immagino) vecchia convinzione, già ampiamente espressa in passato su queste pagine, di trovarmi di fronte a una monumentale testa di cazzo, che pianifica ogni suo gesto, ogni sua uscita, ogni sua iniziativa, ogni sua sillaba in maniera tale che sia funzionale a un suo tornaconto politico - chi pensa che la vicenda Bankitalia abbia una matrice diversa da questa, evidentemente non ha ancora inquadrato bene il tipo.
Per carità, magari alla stragrande maggioranza delle italiche genti della faccenda importa più di quanto importi a me, anche se ho grossi dubbi in proposito, e in fondo, se così fosse, tornando ai dubbi espressi all'inizio, per me potrebbe anche essere un sollievo (ho sempre amato le minoranze).

mercoledì 18 ottobre 2017

Il grande Gatsby



Sarà pure un grande classico ma io l'ho trovato discretamente noioso, e devo dire di averlo finito con una certa fatica. È un libro scritto bene, certo, i personaggi sono descritti in maniera estremamente realistica, ma io mi sono annoiato, l'ho trovato privo di mordente. Leggo che da questo libro sono stati tratti quattro film, di cui l'ultimo uscito nel 2013 con protagonista Di Caprio. Quello precedente risale al 1974 e qui c'è Robert Redford. Credo che guarderò questo, potrebbe essere uno dei rarissimi casi in cui un film mi piace più del libro a cui si ispira.

Elio

Non so se il gruppo di Elio si scioglierà veramente o se si tratti di una boutade, che nel loro caso non sarebbe neppure la prima, fatto sta che un po' mi dispiace, anche se, essendo attivi dal 1980, di anni sul groppone ne hanno. Indipendentemente dal fatto se piacciano o no, e a me non sono mai dispiaciuti, un merito va a loro sicuramente riconosciuto, e chi ha avuto occasione di ascoltarli dal vivo se n'è sicuramente accorto: tecnicamente sono dei musicisti eccezionali. Tutti. In altri tempi si sarebbe usato il termine virtuosi. Ricordo di averli ascoltati, ormai parecchi anni fa, qui a Savignano, in piazza. Rimasi letterlamente folgorato dalla tecnica che usava Faso nel domare il suo basso elettrico a sei corde senza capotasti. Suonare il basso elettrico senza capotasti, equivale un po' a suonare il contrabbasso. Non come si vede fare a Sting nel video di Every breathe you take - lì suona solo le fondamentali di un normale giro armonico maggiore - ma come si vede fare ai grandi contrabbassisti jazz.
Insomma, si può discutere sulla qualità di alcuni dei loro testi, forse, ma riguardo alla tecnica e alle capacità di questi musicisti, tanto di cappello.

lunedì 16 ottobre 2017

I pensionati

Stamattina mi è capitato di notare gli anziani intenti a chiacchierare seduti ai tavoli di un bar. Li ho notati in una pausa della mia biciclettata, mentre me ne stavo seduto su una panchina della piazza di Viserba. Da dove ero io li sentivo chiacchierare di politica, a tratti più pacatamente e a tratti più animatamente.
Mi è venuto da pensare a come può essere la vita del pensionato. Non so perché me lo sia chiesto, in fondo non è una cosa che mi riguardi, avendo ancora davanti a me sedici anni di lavoro prima di arrivare al traguardo - sempre ammesso che ci arrivi, ché qua occorre mettere in conto tutto.
Però, ecco, mi chiedevo come dev'essere il lunedì mattina (ma anche gli altri giorni) sapendo che l'occupazione più grossa della giornata sarà andare al bar, dopo colazione, a fare le chiacchiere con gli altri, e magari trascorrere in questo modo gran parte della giornata. E avevo come l'impressione che quegli anziani, lì, stessero sprecando il loro tempo. Al loro posto, ad esempio, invece di stare a fare chiacchiere inutili al bar, io passerei la giornata a leggere, magari a scrivere qualcosa, oppure andando in giro in bicicletta. Poi, pensandoci bene, alla fine che differenza fa? C'è differenza tra chiacchierare beatamente con gli amici al bar e leggere un libro? Forse sì.
Forse no.

domenica 15 ottobre 2017

Ancora tu

Tra una cosa e l'altra pensavo che in fondo siamo sempre il paese in cui un ottuagenario praticamente imbalsamato, che negli ultimi cinque lustri ha dato il suo non trascurabile contributo a trasformare una nazione in un cumulo di macerie morali, economiche, sociali ecc., può ancora uscire fuori dal sarcofago e ricominciare a promettere mari e monti, e trovare pure qualcuno ancora disposto a dargli credito.
Ecco, siamo quel paese lì.

sabato 14 ottobre 2017

Dan Brown

Leggo che è uscito un nuovo libro di Dan Brown. Sì, il Dan Brown de Il codice Da Vinci, il libro che il grande Umberto Eco ridicolizzò in un sua intervista o articolo - non ricordo più - di alcuni anni fa. Mi piacerebbe ritrovare quello scritto.

venerdì 13 ottobre 2017

Prodi e ciò che resta del PD

Non stupisce che Prodi non riconosca più suo figlio (politico). Nel corso degli ultimi anni l'aveva infatti già fatto capire apertamente in più occasioni, l'ultima delle quali quando dichiarò a denti stretti che avrebbe votato sì al referendum costituzionale di Renzi pur ammettendo che si trattava di una schifezza (qui c'è una leggera incoerenza che già gli si fece notare a suo tempo, vabbe'...). E non occorre essere Prodi per vedere che del progetto originale del PD non è rimasto niente - è ormai solo un semplice clone di Forza Italia. Pure il cosiddetto Rosatellum di cui si parla tanto in questi giorni, congegnato in modo da garantire la sopravvivenza di 
renzi, Berlusconi, Alfano, Verdini, Salvini ecc., non è che l'ultimo tassello che certifica questa trasformazione, che solo chi non vuole vedere non vede.

mercoledì 11 ottobre 2017

sabato 7 ottobre 2017

Ius Soli

La legge sullo Ius Soli è una legge di civiltà e buon senso, e come ogni legge o provvedimento dotati di queste caratteristiche, trova sulla sua strada mille ostacoli. E non me la prendo in particolar modo con la classe politica, perché la classe politica non è nient'altro che lo specchio del paese che dovrebbe rappresentare - larga parte delle italiche genti non vuole questa legge di civiltà e buon senso esattamente come non la vuole larga parte della classe politica.
Spettacolo penoso, poi, quello di assistere ogni giorno agli sforzi di chi si adopera alacremente per negare diritti, pure se in linea teorica già acquisiti. E chi lotta per negare diritti, lo fa sostanzialmente per tornaconto politico personale o ignoranza. Viviamo con rassegnazione in un paese in cui il tornaconto politico e l'ignoranza predominano sulla civiltà, il buon senso e l'interesse collettivo, e non si vedono all'orizzonte segni di inversione di tendenza.

giovedì 5 ottobre 2017

Nobel

Quest'anno il Nobel per la letteratura è andato a uno scrittore, non a quella specie di macchietta a cui incautamente lo diedero l'anno scorso. Niente di personale contro Dylan, intendiamoci, ma quella sceneggiata del vado/non vado sul ritiro del premio ha contribuito a rendermelo ancora più antipatico di quanto già non fosse. Questo qui, almeno, si spera che andrà a ritirarlo senza tante menate.
Comunque, questo Ishiguro non lo conosco e non ho mai letto niente di lui, ovviamente dovrò rimediare.

mercoledì 4 ottobre 2017

martedì 3 ottobre 2017

L'umanità disumana

Non credo abbia molto senso dire che l'umanità è impazzita o si è disumanizzata, alcuni dei commenti che vanno per la maggiore quando succedono fatti tragici come la strage a Las Vegas ma anche altri meno eclatanti (nel caso in questione è semmai un singolo individuo a essere impazzito). Semplicemente, la natura umana è composta non solo di amore, bontà d'animo, assennatezza ecc. ma anche di pazzia, cinismo, cattiveria, rabbia, istinti omicidi.
Nel caso di Las Vegas è palese che è appunto la pazzia, stato d'animo notoriamente contemplato dalla natura umana, a cui occorre addebitare la strage. Strage che potrebbe facilmente essere etichettata come disumana ma che, a rigor di logica, è quindi perfettamente umana, appunto perché generata da una pulsione che fa parte della natura dell'uomo. Sotto questa luce, neppure le madri che uccidono i loro figli mettono in essere un comportamento disumano, ma umano, nel senso che le pulsioni infanticide sono previste dalla natura, sia negli esseri umani che negli animali. L'equivoco nasce dal fatto che siamo da sempre abituati a etichettare come umane le pulsioni "positive", diciamo così, come disumane quelle "negative", mentre sono entrambe umane. Chiarito questo, pure io continuerò naturalmente a dividere i comportamenti e le azioni dell'uomo in umani e disumani.

Las Vegas

Quindi, ricapitolando, l'autore della strage di Las Vegas è un più che benestante pensionato americano, bianco, senza alcuna affiliazione di tipo politico e/o religioso (la rivendicazione dell'Isis è stata dichiarata priva di fondamento dal Bureau).
Insomma, stavolta temo sia dura anche per Salvini sciacallare.

domenica 1 ottobre 2017

Del non sapere

Stavo pensando che faccio molta fatica a spezzare lance di comprensione nei confronti di chi - e sono tanti - protegge pervicacemente la sua arrogante e presuntuosa convinzione di sapere tutto, pure a dispetto dell'innegabile evidenza, quasi che ad ammettere il contrario ne risulti sminuito il valore personale. Nessuno è padrone di tutto lo scibile umano, neppure Eco con tutte le sue lauree lo era, e a mio giudizio non è la presunzione di sapere tutto, che crea come logica conseguenza il rifiuto di "abbassarsi" a imparare da chi ne sa di più, che valorizza la persona, ma, al contrario, la disponibilità ad ammettere le proprie naturali lacune e il cercare di colmarle imparando da chi le può colmare.
"...ma soprattutto perché so di non sapere niente" ammetteva candidamente Guccini già molti anni fa. E anche qui ha fatto scuola.

venerdì 29 settembre 2017

Il liceo a Umberto Eco

Il dirigente scolastico del liceo in cui da giovane studiò Umberto Eco vorrebbe intitolate il plesso scolastico al grande scrittore morto un anno e mezzo fa. Il sindaco - leghista, manco a dirlo - si oppone. Io a Umberto Eco intitolerei l'Italia intera.

giovedì 28 settembre 2017

Macaronì



Le ultime 150 pagine le ho lette tutte in un fiato. Si tratta di un libro che lessi già parecchi anni fa, poi me lo sono trovato di nuovo davanti in questi giorni, mentre bazzicavo in biblioteca e mi è venuta la voglia di rileggerlo. Devo dire - molti lo sanno già - che rileggere un libro dopo molto tempo è come leggere un libro nuovo. Si scoprono cose che magari la prima volta erano sfuggite, sfumature non immediatamente intelligibili alla prima lettura. E poi Guccini è Guccini, c'è poco da fare. C'è il Guccini cantautore e c'è il Guccini narratore, e il secondo non è meno bravo del primo.

domenica 24 settembre 2017

Di Maio

Vediamo di ricapitolare un attimo. Aventi diritto: 140000; votanti: 37000; voti per Di Maio: 30936, poco più degli abitanti di Santarcangelo e molti meno di quelli che ieri sera erano a Lucca a sentire i Rolling Stones.
Boh, questi esultano.

sabato 23 settembre 2017

Keith Richards



Avete presente Keith Richards, no? No? Vabbe', fa niente. È il chitarrista dei Rolling Stones ed è il tipo che vedete qui sopra. Ecco, io i Rolling Stones non li ho mai visti dal vivo e credo che non li vedrò più, un po' perché non ho avuto occasioni in passato, un po' perché ormai ho raggiunto un'età in cui non ho più voglia di gettarmi in simili bolge dantesche. Comunque sia, se voi guardate Mick Jagger e soci suonare dal vivo, sul tubo o dove volete voi, notate sicuramente una cosa: godono ancora come pazzi, sul palco, e si sbattono e si scatenano come se invece di essere ormai un branco di bisnonni quasi ottuagenari fossero una band di ventenni. Non credo esista al mondo un'altra rock band che, come i Rolling, dopo tanti decenni (quanti? Boh...) è ancora in attività. Intendo naturalmente del loro livello di notorietà, nei circuiti più underground ce ne sono sicuramente.
La cosa per certi versi stupefacente è che questi signori, nonostante la marea di eccessi con cui hanno condito le loro vite - vero, Keith? - sono ancora tutti vivi. Guardate che nel panorama delle rock band di questi livelli è forse un caso più unico che raro.
E niente. Lunga vita, bisnonni del rock. Chissà, magari prima o poi troverò la voglia di venirvi a vedere.

venerdì 22 settembre 2017

San Pietro e i clochard

Francamente ho qualche difficoltà a comprendere le ironie e le indignazioni di massa seguiti all'allontanamento dei clochard da San Pietro per motivi di decoro - clochard rappresentanti di quei famosi "ultimi" che, ci raccontano i sacri testi, erano i prediletti di Gesù. Trovo infatti che ciò che è successo sia perfettamente allineato a ciò che è la Chiesa oggi, e cioè un'istituzione che col tipo di Nazareth non ha più niente a che fare, se mai ne ha avuto. E anche qui ci sarebbe da discutere.

mercoledì 20 settembre 2017

Le donne non devono studiare



Il resto del carlino, quotidiano che copre Emilia Romagna e Marche e che da sempre è rivolto a un pubblico da bar, il tipico pubblico amante dei titoloni ad effetto letti i quali capisce subito tutto e tira le conclusioni, ci informa oggi che secondo un sondaggio Ipr Marketing un terzo dei musulmani intervistati, residenti qui in Italia, vorrebbe che le donne non studiassero e stessero a casa a badare alla famiglia. È uno scandalo, ovviamente. Com'è possibile che al giorno d'oggi ci sia gente che considera le donne in questo modo? Beh, è possibile, e senza bisogno di stare a scomodare i musulmani nel nostro paese è sufficiente andarsi a leggere cosa scriveva il cattolicissimo Camillo Langone, sul Foglio di Ferrara, non cinquanta o cento anni fa ma a gennaio dell'anno scorso. Il suo articolo (articolo, vabbe'...) lo trovate qui. Ve lo riassumo: i padri non dovrebbero mandare le proprie figlie all'università, dovrebbero tenerle in casa a fare figli e a occuparsi di faccende domestiche. Se vogliamo andare appena un pelino più indietro nel tempo, ad esempio nel 1986, possiamo leggere un interessante opuscoletto, all'epoca affisso fuori dalle chiese, che spiega bene i comportamenti che devono osservare le donne nei confronti degli uomini, comportamenti, come si può leggere, che pongono la donna su un piano di assoluta parità rispetto all'uomo.



Com'era quella faccenda della pagliuzza e della trave?

Quello della finestra sul cortile



Ho cominciato questo libro per caso, senza troppe aspettative, e invece mi ha preso subito e le prime cento pagine le ho praticamente divorate. Incuriosito, ho fatto qualche ricerca sull'autore e ho scoperto che è colui che, tra i suoi tanti lavori, scrisse La finestra sul cortile, da cui Hitchcock trasse il leggendario film. Vedi com'è piccolo il mondo?

martedì 19 settembre 2017

San Gennaro

Di Maio che bacia la teca di san Gennaro non è in fondo neppure una notizia degna di nota. Nel senso che Di Maio è quello che è, lo conosciamo, e non stupisce che il suo livello culturale e intellettivo lo porti ad avere una qualche forma di rispetto o deferenza per il santo patrono di Napoli. Per quanto riguarda la pagliacciata della liquefazione del sangue (spiegata scientificamente qui dal CICAP), chi scrive questo post non riesce ancora a capacitarsi di come, in pieno terzo millennio, possa avere una tale risonanza e come tanta gente possa concederle credito. Chiunque abbia letto un qualsiasi libro sulla storia della Chiesa, si accorge con facilità che lo spessore di superstizione che ammanta questa sceneggiata è il medesimo che ammantava riti simili, religiosi e divinatori, in voga secoli e secoli addietro. E a ben pensarci è il medesimo che ammanta riti religiosi e superstiziosi, a torto ritenuti più seri, che a cadenza settimanale vengono ancora oggi propinati pure dalla tv di Stato.
Non rimangano offesi eventuali devoti di san Gennaro o di chicchessia che dovessero passare di qui. Niente di personale, ci mancherebbe. È solo che... andiamo, su.

Quarant'anni di Ti amo

Ti amo, di Tozzi, compie quarant'anni. Quando uscì ne avevo sette. Oggi mi sento molto più vicino ai vent'anni di cui cantava De Gregori, quelli che "sembrano pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più".

Orlandi e Fittipaldi

Dal mio modesto punto di vista, un giornalista che ci tenga a definirsi tale non sbandiera all'universo mondo un documento con rivelazioni potenzialmente devastanti, tra l'altro relative a uno dei casi di cronaca più discussi e misteriosi degli ultimi trent'anni, insinuando dubbi sulla sua autenticità ("se è vero [...] apre squarci clamorosi sulla storia della Orlandi"). Un giornalista degno di questo nome che entrasse in possesso di un documento del genere, credo farebbe delle verifiche, cercherebbe riscontri in grado di confermarne l'autenticità, o quanto meno di aumentare le possibilità che si tratti di un documento autentico. Non dico che Fittipaldi non l'abbia fatto, intendiamoci, ma da ciò che dice, se anche l'ha fatto questi riscontri non sono venuti alla luce. Quindi? Quindi tutta questa storia a me puzza tanto di acchiappaclic e di trovata pubblicitaria per il relativo libro. 
Ma io sono sempre stato malfidente.

lunedì 18 settembre 2017

Aumenti improvvisi di autostima

Stamattina. Sala d'attesa del medico. Una signora a un'altra signora seduta vicino a lei: "Prima di me c'è quel ragazzo in piedi vicino alla parete."
Il ragazzo in piedi vicino alla parere ero io coi miei 47 anni.
:-)

domenica 17 settembre 2017

Giudici eletti dal popolo

Un po' mi fanno tenerezza, gli elettori leghisti. Prendete quelli che erano oggi sul prato di Pontida. Ogni promessa fatta da Salvini, da realizzarsi in caso vada al governo, è semplicemente irrealizzabile, e loro, poveretti, tutti lì ad applaudire, senza nessuno che si sia reso conto che il tipo della ruspa stava prendendo tutti per il culo. Prendete la faccenda dei giudici eletti dal popolo, solo per fare un esempio, un vecchio cavallo di battaglia del carroccio. Non è realizzabile per un motivo molto semplice: è incostituzionale e qualsiasi proposta che fosse presentata in tal senso non passerebbe mai al vaglio della verifica di costituzionalità. Per farlo, occorrerebbe preventivamente presentare una legge di revisione costituzionale che non vedrebbe mai la luce, in primo luogo perché tali leggi prevedono un iter parlamentare molto più lungo e articolato rispetto alle leggi ordinarie, e in secondo luogo perché ci vorrebbero numeri in Parlamento che la lega non otterrebbe neppure con appoggi esterni. Quindi, cari militanti leghisti che applaudite, svegliatevi, Salvini vi sta prendendo per i fondelli.
Sì, vabbe', ciao.

Il giovane Stalin

Leggo nel libro di Mieli che Stalin, da giovane, negli ultimi anni del 1800 studiò per un certo periodo in un oscuro seminario della Georgia e all'epoca molti davano come molto probabile un suo futuro nel sacerdozio. In quel periodo si fece pure apprezzare come valido tenore e sensibile poeta - sì, sembra strano ma sto parlando di quello Stalin lì. Ciò che fece poi di lui il sanguinario dittatore che tutti conosciamo fu il clima di terrore con cui i reggenti del seminario gestivano la struttura, clima di terrore a cui Stalin tentò sempre di ribellarsi, fino alla sua espulsione. In pratica, il futuro dittatore non fece altro che applicare su larga scala le barbarie, i metodi di controllo, la pedagogia medievale e il pugno di ferro con cui all'epoca venivano gestiti gli istituti religiosi in Russia e zone limitrofe. Si può insomma dire che furono i preti a fare di Stalin ciò che poi è diventato.

E sì, alla fine gli immigrati rovineranno questo paese


sabato 16 settembre 2017

Vitalizi

Che poi, alla fine, l'irritazione non nasce tanto dal fatto che seicento parlamentari si sono garantiti la pensione dopo quattro anni e mezzo dal primo ingresso in Parlamento, né dall'entità della stessa, quanto dal fatto che a legiferare su questa materia siano gli stessi beneficiari. Esiste forse conflitto di interesse maggiore di questo? È come se a legiferare sulle assicurazioni ci fosse un assicuratore; a legiferare sull'editoria ci fosse un editore; a legiferare sulle televisioni ci fosse un imprenditore televisivo ecc. Che poi, pensandoci, in Italia abbiamo visto anche questo, quindi alla fine perché irritarsi?

venerdì 15 settembre 2017

Quei fancazzisti al sud




Nell'immaginario collettivo, sapientemente coltivato e fatto fiorire strumentalmente, tra gli altri, da personaggi squallidi tipo Salvini e in generale la lega (prima della svolta, perché il sud sarà pure quello che è ma i suoi voti, alla fine, valgono tanto quanto quelli del nord), il divario che divide il nord dal sud dell'Italia, divario economico, culturale, sociale ecc., è da attribuirsi al noto fancazzismo della gente del sud, alla sua indolenza, al suo tirare a campare sperando nella provvidenza e via andare. Non è così, o almeno non è solo così, come spiega Paolo Mieli nel suo saggio storico In guerra col passato (Rizzoli, 2016) che sto leggendo in questi giorni. Il divario ha anche ragioni storiche ben precise, che si rifanno ai secoli in cui Sicilia e sud Italia erano sotto la dominazione spagnola. Così, giusto per sfatare un luogo comune abbastanza in voga e appunto per gran parte infondato.

giovedì 14 settembre 2017

Uguale uguale

"C'è una scheggia impazzita della magistratura che vuole fermarci." Niente da dire: vent'anni di Berlusconi hanno fatto scuola.

In Libia

Ci sono fior di reportage e inchieste (Espresso, La Stampa, MSF ecc.: si trovano perdendo un minuto su Google) che narrano le condizioni dei migranti detenuti nei campi di concentramento libici. Ho usato intenzionalmente i termini "detenuti" e "campi di concentramento" perché è esattamente così. Uomini, donne, bambini tenuti con le armi e ammassati in hangar di lamiera come bestie, tra mancanza di cibo, di acqua, e obbligo di istituire turni in cui dormire per mancanza di spazio per potersi stendere. Abbiamo campi di concentramento disumani a pochi chilometri dalle nostre coste e non frega niente a nessuno; mai che entrino nei TT su twitter o su fb, dove invece abbondano le stronzate di Salvini.

martedì 12 settembre 2017

I diritti possono aspettare

Sparita dal calendario di settembre e rinviata a data da destinarsi (mai) la discussione parlamentare sullo Ius Soli. Esultano destra e Salvini. Ottocentomila ragazzi, di fatto italiani, non avranno così diritto alla cittadinanza e saranno costretti a restare ancora chissà per quanto in quella sorta di limbo maledetto, senza certezze, tutele, diritti. Vince di nuovo la destra, la peggiore, quella che si dà ogni giorno come missione la negazione di diritti uguali per tutti.

lunedì 11 settembre 2017

L'Inquisizione



Trovato casualmente in biblioteca e letto praticamente tutto in un fiato. Cosa sia stata l'Inquisizione più o meno lo sanno tutti, credo, ma un conto è saperlo a livello nozionistico, un altro è conoscerne a fondo la storia e i meccanismi. Questo libro racconto in maniera dettagliata come e perché è nata una delle istituzioni più discusse, feroci e sanguinarie della storia degli ultimi dieci secoli. Non solo. Descrive infatti in maniera altrettanto dettagliata i contesti storici, sociali, religiosi e politici che hanno visto nascere e svilupparsi la perfetta macchina di morte utilizzata dalla Chiesa per annientare i nemici dell'ortodossia cattolica. Uno dei saggi storici più belli presi in mano nel recente periodo.

Io boh...



Mi era venuta una mezza idea di provare di commentare questa uscita di Feltri. Poi ho pensato che no, non ne valeva la pena. E comunque non ci sarei riuscito. Penso solo che se questo signore è stato direttore di vari giornali, io forse potrei pure essere Presidente della repubblica, un giorno.

sabato 9 settembre 2017

Carabinieri e responsabilità

Una vita fa, credo attorno ai diciannove anni o giù di lì, fui fermato per un controllo da una gazzella dei Carabinieri a Rimini, sul ponte di Sartini. Non era un appostamento fisso, li avevo dietro già da un po' e infatti andavo piano perché appunto li avevo notati. A un certo punto mi superarono e mi misero la paletta obbligandomi ad accostare. Scese dalla gazzella un carabiniere che dimostrò fin da subito una certa dose di arroganza mista a strafottenza. All'epoca giravo con una vecchia Talbot Horizon con l'impianto a metano. La macchina cascava letteralmente in pezzi. Sul tetto svettava l'antenna del CB, alta circa un metro e mezzo, e il retro era tempestato di adesivi di ogni tipo, appiccicati da me perché mi pareva facesse figo (abbiate pazienza, ero giovane e scemo). Insomma, era un catorcio che non passava inosservato e non mi sorprese più tanto il controllo in cui incappai. Nonostante la macchina cascasse in pezzi era perfettamente in regola con tutto, e il carabiniere, dopo aver spulciato tutta la relativa documentazione (volle vedere perfino la concessione per l'utilizzo del CB, all'epoca rilasciata, su richiesta, dal Ministero delle poste: era in regola anche quella), non riuscì ad aggrapparsi a niente per potermi "incastrare". Quando chiesi se fosse tutto a posto mi rispose con un'altra domanda, che ricordo perfettamente: "Cosa sono tutti quegli adesivi? Mi sembra la macchina degli zingari!" Se un carabiniere mi facesse oggi una simile stupida osservazione gli risponderei per le rime, ma all'epoca ero giovane, neopatentato e ancora investito di quella sorta di leggero timore reverenziale nei confronti di un'autorità pubblica. Quindi non replicai. Alla fine fui multato con la motivazione che la targa posteriore era sporca e quindi difficilmente leggibile: 25000 lire di allora. Quel carabiniere voleva multarmi, era chiaro, sarebbe stato un colpo terribile per il suo orgoglio tornare alla gazzella con le pive nel sacco, e si aggrappò a quella minuzia pur di poterlo fare.

All'epoca pensai che si trattava semplicemente di un carabiniere stronzo in cui ero sfortunatamente incappato e la chiusi lì. Non mi venne assolutamente da pensare che l'intera Arma dei carabinieri fosse composta di stronzi, e neppure adesso, a distanza di quasi trent'anni da quell'episodio, lo penso. Il concetto è semplice, elementare, ed è valido sempre, anche di fronte a presunte nefandezze come quella di cui sono accusati i due carabinieri di Firenze o come quella perpetrata dai quattro balordi qua a Rimini la settimana scorsa. La responsabilità è sempre personale, un concetto semplice, talmente semplice che molti sui social non sembrano averlo afferrato.

Il papa in Colombia

I papi girano, si sa, da quando poi i fratelli Wright hanno fatto dono all'umanità della loro invenzione, si può addirittura ipotizzare che passino più tempo in cielo che in terra, che come immagine non è neppure male considerando appunto di chi si sta parlando. Ma io, nella mia ben nota incapacità di capire, mi chiedo sempre a cosa serva. Stavolta è in Colombia, e il copione bene o male è sempre il medesimo messo in scena in tutti gli altri posti in cui è stato e in tutti quelli in cui andrà, che si può genericamente riassumere in una accorata stigmatizzazione dei mali che affliggono la località di turno - in genere sono sempre gli stessi: corruzione, ingiustizia sociale, povertà ecc., a dimostrazione della fondatezza del noto detto secondo cui tutto il mondo è paese.

C'è sicuramente il valore della testimonianza, certo, c'è l'importantissimo segnale di una chiesa che si schiera dalla parte delle vittime dei mali di cui sopra, che è giustissimo, ci mancherebbe, e poi? Concretamente, i viaggi dei papi cosa risolvono? Niente, mi pare. Abbiamo forse testimonianze di miglioramenti o cambi di marcia dell'andazzo generale nei paesi visitati in questi decenni dai papi? È cambiato qualcosa in Africa? È cambiato qualcosa in Sicilia dopo gli strali con cui - ricorderete - Wojtyla cercò di intimidire la mafia, intimando ai mafiosi di convertirsi pena la tradotta all'inferno? Non mi pare. Però c'è in tutto questo viaggiare molta scena, molta teatralità, molta ritualità, e forse è più che sufficiente.

mercoledì 6 settembre 2017

Libero

La prima pagina di Libero di stamattina, che non vi linko per non regalargli un'altra trentina di click, è l'ennesima dimostrazione dell'esistenza di un problema, quello del "giornalismo" spazzatura, che in qualche modo andrebbe definitivamente affrontato e risolto. Come? Non lo so. Così, di primo acchito, non mi sembra male l'idea di Mantellini di vincolare l'erogazione di finanziamenti pubblici a uno standard minimo di decenza, anche se la cosa andrebbe studiata bene, naturalmente. Poi non so, boh, ma è innegabile che qualcosa occorre fare.

martedì 5 settembre 2017

Più in là della nazionalità non si va

La stragrande maggioranza dei commenti lasciati dalle internettiane genti, relativi al fattaccio accaduto qua a Rimini, sono incentrati esclusivamente sulla nazionalità degli autori della nefandezza. Pochi, per non dire inesistenti, gli utenti, tipo lo scrivente, impressionati dalla giovanissima età di questi ragazzi (tre su quattro sono minorenni). Un episodio di una tale tragicità, che avrebbe dovuto essere stimolo per riflessioni di una qualche sostanza e serietà, è solo servito a dare il La a un vorticoso fiume di stupidaggini condite di razzismo e ignoranza, niente oltre a questo. Niente, dài, siamo una civiltà ormai al capolinea.

domenica 3 settembre 2017

I libri mi fregano



I libri mi fregano, perché io vado in biblioteca con in testa un titolo specifico ed esco con tutt'altro. Come ieri mattina, ad esempio. Ci sono andato perché cercavo Il compagno segreto, di Joseph Conrad, ma purtroppo qui a Santarcangelo non c'è. Allora ho cominciato a girare tra i vari scaffali e i vari reparti, con particolare riguardo a quelli di narrativa e saggistica, i miei preferiti, per vedere se trovavo qualcosa di interessante. Il problema, ammesso che di problema si tratti, è che tra i libri c'è sempre qualcosa di interessante, anzi, non qualcosa, tantissime cose. Perché i libri sono così: attirano, catturano, irretiscono, un po' come le sirene di Ulisse. E quindi, alla fine, anche se non ho trovato Il compagno segreto, ho comunque riempito il cestino della bicicletta. Perché i libri sono così: mi fregano sempre.

sabato 2 settembre 2017

Tre giorni di Valentino Rossi

Da tre giorni le home page dei principali siti di informazione (informazione, vabbe'...) sono occupate dalla tibia di Valentino Rossi. Uno qualche domanda se la fa. Anzi no, niente domande, tutto quadra.

venerdì 1 settembre 2017

La religione non c'entra

Ogni tanto mi capita di sentire qualcuno dire: "Se non ci fosse la religione finirebbe anche il terrorismo, perché i terroristi non potrebbero appigliarsi ad essa per compiere le loro nefandezze." Non è così, per il semplice fatto che la religione non c'entra niente con quello che fanno, è appunto mero pretesto, e se non ci fosse si appiglierebbero a qualcos'altro, magari all'etnia, oppure, che ne so?, alla condizione sociale, all'appartenenza geografica o a quello che volete voi. Chi si fa esplodere in luoghi affollati o chi falcia persone con una macchina non lo fa perché glielo dice la sua religione ma perché spinto dal disagio sociale, dalla precarietà, dalla miseria, dall'emarginazione, e su questa gente qua è facilissimo fare il lavaggio del cervello. Per rendersene conto è sufficiente andare a vedere che persone erano quelle che hanno compiuto questi atti terroristici. Scusate, eh, credete davvero che una qualsiasi persona che avesse un lavoro, un reddito, un buon inserimento nella società si darebbe la pena di tribolare con esplosivi e auto omicide sapendo oltretutto di rimetterci la vita? Se uno qua sta bene chi glielo fa fare di ammazzarsi? Ecco perché la religione non c'entra niente. E se lo dico io, mangiapreti incallito...

giovedì 31 agosto 2017

Generazione Povia

Leggo delle vicende del povero Povia - un cantante, sembra - e penso alla mia generazione cresciuta con Guccini, Dalla, De André, Bertoli, Conte, De Gregori.

Niente, tutto finito.

Gentiloni superstar

Si racconta in giro che il silenzioso e tranquillo Gentiloni, immune dalla sindrome del twittatore compulsivo da cui era affetto quella macchietta del suo predecessore, goda di una sostanziosa dose di consensi che tende col tempo a diventare sempre più corposa. Poi, intendiamoci, magari il suo governo porta avanti le stesse porcate di quello prima, e forse pure di peggiori, però vuoi mettere il valore aggiunto portato dal dare al popolino l'impressione di non esserci? Fare porcate senza dare nell'occhio. Renzi 'sta cosa qua mica l'aveva capita, e infatti l'ha pagata.

martedì 29 agosto 2017

Cosa leggo?

"Ba', ho finito il libro, ne hai qualcuno da consigliarmi?"
"Come no? Andiamo di là, nella libreria della sala, vediamo cosa c'è."

La soddisfazione più grande per un padre che legge è avere una figlia che legge.

domenica 27 agosto 2017

Quella Rimini feroce

Animali feroci che girano di notte in cerca di prede. Stavolta è successo qua a Rimini, città in cui sono nato e in cui per vari motivi bazzico praticamente tutti i giorni. Una Rimini che oggi mi è difficile riconoscere. Penso ai due poveretti, una coppia di giovani polacchi, che sono capitati in questa sorta di arancia meccanica balneare, e a cui probabilmente nessuno ha detto che in pieno notte sulla spiaggia di Miramare è meglio non avventurarsi. Tutti lo sanno, qua, io stesso ho sempre proibito alle mie figlie di farlo, anche se in compagnia degli amici, perché ombrelloni e cabine chiuse, nell'oscurità diventano il ritrovo di sbandati, relitti umani, delinquenti. Tutto ciò non vuole essere un'attenuante alla gravità di quanto è successo, non vuole essere una sorta di se la sono cercata o cose simili, non è nella mia natura concepire certi tipi di pensieri, ma vuole essere solo una cruda rappresentazione della realtà, senza voler ovviamente generalizzare né fare di ogni erba un fascio.

Altri animali girano in cerca di prede, animali meno feroci ma ugualmente pericolosi, sono i leoni da tastiera dei social network, quelli che di fronte a tragedie come questa, davanti alle quali ci dovrebbe essere spazio solo per la pietà e una silenziosa indignazione, imbastiscono discussioni lunari e assurde sull'etnia degli aggressori, come se alle due povere vittime, nei loro letti in ospedale, importasse qualcosa dell'etnia dei loro aguzzini, o come se servisse a dare una patente di maggiore o minore gravità a questa tragedia. Sono gli sciacalli 2.0, cresciuti a pane, ignoranza e vuoto di pensiero e di intelletto, quel vuoto su cui hanno costruito la loro fortuna politica (ed economica) certi personaggi che conosciamo fin troppo bene.

Domenica mattina

Sarà l'età, boh, a questo punto penso di tutto, sarà perché ormai le ore di sonno che mi servono sono quelle e farcene stare di più non è possibile. Saranno forse tutte queste cose insieme, chi lo sa? Fatto sta che, da un po' di tempo a questa parte, la domenica mattina mi sveglio presto, suppergiù in linea con gli altri giorni della settimana, attorno alle sei e mezza, sette, e non riesco in alcun modo a riprendere sonno. E allora cosa faccio? Leggo - sul mio comodino torreggia sempre una imponente pila di libri - spulcio i siti per vedere che durante la notte non sia successo qualcosa di nuovo rispetto a ieri sera (paranoia allo stato puro) e poi vengo qui a scrivere che non riesco a riaddormentarmi. A qualcuno dei miei trentadue lettori fregherà 'sta cosa, no?

venerdì 25 agosto 2017

I nuovi vigilantes della dottrina cattolica

Se ci pensate, chi può mai avere maggiore autorevolezza di quelli di forza nuova per verificare che la predica di un sacerdote sia perfettamente allineata ai dettami dell'ortodossia cattolica? Nessuno, ovviamente. E d'altra parte i forzanovisti sono noti all'universo mondo per essere cresciuti a pane, libri e teologia, e quindi tutti fini teologi, esperti ermeneuti e competentissimi esegeti, che al confronto David Maria Turoldo era una mezza pippa. Io, fossi don Biancalani, sarei molto emozionato di avere un simile uditorio.

martedì 22 agosto 2017

Basta che non parli di migranti

Bergoglio piace, si sa - allo scrivente no, ma è cosa nota - basta che non si metta a parlare di migranti, perché altrimenti i fanatici delle tradizioni cristiane (presepi, croci ecc.) ci mettono un attimo a mandarlo a quel paese.

lunedì 21 agosto 2017

I cretini sono sempre sgrammaticati

Fateci caso: gli stupidi e gli stronzi sono quasi sempre sgrammaticati. Prendete ad esempio il grandissimo stronzo che nel milanese ha lasciato il messaggio ingiurioso alla persona disabile che, giustamente, ha chiamato i vigili perché il posto auto che le spettava era abusivamente occupato dal tipo di cui sopra. Quali sono le due cose che saltano subito all'occhio leggendo il vile messaggio? Puntini di sospensione in quantità e punti esclamativi idem, oltre a un vistosissimo errore di grammatica nel termine handicappato.

I puntini di sospensione in quantità (se ne devono usare tre, non di più e non di meno) fanno dedurre che il poveretto non conosca una delle regole basilari del buon scrivere, e i punti esclamativi in quantità confortano e corroborano questa deduzione. Chi in vita sua ha aperto almeno un libro, sa che nessuno scrittore, se non in casi particolari e rarissimi, ha mai usato più di un punto esclamativo (o interrogativo) consecutivamente, così come nessuno scrittore degno di questo nome ha mai usato, né mai userà, un numero di puntini di sospensione diverso da tre. Aggiungiamo a tutto questo il vistosissimo errore grammaticale già accennato sopra e abbiamo il perfetto identikit dell'estensore di quell'obbrobrio: un somaro patentato.

Fateci caso: ignoranza, cinismo e stupidità vanno sempre a braccetto. Sempre. Chi ha un account su un qualsiasi social network è la prima cosa di cui si rende conto: le osservazioni e i commenti più intelligenti, civili, tolleranti e umani sono vergati sempre da persone che sanno scrivere bene, che non fanno errori di grammatica o di sintassi, ossia da persone abituate a leggere, studiare, documentarsi. I commenti più stupidi, cinici e beceri, invece, sono sempre sgrammaticati, cioè scritti da somari come quello che ha lasciato il messaggio al disabile.

Aiutiamo la Pavone

Quindi, ricapitolando, la difesa della signora Pavone sta tutta nel fatto che sì, magari ha condiviso una bufala, ma se la suddetta bufala viene riportata da molti giornali potrebbe essere meno bufala e quindi passibile di essere ripubblicata tranquillamente senza farsi troppe domande.

Datelo a me un martello, va'.

domenica 20 agosto 2017

Paura

Alla fine vince la paura, che lievita inesorabilmente ad ogni attentato. Adesso poi circola la voce che i prossimi saremo noi, e stiamo quindi giungendo allegramente al parossismo della paura, quella paura che ha il potere mai eguagliato da nient'altro di anestetizzare gli intelletti e la razionalità, già messi a dura prova dall'ignoranza dilagante generata da un trentennio di dittatura televisiva, prima, e dall'avvento dei social poi. E quindi, oscurato per benino ogni lume della ragione, ecco che ogni straniero è un potenziale terrorista, ecco che si stabiliscono inesistenti relazioni tra Ius Soli e terrorismo, ecco che si comincia a guardare con un barlume di sospetto il nostro collega di lavoro marocchino, quello con cui fino a ieri scambiavamo battute e sciocchezze.
È la paura, bellezza, quella fomentata ogni giorno dai professionisti dell'odio coi loro fogliacci buoni giusto per incartare il pesce, e forse neanche quello. La paura e i fomentatori di odio: i migliori alleati che i terroristi potevano sperare di trovare.

sabato 19 agosto 2017

Quello della terza C

A me Fabrizio Bracconeri stava già sulle balle ai tempi in cui faceva certi telefilm idioti - era il periodo in cui ancora la tv la guardavo, non come adesso che la accendo solo per vedere Quark o qualche serie tv sulle chiavette usb. Un'antipatia, insomma, nata in tempi antichi e corroborata in tempi recenti dalla lettura dei suoi farneticanti e sgrammaticati deliri twitterini.

giovedì 17 agosto 2017

Bazooka dream

L'estate è quella stagione in cui può capitare che ai vicini arrivi una bella nipotina. I nipoti sono la gioia dei nonni, si sa, e può anche capitare che, siccome i genitori della pargoletta lavorano entrambi, la piccola passi tutte le giornate con loro; dalla mattina, quando i genitori la lasciano, alla sera, quando la vengono a prendere. I nipotini, si sa, portano gioia, serenità, allegria, che nelle lunghe giornate estive di luglio e agosto, all'aperto, possono però trasformarsi in urli e schiamazzi vari. Non della nipotina, poverina, che ancora, vista la tenera età, si limita a pochi e lievi gorgheggi che tutto sommato possono anche risultare gradevoli; no, mi riferisco agli urletti striduli e fastidiosissimi con cui nonni e parenti vari assortiti cercano di imitare i suddetti gorgheggi, pensando evidentemente di riuscire a riprodurli ammantati della stessa leggerezza e soavità con cui li emette la pargoletta, senza rendersi conto, invece, dei risultati, che vanno dal barrito dell'elefante spaventato in corsa al guaito del cane a cui una macchina sia accidentalmente montata su una zampa. 
In mezzo a tutto questo bailamme c'è lo scrivente, che, arrivato a casa a metà pomeriggio dopo nove ore di magazzino, prova a mettersi giù un'oretta, agognando un impossibile riposo e pensando ripetutamente alla potenza salvifica che potrebbe in certi casi avere un bazooka.

mercoledì 16 agosto 2017

Neanche un asteroide

Pensavo che due cose sopravvivrebbero sicuramente anche a un asteroide che facesse piazza pulita di tutto: le polemiche sul palio di Siena e il meeting di Comunione e Fatturazione qua a Rimini.

martedì 15 agosto 2017

I cocomeri dell'Assunta

Dice il parroco, nell'omelia - mi è stato riferito - che questa cosa di mandarsi immagini di cocomeri su Whatsapp in occasione del Ferragosto non è seria, è superficiale e segno inequivocabile che, in generale, non si è capito a fondo l'importanza e il significato dell'Assunzione, una delle più importanti ricorrenze della cristianità. Sarà anche vero, per carità. Se però si considera che questa ricorrenza è stata istituita poco più di una sessantina di anni fa, e dopo duemila anni dalla nascita di Cristo, il pensiero che pure la chiesa ci abbia messo un pochino (circa 1950 anni) a capirne l'importanza, viene. E magari questa cosa può essere anche considerata un'attenuante per chi, oggi, non abbia ancora compreso appieno il suo significato. O no?

lunedì 14 agosto 2017

Le querele della signora Boldrini

Francamente non so se possa servire a qualcosa l'iniziativa presa da Laura Boldrini, avviata con lo scopo di difendersi dalla marea di insulti che a spron battuto continuano a pioverle addosso dai cretini del web. Penso comunque di no. Diciamo però che la sola idea che la signora si faccia una lista di nominativi di questi cretini, magari scelti tra gli estensori delle turpitudini più squallide, e con questa lista si presenti alla Postale, è abbastanza gustosa, soprattutto pensando alla reazione dei leoni da tastiera cui arrivi a casa la notifica di querela. Anche perché, generalmente, questa plebaglia dell'intelletto è composta da leoni che sono leoni in virtù della sicurezza che pensano offra loro l'anonimato - non sanno, i poveretti, che in rete nessuno è anonimo veramente. Quindi, già la sola idea che la notifica trasformi come d'incanto i leoni di cui sopra in docili agnellini impauriti, pronti a profondersi in accorate scure e piangenti "non lo faccio più", vale la mossa della signora Boldrini.

sabato 22 luglio 2017

Chiedono perdono

Qua a Rimini si terrà a breve una manifestazione "riparatrice", organizzata da un movimento di invasati ultracattolici, con cui chiedere perdono a Dio perché esistono persone che si amano a prescindere dai propri orientamenti sessuali. Così, giusto per dire a che punto siamo arrivati.

giovedì 20 luglio 2017

Dice che è stato un gioco vile



Dice che è stato un gioco vile, quello di andare ad indagare su ciò che è successo per alcuni decenni in quel bell'ambientino che doveva essere il coro del duomo di Ratisbona, dando così ad intendere che il vero scandalo non sono state le sevizie sistematiche a cui sono stati sottoposti centinaia di bambini in quei decenni, ma il fatto che le suddette sevizie siano venute alla luce e siano state fatte oggetto di indagine. Questo è il vero scandalo.
Adinolfi, Anno Domini 2017.

domenica 16 luglio 2017

Involuzioni

Leggo di manifestazioni, in giro per lo stivale, contro i vaccini, organizzate da mentecatti che invocano una fantomatica sorta di libertà per i propri figli di poterli non fare, e mi rendo conto - non solo da questo, ma attualmente è ciò che maggiormente salta all'occhio - che ci troviamo in un'epoca di, come chiamarla?, regressione antropologica e involuzione culturale come forse non si sono mai viste nella storia. E tremo all'idea di quello che potrebbe succedere quando il ramo discendente di questa parabola toccherà il suo punto più basso.

venerdì 14 luglio 2017

Fedez e quell'altro

Vedo in giro i manifesti di J-Ax e Fedez in tour e, da vecchio fossile inacidito quale ormai sono, ripenso ai manifesti dei tour che vedevo affissi per le strade quand'ero giovane: Dalla e De Gregori, I Nomadi e Guccini, De André con la PFM e tanti altri, e mi chiedo in quale insondabile abisso sia precipitata la musica oggi.

lunedì 3 luglio 2017

Villaggio

Per carità, bravo, tutto quello che volete, e molti suoi film li ho visti pure io, quindi dispiace, ma il vero dispiacere l'ho provato quando è morto Eco. Villaggio non m'ha cambiato la vita, non ha portato ad essa del valore aggiunto, i libri di Umberto Eco sì.

sabato 1 luglio 2017

Quand'ero ragazzino



Quand'ero ragazzino era molto in voga un gioco composto - vado a memoria - da un specie di tappeto verde di plastica morbida con dei buchi. Il tappeto era di un certo spessore e dai buchi, attraverso un meccanismo a molla, spuntavano delle teste di personaggi (o erano animali? Boh!) che il giocatore doveva ricacciare nelle rispettive cavità utilizzando un martelletto di plastica, dalla forma simile a quello di legno utilizzato dai giudici nelle aule di tribunale. Il gioco era naturalmente complicato dal fatto che ogni volta che si colpiva una testa ne spuntava un'altra da un'altra parte, all'infinito, e finiva praticamente solo quando si fosse stancato il giocatore.
E niente, questo vecchio passatempo mi è tornato in mente oggi.

lunedì 26 giugno 2017

Mica ha perso...

È fantastico. Non avrebbe ammesso la sconfitta neppure se tutti i comuni sotto ballottaggio fossero passati alla destra. Perché lui è così. Un bambino alla materna se lo mangia, a maturità.

domenica 25 giugno 2017

Banche venete

Ciò che non mi spiego nella vicenda del disastro delle banche venete, disastro che come al solito contribuiremo tutti a mettere a posto, è come possa dire Gianni Zonin, noto imprenditore vinicolo veneto e presidente per vent'anni della popolare di Vicenza, di non aver mai saputo niente dei dissesti in cui versava la sua banca. Ma come? Tu sei presidente di una banca per quattro lustri e non sai niente di ciò che succede al suo interno? Non sai niente di ciò che combinano amministratori e manager? Ma che presidente sei? Boh...
Ah, visto che la malagestione e le malefatte di tali amministratori e manager hanno creato i dissesti che saranno ripianati anche con soldi pubblici - la bad bank sarà messa a carico dello Stato, un po' come accadde per Alitalia ai tempi del leggendario salvataggio targato Berlusconi - ci aspettiamo che Salvini si precipiti a organizzare sit-in di protesta di fronte alle due banche venete come fece un paio di anni fa a Siena davanti alla sede di Mps.
Perché ci andrà, no?

venerdì 23 giugno 2017

Morire di morbillo nel 2017

Non credo che la tragedia del piccolo di sei anni, leucemico, morto per le complicanze cerebrali e polmonari generate dal morbillo, trasmessogli da fratelli non vaccinati, servirà a far rinsavire qualcuno dei tanti (come definirli?) antivax in circolazione. Perché queste sono persone che, in generale, non hanno margini di elasticità mentale sufficienti a smuoverli dalle loro granitiche e assurde convinzioni, e, catalogato rapidamente come mero colpo di sfortuna quanto accaduto, continueranno a pensare che i vaccini siano il male e la libertà di rifiutarli un diritto sacrosanto - è una balla, ovviamente: la libertà di non vaccinare finisce quando va a mettere a rischio l'incolumità pubblica, in questo caso ben più importante. E questi non si smuoveranno dalle loro idiote idee perché il meccanismo mentale che le genera è il medesimo che sta alla base di ogni complottismo: scie chimiche, undici settembre, Luna e tutto quello che volete.
Sperando di sbagliarmi, temo proprio che questo sfortunato bambino sia morto invano.

martedì 20 giugno 2017

Traccie ministeriali

Ora, l'errore di grammatica ci può anche stare, anche se sul sito del Miur, converrete con me, una gaffe di questo tipo acquista una valenza peggiorativa assai più marcata rispetto ad altri ambiti. E ammettiamo pure, ché qua si è ottimisti, che l'estensore della pagina sia caduto vittima di una banale distrazione ma che in realtà sappia benissimo come si scrive tracce. Però, cavolo, almeno la fonetica, eh. Voglio dire che se il tapino avesse anche solo mentalmente ripetuto l'abominevole frase, si sarebbe probabilmente accorto subito dell'errore. E andiamo, su, chi mai pronuncerebbe traccie con la i? Quindi, a questo punto, l'ottimismo di cui sopra scema miserevolmente e si fa strada la triste certezza che l'estensore non sapesse veramente che la i non ci vuole.

lunedì 19 giugno 2017

Kidman

L'attrice Nicole Kidman spegne cinquanta candeline e dice di essere felice - qui verrebbe automatico un grazie al cavolo; poi, ripensandoci, mica è scontato che un'attrice famosissima a cinquant'anni sia felice. Aggiunge che mai e poi mai tornerebbe indietro a quando ne aveva venti o trenta, adducendo qualche motivazione a mio avviso abbastanza banale e scontata. Diciamo che qua si è propensi a credere che, se potesse, a venti o trent'anni ci tornerebbe eccome. Hai voglia.

venerdì 16 giugno 2017

Come i cani

Si sono avvicinati (per caso? Mah...), si sono guardati, hanno cominciato a scodinzolare, ad annusarsi; come i cani, avete presente? Poi e' stato amore, che ha avuto la sua sublimazione definitiva dopo il flop alle amministrative di domenica scorsa. E siccome ogni volta che qualcuno prende una bastonata nei denti ha immediatamente bisogno di recuperare, dopo essersi leccato (a proposito di cani) e rammendato alla bell'e meglio le ferite si butta in quello che da sempre e' un porto sicuro per il recupero veloce di consensi: lo sfruttamento della paura e della xenofobia. Quindi, subito una rapida e tonificante demonizzazione di immigrati e Rom e, come ciliegina sulla torta, niente appoggio allo Ius Soli, cosa che ha scatenato orgasmi multipli a quello della felpa, il quale ha prontamente abbracciato i nuovi partners.
Come i cani per strada. Magari all'inizio sono un po' diffidenti. Ma passa subito.

martedì 13 giugno 2017

Alfredino

Quando successe la tragedia del piccolo Alfredino (http://tinyurl.com/yc6tel49) avevo undici anni, troppo pochi per poter ricordare i dettagli della vicenda ma sufficienti a permettere alla mia mente di fissare indelebilmente qualche scampolo di ricordo. Tra questi, sicuramente la lunga diretta televisiva e mio padre che appena poteva la seguiva. Io non mi interessavo del fatto in se', a quell'eta' la mia attenzione era dirottata su altre cose, come del resto e' logico che fosse, tuttavia ricordo che avvertivo che qualcosa di grave era successo, lo intuivo dalle espressioni di mio padre e dai commenti che scambiava con mia madre. Cresciuto, ho poi compreso appieno la portata di quella tragedia, e oggi capisco perfettamente l'angoscia che attanagliava i miei. Per quanto riguarda le polemiche che ci trasciniamo dietro da trent'anni relative all'opportunita' o meno di realizzare quella lunghissima diretta televisiva, beh, quelle le lascio ad altri. Non mi interessano.

sabato 10 giugno 2017

Tra Berlusconi e Pisapia

Dopo lo psicodramma in Parlamento che ha affossato l'accordo sulla legge elettorale, della cui definizione e stesura chiara e definitiva non e' mai fregato niente a nessuno, l'imbonitore si e' detto piu' che disponibile a un accordo con Giuliano Pisapia, rappresentante di quella sinistra che a Renzi e' sempre stata largamente sulle balle senza che ne abbia mai fatto mistero, essendo lui, notoriamente, uomo della destra piu' maneggiona e intrallazzatrice. La giravolta e' stata notevole, ne converrete; l'accordo saltato penosamente e grottescamente ier l'altro, infatti, era stato stipulato tra Renzi, Grillo e Berlusconi. Caduta la patetica messinscena, ora il nostro si butta con nonchalance tra le braccia di chi politicamente sta agli antipodi del tipo delle cene eleganti e soci, Pisapia appunto, il quale giustamente gli risponde picche.
Cosa denota tutto cio'? Molto semplice: la volonta' di salire su qualunque treno, il prima possibile, per poter tornare cosi' nella stanza dei bottoni da cui se ne ando' solo pochi mesi fa, accompagnando la sua uscita di scena con la solenne promessa di togliersi dai coglioni e non farsi piu' vedere. Il tentativo di avvicinarsi a Pisapia, ora, e' solo l'ennesima dimostrazione che non c'e' da parte di Renzi alcuna visione vagamente lungimirante, alcuna velleità programmatica, progettuale, di ideali, niente di niente. Solo giochini di bassa lega per tornare in sella. Peggiore di tutti i peggiori che l'hanno preceduto.

Silenzio e pieta' che mancano

Qualche anno fa mi capito' di dimenticare di passare a prendere mia figlia minore, Francesca, all'uscita da scuola. Credo che all'epoca facesse le medie. Quel giorno c'era uno sciopero dei mezzi pubblici e restammo d'accordo che sarei passato a prenderla io. Me ne dimenticai completamente, e me ne dimenticai, incredibilmente, nonostante il tragitto lavoro-casa prevedesse il passaggio proprio di fronte alla scuola. Una volta arrivato a casa mia moglie mi chiese: "Francesca dov'e'?" Rimasi impietrito. Mi fiondai di nuovo in macchina e mi precipitai a scuola, dove Francesca mi aspettava tranquillamente davanti al cancello ormai chiuso. Ovviamente questo episodio non ha nulla a che vedere con quanto successo ad Arezzo alla povera mamma che ha dimenticato la figlia di diciotto mesi in macchina e si è recata tranquillamente al lavoro, episodio che ha generato il tragico epilogo di cui avrete sicuramente letto. Non ha niente a che vedere tranne forse che per il meccanismo mentale che sta alla base dei due episodi, e che medici e scienziati hanno descritto perfettamente - sintetizzando brutalmente, si tratta di una specie di blackout mnemonico generato da frenesia, stress, mancanza di sonno, e guarda caso quando mi capito' di dimenticare Francesca era il periodo in cui facevo il turno di notte.
Tutto questo per dire che mi provocano un misto di rabbia e compassione le schiere di leoni da tastiera che hanno ricoperto di insulti la povera signora e il marito (cosa c'entri il marito, poi, non e' ben chiaro; si vede che per i leoni di cui sopra un bersaglio vale l'altro, l'importante e' colpire per poter buttare fuori i mostri che si hanno dentro, come direbbe Gaber) fino a costringerli entrambi a chiudere i rispettivi profili facebook. C'e' questa frenesia generalizzata di additare, di giudicare; c'e' questo bisogno imperioso di gettare addosso il crucifige senza sapere, senza provare ad immedesimarsi, senza neanche farsi sfiorare dal dubbio che domani potrebbe capitare a chiunque, magari pure a quei leoni tanto bravi a puntare il dito, perche' si tratta di eventi che sono successi, succedono e purtroppo succederanno ancora, e che di nuovo daranno il diritto ai soliti noti dalle granitiche certezze e sicurezze di poter gettare addosso altre vagonate di quel letame generato dai loro poveri intelletti e dalla loro povera umanita'. La' dove, invece, servirebbero solo silenzio e pieta'.

mercoledì 7 giugno 2017

Il blocco del... blogger

Così come esiste il blocco dello scrittore, probabilmente esiste anche il blocco del... blogger. Non è che io abbia intenzione di chiudere baracca e burattini, intendiamoci, a questo blog sono affezionatissimo, solo che ultimamente mi manca la voglia di venire qui e scrivere. Sarò vittima di una fase acuta di indolenza, chi lo sa? Sarà che è praticamente già estate e col caldo non ho voglia di stare lì ad accendere il pc per scrivere (certo, c'è sempre il cellulare ma volete mettere la scomodità?); sarà che il mio comodino trabocca di libri in attesa di essere letti, o forse saranno tutte queste cose assieme, chi lo sa? Comunque sia, aspetto che mi passi il blocco del blogger.

sabato 3 giugno 2017

Legge elettorale e grillini

Stavo osservando un po' i grillini. Anzi è da un po' che li osservo, più o meno da quando, nel 2014, si allearono in Europa con quel buzzurro di Farage: razzista, nuclearista, militarista, alfiere delle energie fossili e antiambientalista, tutte posizioni antitetiche alle battaglie combattute fin lì dal movimento di Grillo e soci - movimento che agli inizi un paio di volte votai, salvo pentirmene poco dopo.
Negli ultimi giorni sono successi un paio di fatti di cui si è parlato molto; uno è l'uscita dell'America, voluta da Trump, dagli accordi sul clima di Parigi; l'altro è l'accordo Renzi-Grillo-Berlusconi sulla nuova legge elettorale, una finta legge alla tedesca in cui di tedesco, se si esclude lo sbarramento al cinque per cento, c'è solo il nome. Sulla faccenda Trump non c'è stato un grillino che sia uno, dal guru in giù, che abbia fatto un commento. Silenzio assoluto. Ma come? Un movimento che ha fatto per almeno tre lustri battaglie in favore dell'ambiente, delle energie pulite, delle rinnovabili, non ha nulla da dire sulla decisione presa da quel pericolosissimo cretino di uscire dagli impegni presi in questa direzione dall'amministrazione precedente? Niente niente per davvero? E dell'accordo sulla legge elettorale preso da Grillo su input - dice lui - di una democratica decisione ratificata dagli iscritti al sacro blog, ne vogliamo parlare? Vogliamo spiegare i motivi per cui adesso va benissimo una legge porcata peggiore del Porcellum, che prevede liste bloccate e che riempirà il Parlamento di nominati invece che di eletti, sistema contro cui il M5S ha battagliato per anni?
La ragione è semplice: la spinta ideale è finita, era roba degli inizi, ed è finita la presunzione di essere diversi dagli altri, una presunzione che non paga più. Come dice un noto detto: se non li puoi combattere, fatteli amici. Et voilà: detto e fatto.

venerdì 2 giugno 2017

È una vita difficile

Due degli appuntamenti della comparsata di Salvini, qua nel riminese, avranno luogo in un noto ristorante di Riccione e in una nota pasticceria di Morciano.
No, per dire la vitaccia che deve fare certa gente.

giovedì 1 giugno 2017

Avevo sete e mi avete dato da bere

Credo che qualche film in cui si vede qualcuno che muore di sete nel deserto l'abbiano visto più o meno tutti. Anche io ne ricordo qualcuno. In uno, ad esempio, che mi pare vidi da bambino, si vedeva un cowboy stremato dalla sete che vagava in qualche deserto americano (forse quello dell'Arizona? Boh, vatti a ricordare) e che per sopravvivere tagliava col coltello pezzi di cactus e ne spremeva le gocce d'acqua trattenute dalla nota pianta. Non ricordo se quel cowboy si salvò oppure no. Sicuramente si salvò Il Biondo (Clint Eastwood) de Il buono, il brutto, il cattivo, nella famosa scena in cui, legato a un cavallo, fu costretto a farsi a piedi chilometri e chilometri nel deserto. Quelli che invece non si sono salvati e sono morti di sete, non sono attori, sono i quaranta migranti rimasti in panne nel deserto del Niger mentre cercavano di attraversarlo per riuscire a raggiungere le coste della Libia. Erano quarantasette persone, provenienti dal Ghana e dalla Nigeria; se ne sono salvate cinque; le altre, tra cui diciassette donne, tre neonati e tre bambini, sono morte di sete, proprio nel deserto di quella terra che è considerata tra le più calde al mondo. 
Quello che più provoca rabbia è che se questi poveretti fossero riusciti a scampare a tutti i pericoli e le insidie del loro viaggio disperato verso la speranza, nel percorso tipico che seguono ogni giorno tantissimi altri disperati, e fossero riusciti a sbarcare qui da noi, avrebbero trovato gente come quell'inemendabile testa di cazzo di Salvini, e altri, che li avrebbero considerati illegali, perché questi devono tornare a casa loro, perché prima gli italiani e stronzate simili. Lo stesso Salvini che ogni anno, sotto Natale, inscena la patetica commedia della difesa del presepe, al centro del quale sta il tizio che ha passato la sua breve vita a predicare la fratellanza universale e che a questi li avrebbe accolti a braccia aperte, buoni, brutti o cattivi che fossero.

mercoledì 31 maggio 2017

Direzione (PD)

Sono arrivato al punto che mi infastidisce anche il solo ascoltare per sbaglio la sua voce, com'è successo stamattina, quando Radio Capital ha trasmesso un paio di passaggi del suo intervento alla direzione PD. A volte mi domando come facciano quelli che lo seguono a farsi affascinare da uno così. Uno che nei due anni che è stato al governo è riuscito a disattendere e a non mantenere tutto ciò che poteva disattendere; uno che ha costruito un partito più personalistico di quanto fece Berlusconi col suo; uno che ha fatto della strafottenza e del dileggio dell'avversario, dove per avversario si intende chiunque avesse idee diverse dalle sue, il suo preferito modus operandi. Uno che si era impegnato reiteratamente e solennemente a dimettersi e a mollare la politica in caso il 4 dicembre avessero vinto i no, come è effettivamente successo. È tutto come se niente fosse, come se quella colossale batosta non ci fosse mai stata, è tutto dimenticato. D'altra parte noi non siamo l'Inghilterra, dove un David Cameron qualsiasi - che anche lui non è mai stato 'sta gran cima - riesce a dimostrare il minimo sindacale di serietà e dignità dimettendosi da tutto, come aveva promesso, dopo il referendum sulla Brexit. Non siamo l'Inghilterra, siamo il paese dove una qualsiasi Wanna Marchi della politica può rifarsi una verginità in pochissimo tempo, ché qua la memoria è sempre stata corta.

lunedì 29 maggio 2017

Se il chirurgo sbaglia

Boh, non so, a me questa vicenda ha colpito molto. Certo, è normale che tragedie del genere colpiscano, credo, ma ancora di più mi ha colpito la reazione del chirurgo, all'insegna della totale ammissione del suo errore senza alcuna attenuante e del sentirsi morire dentro dopo aver provocato una tragedia del genere. Sarà forse perché viviamo ormai in una società dove l'ammissione di aver sbagliato viene vista come una debolezza, un difetto, e quindi si tende sempre a cercare scuse, giustificazioni, non so. È una di quelle tragedie da cui si esce male quale che sia la prospettiva da cui si guarda. Dispiace infatti per il giovane paziente deceduto, tra l'altro un padre con moglie e figli, e dispiace per il chirurgo che ha commesso l'errore che ha causato la tragedia. 
Difficile commentare.

sabato 27 maggio 2017

Marchisio e i migranti

Ciò che più provoca irritazione nella vicenda di Marchisio, che sulla sua pagina facebook ha scritto un post di grande sensibilità sulla tragedia dei migranti, sono i commenti dei soliti premi Nobel per la capacità intellettiva secondo i quali, siccome lui è ricco, "certo discorsi non fanno per voi", magari accompagnati dall'accusa di "ipocrisia della peggiore e stucchevole". Questi premi Nobel per l'imbecillità dovrebbero spiegare perché un giocatore che guadagna milioni di euro ogni anno non possa provare tristezza e dispiacere per le tragedie che accadono ogni giorno nel Mediterraneo, e perché rendendo pubblici questi sentimenti passi automaticamente da ipocrita. Esiste per caso un automatismo, magari descritto da qualche postulato della fisica, che equipara ricchezza e cinismo oppure ricchezza e superficialità? Non mi risulta. Ma naturalmente io non sono un Nobel come quei commentatori, quindi chissà...

Otite e omeopatia

Chissà, forse tragedie simili hanno una correlazione con il calo delle vaccinazioni, ma è solo un'ipotesi, basata sulla possibilità che in entrambe le situazioni i soggetti interessati si facciano forti della stupida convinzione che il corpo umano basti a se stesso nel contrastare le patologie che gli capita di ospitare. Se la piega di regressione presa dalla società cosiddetta evoluta comincia ad arrivare a questi livelli, non mi stupirò se prima o poi qualcuno inizierà a curare i propri figli coi medievali salassi.

giovedì 25 maggio 2017

Un altro lascito del berlusconismo



La questione in sé non mi interessa più di tanto. Mi interessa molto di più il relativo commento di Matteo Renzi, quello che leggete qui sopra, perché emblematico di un modo di pensare ormai talmente diffuso da essere purtroppo diventato quasi naturale: la delegittimazione di un organo inquirente quando un suo pronunciamento va in senso contrario a quanto era nelle aspettative. In questo caso sul banco degli imputati è il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che, chiamato a pronunciarsi sulle modalità di nomina di alcuni direttori di prestigiosi musei italiani, ha trovato delle irregolarità e ha disposto, a causa appunto di queste irregolarità, la decadenza di alcuni di essi dalla carica ottenuta. In un paese normale si sarebbe preso atto di questa sentenza e ci si sarebbe adoperati per rifare le cose a regola d'arte, nel nostro no. Il primo che avrebbe dovuto prendere questa strada ammettendo gli errori e impegnandosi a ripararli, prende invece l'altra strada, quella del ridicolo. Il TAR sentenzia che ci sono delle irregolarità? È il TAR che sbaglia, e come tale andrebbe cambiato. Se ci pensate, è uno dei tanti lasciti di quel berlusconismo che ha ammorbato l'Italia nell'ultimo ventennio: il disprezzo per il rispetto delle regole e l'idea che queste si possano e si debbano cambiare al fine di piegarle a un proprio interesse personale.
Triste, ma è tutto qua.


mercoledì 24 maggio 2017

Bei ragazzi in salute

L'ennesima strage nel canale di Sicilia, dove la maggior parte delle persone decedute erano bambini, mi ha fatto venire in mente una breve conversazione che ebbi con una monumentale testa di cazzo che, per qualche oscuro motivo, incrociò anni fa la mia strada - ci vuole pazienza, la vita è difficile che ti metta accanto solo persone intelligenti e sensibili, sarebbe chiedere troppo, non credete? Si discuteva appunto delle migrazioni, uno dei maggiori problemi che deve affrontare la società contemporanea, europea ma non solo, un problema complesso, ricco di sfaccettature e implicazioni, e che appunto a causa di questa complessità è impensabile immaginare di risolvere con quelle quattro stronzate che sparano Salvini e accoliti vari ogni volta che aprono bocca. Ecco, mentre io cercavo di spiegare a lui qualche scampolo di questa complessità, sperando in qualche modo di fare breccia nello spessa coltre di ottusità che permeava la sua attività neuronale, lui se n'è venuto fuori, a un certo punto, con qualcosa tipo (vado a memoria): "Ma tu dove li vedi tutte queste donne, questi bambini in fuga da guerra e miseria? Io vedo passare dei gran ragazzotti tutti belli pimpanti, in salute, atletici..."
Da quel preciso momento ho capito che stavo sprecando fiato ed energie, ché la coltre di ottusità era non solo impenetrabile ma addirittura inscalfibile, e subitaneo è partito il mio vaffanculo, il solo linguaggio che il mio sfortunato interlocutore era evidentemente in grado di intendere.

lunedì 22 maggio 2017

Divertissement

Nelle ultime ore ci è giunta notizia di un ottuagenario pregiudicato che (ri)discende in campo travestito da animalista e di un comico ricco sfondato che definisce il suo movimento come quello dei nuovi francescani. Chissà se anche negli altri paesi la politica è così tragicamente divertente?

Facebook non ce la farà mai

Credo che il social di Zuckerberg, dal quale mi sono definitivamente cancellato qualche mese fa e senza nessun rimpianto, non riuscirà mai darsi una regolazione degna di questo nome per quanto riguarda il contenimento di contenuti di sesso esplicito, violenza, terrorismo, razzismo ecc. E non ci riuscirà mai perché, come del resto ammette sottovoce chi ha avuto accesso ai manuali di regolazione, non è tecnicamente e umanamente possibile monitorare ciò che mettono in rete quasi due miliardi di utenti. Come infatti scrive Wired, "Facebook analizzerebbe più di 6,5 milioni di segnalazioni a settimana relative ad account potenzialmente falsi (Fnrp, cioè “fake, not real person”). I documenti rilasciati ai moderatori nell’ultimo anno, danno la misura di quanto difficile possa essere per chi fa il loro lavoro prendere decisioni (spesso in poco più di 10 secondi)."
È una battaglia persa, via.

venerdì 19 maggio 2017

Sul Briatore pensiero

Ieri sera, in macchina, ho ascoltato su Radio Capital Vittorio Zucconi che intervistava Flavio Briatore per telefono. Ora, per fare in modo che ascoltiate l'intervista per intero, in caso vi interessi, dovrei andare a cercare il relativo podcast e linkarvelo, ma non ne ho voglia. In ogni caso, tra le tante cose dette dal noto imprenditore, alcune giuste e altre a mio giudizio emerite corbellerie, ce n'è stata una che mi ha lasciato perplesso. In realtà non è un concetto nuovo, anzi negli ultimi anni se ne parla parecchio, purtroppo. La faccio breve. 
Briatore, su domanda di Zucconi relativa a come abbia iniziato la sua carriera di imprenditore, ha detto di aver iniziato da giovanissimo a lavorare. Non subito come imprenditore, ovviamente; da ragazzino andava infatti a raccogliere le mele nei campi per guadagnare qualche soldino, il resto è venuto dopo, piano piano. Di qui, lo spunto per tornare sul vecchio ritornello che lavori come quello, e altri simili, i giovani d'oggi non hanno più voglia di farli, perché studiano, vanno all'università e quando escono di lì non è che si mettono a raccogliere mele o fragole. E non è vero - ha continuato sempre Briatore - che il lavoro non c'è: c'è, ma di questi tempi occorre anche adattarsi, e pure se laureati, piuttosto che stare a casa senza fare niente sarà pur meglio andare a raccogliere fragole, o no? Zucconi gli ha replicato che è un po' difficile pensare che un architetto o un medico o un ingegnere o un letterato freschi di laurea si adattino a raccogliere mele o a fare i carpentieri. Allora non studino, ha ribattuto il primo: facciano la scuola dell'obbligo e poi s'imparino un mestiere. E al diavolo l'istruzione.
Ora, a me questa cosa qui ha fatto venire in mente un vecchio articolo che Camillo Langone pubblicò qualche anno fa su Il Foglio di Ferrara, dove diceva che la denatalità progressiva e inarrestabile, nel nostro paese, è da addebitare alla sempre maggiore quota di donne che preferisce andare all'università e prolungare gli studi piuttosto che stare in casa e cominciare a fare figli. Con due figlie all'università, potete capire quale potrebbe essere stata la mia reazione a una anacronistica e maschilista stronzata come questa. Ecco, mi pare che questo concetto possa essere appaiato a quello espresso ieri sera da Briatore: Langone incolpava l'università della denatalità, Briatore incolpa l'università della disoccupazione. Insomma, chi studia è la causa di tutti i mali che affliggono la società moderna. La soluzione, quindi, qual è? Semplice: smettiamo tutti di studiare. Diventeremo così un popolo di ignoranti più di quanto non siamo già - e si sa che gli ignoranti sono più facilmente manipolabili degli acculturati - però risolleveremo l'Italia.

Il lungo racconto dell'origine



Leggendo questo libro mi è capitato più di una volta di pensare che gran parte dell'umanità avanza, progredisce, mentre una piccola parte continua a rimanere, perché vuole rimanere, al palo della conoscenza, e mi riferisco ad esempio a cose come quel 42 percento di americani che ancora dà credito al creazionismo, cose tipo Dio che ha creato l'uomo un diecimila anni fa (e perché non ventimila, già che c'era?) com'è adesso, bypassando l'evoluzione, e stupidaggini di questo genere. La Hack, in questo bellissimo saggio, spiega come gran parte delle antiche civiltà conosciute (Babilonesi, Cinesi, Maya, Inca ecc.) si è posta di fronte alle fatidiche domande relative a come sia nato l'universo, come sia nato l'uomo e via andando. Perché non è che questi interrogativi sono peculiarità dell'uomo moderno, ma hanno assillato i nostri progenitori fin da quando hanno messo piede sulla Terra. Ecco, i creazionisti che ancora credono in queste cose qua, e rivendicano con fervore la giustezza delle loro stupidaggini, è come se fossero ancora ai tempi delle antiche civiltà di cui sopra. 
Contenti loro.

mercoledì 17 maggio 2017

Ma la querela della Boschi a De Bortoli?

Ora, intendiamoci, non è che a queste cose qua si dia importanza più di tanto, ma se non ricordo male, appena poche ore dopo la pubblicazione dell'anticipazione tratta dal nuovo libro di De Bortoli, anticipazione che tirava in ballo la fatina buona delle riforme Maria Elena Boschi in merito a un suo interessamento nella vicenda banca Etruria/Unicredit, la signora in questione, tra tuoni, fulmini e lampi d'ira, minacciava già querela, ma proprio immediata, eh, roba da uscire subito di casa e precipitarsi alla più vicina Procura. Sono passati un po' di giorni, ormai, e della suddetta querela contro De Bortoli non risulta ancora esserci traccia. Si ipotizza che, sbollita l'incazzatura, magari l'avvocato le abbia fatto presente che a querelare qualcuno poi si va in tribunale e la spinosa vicenda va in mano a un giudice, e il giudice è lì per indagare, e il Ghizzoni poi viene chiamato a raccontare la sua versione, e al giudice non è che puoi raccontare balle perché poi se ti sgama sono guai. Comunque, com'è come non è, 'sta querela ancora non c'è. Chissà.

martedì 16 maggio 2017

Ancora su Medjugorje

Non è esatto dire che "Medjugorje continua a rischiare di dividere la Chiesa cattolica", rischio che sembra debba palesarsi dopo le recenti affermazioni con cui Bergoglio ha sostanzialmente bollato come bufale le ultime esternazioni della Madonna di quella zona. Non è esatto perché non si divide qualcosa che è nato su una frattura. Chi non conoscesse gli antefatti storici - e l'ottimo Malvino li narra superbamente qui - di tutto ciò che ruota attorno alle apparizioni in quella turbolenta zona dei Balcani, sappia che tutto ebbe inizio nel periodo a cavallo tra il XIV e il XV secolo, e sostanzialmente si riduce a una eterna diatriba tra la Chiesa di Roma e l'ordine francescano sotto la cui giurisdizione cadeva la regione di Mostar. Le presunte apparizioni, che si inseriscono in questo contesto storico, hanno sempre avuto ben poco di mistico e molto di geopolitico. Ma la storia, si sa, è notoriamente appannaggio di pochi, e quindi lasciamo pure credere che il rischio di una divisione ci sia.

domenica 14 maggio 2017

Uno degli ultimi Guccini



Ieri sera io e Chiara siamo andati a Cesena, al Carisport, a sentire Francesco Guccini, uno dei miei miti giovanili e l'autore delle canzoni accompagnando le quali, da giovinetto, imparai i primi accordi sulla chitarra. Non è stato un concerto nel senso classico del termine, dal momento che il cantautore modenese si è ritirato dal mondo della musica dopo l'uscita del suo ultimo album, L'ultima Thule, mi pare del 2013. Lo spettacolo che sta portando in giro in questo periodo prevede una prima parte parlata, in cui il cantautore, dietro input di un giornalista che colloquia con lui ponendogli domande, racconta aneddoti, ricordi, disquisisce di letteratura, di musica, raccontando come sono nate molte sue canzoni e molti suoi libri, e parlando delle differenze tra il mondo della sua generazione e quello di oggi. Quindi Guccini si eclissa ed entra in scena una band, composta da alcuni dei musicisti (i Musici) che lo accompagnano da una vita, che ripropone i suoi pezzi di maggior successo. 
Guccini è un narratore, nasce come tale, il fatto che poi si sia incanalato sulla via della musica è sostanzialmente fortuito. A proposito del narrare, riporto uno dei tanti aneddoti raccontati da lui stesso ieri.
Un giorno, quando Guccini era in quinta elementare, suo padre andò dal maestro per chiedere un po' come andasse. Durante il colloquio il maestro chiese a Guccini padre: "Senta, ma il suo figliolo cos'ha intenzione di fare da grande? Quali aspirazioni ha?" Il padre, borbottando qualcosa con l'aria vagamente contrita, rispose: "Mah, non so, lui continua a dire che vorrebbe fare lo scrittore..." Il maestro guardò il padre, perplesso, poi gli disse: "Lo scrittore? Ma se scrive come un cane... Gli dica di fare qualcos'altro, forse è meglio." Com'è andata a finire lo sappiamo. Molti dei testi di Guccini sono entrati nelle antologie e vengono fatti studiare nelle scuole, mentre i suoi romanzi e saggi sono da anni apprezzatissimi da pubblico e critica - leggete Questo sangue che impasta la terra, giusto per citare uno dei suoi romanzi più belli.
Mi ha fatto un certa impressione ascoltare Guccini parlare, con il lucido affaticamento e trascinamento di parole a volte smozzicato tipici dei settantasettenni reduci da una vita trascorsa fumando due pacchetti al giorno. Per me sarà sempre un grande.