martedì 12 dicembre 2017

L'intelligenza di Satana



Non è che ci voglia poi molto, eh.

(Invito eventuali lettori cattolici che dovessero passare di qui a non prendersela e considerare la frase qui sopra per quello che è: una battuta. D'altra parte, di fronte a certi assist, come resistere?)

Colpa di Grasso

Pietro Grasso dovrà armarsi di tanta pazienza da qui alle prossime elezioni politiche, perché per quelli del PD lui e il suo movimento sono diventati una specie di nemico pubblico numero uno e i bastoni che cercheranno di mettergli tra le ruote non saranno pochi.

Il bello è che, nella foga di ostacolarlo, i piddini si produrranno inevitabilmente in tragicomiche pantomime tipo quella di oggi sui vitalizi, della cui abolizione si parla da un certo numero di lustri senza che ovviamente si sia mai cavato un ragno dal buco. I motivi sono notoriamente abbastanza intuibili: pubblicamente tutti li vogliono abolire, privatamente tutti se li vogliono tenere.

Oggi, di fronte all'ennesimo affossamento del provvedimento, quelli del PD cosa hanno pensato di fare per cercare di salvare un po' la faccia, ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare? Dare la colpa a Grasso. Un governo che è in carica praticamente da cinque anni e che è ormai arrivato al compimento di una legislatura completa non ha voluto eliminarli e cosa fa? Dà la colpa al Presidente del Senato.

Se il PD manterrà questa foga tafazzista fino a marzo, è probabile che riuscirà a regalare a Liberi e uguali il numero di voti necessari al sorpasso.

lunedì 11 dicembre 2017

Gelicidio

Nella mia immensa ignoranza, pensavo che il termine gelicidio fosse un neologismo, una sorta di petaloso in ambito meteorologico. E invece è un termine che esiste da sempre - oddio, da sempre non so ma comunque già noto - nella lingua italiana. E niente, siamo su questa terra anche per imparare, no?

Grasso (a pelle)

Così, a pelle, e sempre ammesso che alle urne ci vada, il che non è affatto scontato, non mi dispiacerebbe al prossimo giro di giostra elettorale dare il voto a Liberi e uguali. Lo so, in quel mucchio lì c'è anche D'Alema, uno che mi sta sulle balle da quando ho cominciato un po' a interessarmi di politica, ma che alternative ci sono, dal momento che il panorama generale è desolante?
Però, cari Grasso e soci, almeno l'ABC: uno straccio di sito internet con uno straccio di programma metteteli online, giusto per capire bene chi siete e cosa volete fare, eh.

domenica 10 dicembre 2017

Parlando

Negli ultimi giorni mi è capitato di parlare con persone diverse. Alcune sostenevano queste tesi:

- La cura del cancro è stata scoperta già da tempo, la tengono nascosta perché se no la gente vivrebbe troppo e porterebbe il sistema previdenziale e sanitario al collasso.

- Con Trump è finalmente arrivata un'amministrazione che riporterà gli USA agli antichi fasti.

- Nella bolletta della luce c'è una voce più o meno occulta tramite cui lo Stato finanzia lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

Una volta mi sarei messo con pazienza a discutere e argomentare, ora lascio correre, non me ne frega più niente, credo dipenda dal fatto che invecchio e non ne ho più voglia.

(Per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, non è totalmente infondata la storia che sostiene il tipo, è solo imprecisa, nel senso che esiste effettivamente una specie di sottovoce, chiamata A3, attraverso la quale viene prelevata una quota destinata a finanziare le agevolazioni di chi acquista e installa pannelli fotovoltaici, ma (a) non è occulta e (b) finanzia tutto il processo, dall'installazione alla dismissione e smaltimento, non solo quest'ultimo.)

sabato 9 dicembre 2017

Como

Ciò che preoccupa di più, almeno a chi scrive, è che nel 2017 ci sia ancora bisogno di manifestazioni di condanna dei numerosissimi rigurgiti neofascisti di cui ogni giorno veniamo a conoscenza.

Sono passati più di settant'anni da quei fatti; un paese normale avrebbe già da tempo metabolizzato, fatto i conti con quell'antica vergogna.

Noi non solo non li abbiamo fatti, ma vivendo prigionieri in un paese in cui la memoria storica si ferma a cosa si è mangiato la sera prima, un paese che considera i libri alla stregua di soprammobili e in cui leader neofascisti vengono addirittura invitati in prima serata nel talk-show, ecco, finché vivremo in un paese così quei conti non li faremo mai.

Stamattina

Stamattina, poco dopo le otto, ho pensato: Che faccio? Vado a fare la mia passeggiata giornaliera o rinuncio? La mia titubanza era dettata dal fatto che dalla finestra vedevo certi nuvoloni avanzare che non promettevano niente di buono. E anche l'app meteo sul cellulare mi consigliava di stare a casa al calduccio.

Prendere su un ombrello? Scomodissimo. Quando si cammina, l'ombrello chiuso da portare appresso è uno degli impicci più fastidiosi che si possano immaginare, senza contare che durante la marcia si impiglia regolarmente nei fili degli auricolari.

Comunque, alla fine, ho rischiato. Auricolari nelle orecchie, giacchetto pesante e via: o la va o la spacca. È andata. Quarantacinque minuti di camminata completamente all'asciutto, con le prime gocce che hanno cominciato a cadere non appena ho messo piede sotto il portico di casa.

Adesso piove a dirotto e sembra pioverà fino a stasera, ma ormai io sono al sicuro, faccia quello che vuole.

giovedì 7 dicembre 2017

Spettacolo



(via Attivissimo)

Tre giorni

A casa, finalmente, dopo una giornata lavorativa di quelle che mi fanno pensare che in una vita precedente devo averla fatta grossa. E adesso tre giorni di relax e cazzeggio libero. Tre giorni per leggere, scrivere, andare a camminare. Anzi, a camminare mi sa di no, ché le previsioni per i prossimi giorni non sono belle. Vorrà dire che mi butterò sui libri. Qua ci si accontenta con poco.

mercoledì 6 dicembre 2017

Un uomo sulla soglia



A Samson Green, 36 anni, stimato professore di letteratura del Novecento alla Columbia University, viene diagnosticato un cancro benigno al cervello che necessita di essere immediatamente rimosso. L'operazione riesce, ma assieme al cancro se ne va parte del bagaglio di memorie che l'uomo ha accumulato nella sua vita, e precisamente il "buco" abbraccia l'arco di tempo che va dai dodici anni alla data dell'operazione.

Al risveglio, Samson si ritrova con una moglie diventata da un giorno all'altro una sconosciuta e una casa e degli amici che non sa più riconoscere. Pure il suo mestiere, che amava tanto, diventa un perfetto sconosciuto. Anna, sua moglie, prova in tutti i modi di sollecitare la sua memoria ma invano. Alla fine lei si arrende e lui se ne va di casa, non sapendo come gestire la convivenza con una donna che non conosce.

È un romanzo toccante e amaro che racchiude, e suggerisce al lettore, più di una riflessione: sulla vita, sulla memoria, sul tempo che passa, sulle relazioni umane. Se volete, segnatevelo, a mio parere merita.

I blog che seguo

I blog di cui Blogger mi invia le notifiche ogni volta che vengono aggiornati, alcuni di questi li vedete nel blogroll qui a destra se visualizzate questo post da pc, sono poco più di quaranta. Quarantadue, mi pare, non ricordo bene. Dovrei andare a controllare ma non ho voglia, e poi in questo momento sto scrivendo col cellulare e accedere alla bacheca di Blogger con Chrome da device mobile non è agevole.

Alcuni di questi blog li seguo da quando ho aperto il mio, undici anni fa circa, altri li ho aggiunti man mano che li ho scoperti. Gli argomenti che trattano i blog che seguo sono i più diversi: informatica, tecnologia, economia, giornalismo, media, attualità, politica, libri, riflessioni personali ecc. Anche la frequenza con cui vengono aggiornati è diversissima. Si va da quelli che vengono aggiornati con cadenza giornaliera a quelli aggiornati con cadenza grosso modo settimanale o anche maggiore.

Alcuni blog sono lì fermi da mesi, altri da anni, come soprammobili pieni di polvere in case disabitate - è la prima similitudine che mi è venuta in mente. Forse i tenutari dei blog pieni di polvere si sono lasciati sedurre dall'avvento dei social, più cool, più immediati, meno impegnativi, e li hanno abbandonati così al loro destino. O forse si sono semplicemente stancati.

I blog che seguo e che ogni giorno, quando rientro dal lavoro, vado a leggere, è un po' come se fossero una specie di famiglia dove ci si conosce tutti. Ad alcuni ci sono anche affezionato. Mi piace andare a vedere cosa hanno scritto di nuovo i tenutari, quali riflessioni o pensieri hanno convertito in bit, quale vicenda ha attirato la loro attenzione spingendoli a scriverci su.

Restando al paragone con la famiglia, è un po' come quando si torna a casa la sera e ci si racconta com'è andata la giornata, quali novità ci sono state e cose così.

Bello.

(...)





lunedì 4 dicembre 2017

Il Salvini minacciato

Il post che ha scritto quell'idiota è da stigmatizzare e da condannare senza appello, naturalmente. Una volta chiarito questo, Salvini non è che può strillare più di tanto, né tanto meno vestire i panni della vittima, per il semplicissimo motivo che se si passa una vita a seminare odio, poi è quello, l'odio, che si raccoglie. Talmente banale che forse ci può arrivare anche lui.

4 dicembre, e siamo ancora tutti vivi

È passato un anno da quando il terrorismo mediatico di stampo renziano aveva pronosticato, in caso di vittoria del No, ogni sciagura possibile e immaginabile, ma le tanto temute cavallette non sono arrivate, gli investitori esteri bene o male osano ancora avventurarsi al di qua delle Alpi, lo spread è buono lì nei suoi parametri di sempre, mentre il PIL - qui Confindustria aveva preconizzato cadute tipo i gravi che Galileo si narra lanciò dalla Torre di Pisa - pare sia addirittura in risalita.

Erano tutte balle, insomma, tipo quella che lui e il suo entourage si sarebbero tolti di torno in caso di sconfitta. Sono ancora tutti lì, come se niente fosse successo, una disgrazia, questa sì, che assomma in sé tutte quelle che non si sono verificate.

domenica 3 dicembre 2017

Bibliomania patologica?

Tranquilli, la bibliomania non è ancora stata inserita nel novero dei comportamenti che creano dipendenza. Cioè, rettifico, leggere può creare dipendenza, e chi scrive ne sa qualcosa, ma l'esperto dice che la lettura "non è imputabile di nessun crimine", almeno finché non sarà dimostrato il contrario. E qua si tira un sospiro di sollievo.

sabato 2 dicembre 2017

La riforma fiscale (già vista) di Trump

La riforma fiscale voluta da Trump che sta per entrare in vigore, che riassumendo brutalmente prevede sostanziosi tagli di tasse ad aziende e persone ricche, è un film già visto durante le amministrazioni Reagan e Bush e ripropone una vecchia ricetta da sempre cara alla destra americana: tagliare le tasse ai ceti più abbienti nella speranza che ciò porti a una crescita dell'economia i cui benefici vadano poi anche a vantaggio dei meno abbienti.

È andata così le volte precedenti? No, questa ricetta ha sempre portato a un vertiginoso aumento delle sperequazioni e della forbice che divide le fasce ricche da quelle povere (la classe media nel frattempo è evaporata). I ricchi diventano numericamente e progressivamente sempre meno ma sempre più ricchi; i poveri diventano sempre di più e sempre più poveri. È sufficiente leggere qualche libro, tipo ad esempio La grande frattura di Joseph Stiglitz, dove queste cose sono spiegate in dettaglio, per rendersene conto.

Trump evidentemente non l'ha letto.

Non è un paese per vecchi



Si potrebbe definire un romanzo sulla decadenza della società, morale, di valori, di ideali, di punti di riferimento, una decadenza generale raccontata partendo dalle vicende criminali e di violenza che vedono contrapposti gruppi di narcotrafficanti a cavallo del confine tra Texas e Messico.

Molto belle le riflessioni dello sceriffo Ed Tom Bell che anticipano ogni capitolo, e molto gradevole anche il tipo di prosa utilizzato da McCarthy: asciutto, immediato, privo di fronzoli e costellato di frasi lapidarie ma ricche di significato e interpretabili in più sensi. Un libro all'apparenza semplice ma che, una volta terminato, lascia parecchi spunti di riflessione su cui indugiare.

Lasciatelo nell'oblio

So che è difficile, ma almeno provateci. So che dare a risalto a ogni sua stronzata, mostrando oltretutto una finta indignazione, porta clic, ma provate una volta per tutte ad avere un sussulto di serietà. Invece di titolare "Salvini shock" ad ogni suo peto orale, parlate d'altro, e riservategli semmai questo titolo in caso dovesse capitare che dica una cosa intelligente.

giovedì 30 novembre 2017

Thriller e The Wall

Il 30 novembre è una data che per gli appassionati di musica ha un certo significato. In questo giorno, infatti, anche se in anni differenti, videro la luce l'album più venduto della storia del pop e l'album più bello della storia del rock. Il primo dei due è il celeberrimo Thriller di Michael Jackson, che vide la luce esattamente trentacinque anni fa. Il secondo è il leggendario The Wall, dei Pink Floyd, che fu pubblicato il 30 novembre 1979.

Non ho mai amato il genere musicale di cui Michael Jackson è stato alfiere, il pop-rock commerciale, anche se gli stili che caratterizzano Thriller sono differenti e spaziano dal soul all'R&B al rock, ma devo ammettere che in questo disco ci sono dei pezzi veramente belli, tipo ad esempio Billie Jean, Beat it e altri, ed è l'unico suo disco che io abbia in casa e che ogni tanto ascolti.

Quando uscì Thriller io avevo dodici anni e ricordo che spesso, in casa, il sabato pomeriggio si guardava una trasmissione musicale, di cui non mi sovviene il nome, con le classifiche dei dischi più venduti in Italia. Per un lunghissimo periodo, ogni sabato in cima alla classifica c'era sempre 'sto benedetto Thriller, e ricordo che mio padre una volta chiese: "Ma quanti dischi vende 'sto tizio?" In effetti ne vendette poi molti, dal momento che nessuno più lo eguagliò né si intravedono possibilità che ciò possa accadere in futuro.

Di The Wall, invece, ho un ricordo più  sfuocato. Quando uscì avevo nove anni e ancora non sapevo neppure dell'esistenza di un gruppo musicale chiamato Pink Floyd. Mi avvicinai a loro più tardi, grosso modo verso i dodici anni o giù di lì, e li conobbi perché da ragazzino ebbi la fortuna di avere un giro di amici, alcuni anche più grandi di me, che apprezzavano i cantautori e la musica rock seria: Pink Floyd, appunto, ma anche Deep Purple, Led Zeppelin, Who, Clash, Clapton, Dire Straits ecc. (l'elenco è molto più lungo ma taglio).

Ricordo che The Wall me lo fece ascoltare per la prima volta uno di questi miei amici a casa sua, su vinile, ad un volume discretamente alto. A un certo punto fece capolino nella stanza suo padre (mi pare) e chiese: "Ma cosa state ascoltando, la colonna sonora di un film horror?" In effetti, certi intermezzi e certi effetti sonori basati su grida, oggetti che si frantumano e altro, potevano dare questa impressione.

Una volta scoperto, The Wall non l'ho più abbandonato, e ancora oggi è uno degli album dei Pink Floyd, ma non solo, che ascolto e riascolto più volentieri.

mercoledì 29 novembre 2017

Veleno in tribunale

Non so se qualche scrittore dotato di elevate dosi di fantasia abbia mai scritto un libro o un racconto con un epilogo del genere: un imputato che si suicida bevendo veleno durante la lettura della sentenza che ne sancisce la condanna, com'è successo oggi all'Aia.

Difficile dire se col suo gesto estremo Lobodan Prajak abbia voluto semplicemente protestare contro quella che riteneva essere un'ingiustizia - ha continuato fino all'ultimo a dichiararsi innocente - o, più semplicemente, il tutto sia stato frutto di un calcolo.

La condanna che il giudice stava per infliggergli, infatti, prevedeva vent'anni di carcere, e lui ne aveva settantadue. Difficile, quindi, che sarebbe riuscito a uscire vivo dal gabbio e magari ha quindi pensato che tanto valesse darci un taglio subito. Con un notevole coup de théâtre, c'è da dire.

Pioggia

Piove da stamattina e pioverà fino a stasera, almeno qui. Pomeriggio ideale da passare sul divano con un buon libro, e anche per ascoltare qualche canzone. Questa, data la giornata, mi pare particolarmente azzeccata.

martedì 28 novembre 2017

Le fake news secondo zio Tibia

L'argomento che tiene banco in questi giorni, avrete notato, riguarda le cosiddette fake news. Sintetizzando brutalmente, le balle, quelle che più o meno volontariamente e più o meno in buona fede vengono con cadenza pressoché giornaliera propinate alle italiche genti da organi d'informazione, siti, giornalisti, politici ecc.

Tra i tanti che sull'argomento hanno voluto dire la loro c'è anche Sallusti, il quale, in un pregevolissimo editoriale pubblicato ieri dal Giornale, le definisce "notizie false atte a modificare o alterare la realtà per ottenere vantaggi politici o economici, spesso screditando gli avversari." Ma chi sono i maggiori propalatori di fake news? Zio Tibia naturalmente non ha dubbi: i pentastellati e la sinistra. La destra e tutto il giornalame al seguito risultano immacolati. 

Tra le tante fake news pubblicate dall'immacolato Giornale, che a Sallusti deve essere sfuggita, c'è la epica intervista ad Angelino Alfano (avete presente, no?) risalente al 2008, nella quale, a tutta pagina, l'allora ministro della Giustizia, messo lì da Berlusconi, dichiarava a tutta prima pagina che "Tutti gli italiani sono intercettati." Ovviamente era una balla stratosferica, dal momento che gli italiani intercettati, almeno all'epoca, secondo un calcolo del Sole24Ore erano grosso modo 80.000 su oltre 60.000.000 (il calcolo della percentuale lo lascio a voi).

Perché Alfano sparò quella balla stratosferica? E perché Il Giornale le diede risalto? Perché era il periodo in cui il governo presieduto dal tipo delle cene eleganti spingeva per fare passare il famoso/famigerato ddl intercettazioni, col quale il tipo di Arcore voleva mettere un freno al fiume di porcame che veniva fuori dalle intercettazioni che lo riguardavano. 

Ecco, l'intervista ad Alfano pubblicata dal giornale che oggi dirige zio Tibia, era una fake news così come definita da lui: "Notizie false atte a modificare o alterare la realtà per ottenere vantaggi politici." Brutta cosa la memoria corta.

Venti minuti

Capitano quei giorni, tipo oggi ad esempio, in cui ti siedi finalmente per una ventina di minuti per l'agognata pausa pranzo. Ti fermi una ventina di minuti dopo cinque ore tirate in cui non hai avuto tempo manco per andare a pisciare, neanche fossi un lavoratore di Amazon o un operaio a una catena di montaggio.

E allora ti godi quei venti minuti di pausa come se fossero oro, senza pensare che una volta terminati ricomincerai a correre come prima, più di prima, per riuscire a finire ciò che va finito e arrivare a casa a un'ora decente, e senza pensare a quelli, di cui un giorno sì e l'altro pure si legge sui giornali, che possono permettersi il lusso di timbrare e andare poi a fare la spesa, ché tanto chi se ne accorge?

lunedì 27 novembre 2017

Le Leopolde

Ieri ci sono state due Leopolde, leggo, quella ufficiale a Firenze e una specie di contro Leopolda a Milano, organizzata dall'immarcescibile tipo delle cene eleganti.

A Firenze Renzi ha detto che il programma ancora è da definire ma tra le cose sicure ci sarà l'estensione dei famosi/famigerati 80 euro alle famiglie con figli. Ovviamente, sulle coperture neppure una parola - la prima mandata di questo bonus è costata nove miliardi di euro e non ha mosso di un soffio l'economia, dal momento che la stragrande maggioranza di chi l'ha percepito l'ha utilizzato più che altro per pagare qualche bolletta arretrata.

A Milano, invece, c'era quello delle pensioni a mille euro, meno tasse per tutti, impegno di innalzare l'età media a 125 anni (i suoi esperti gli hanno detto che la cosa è fattibile), dentiere gratis e cateteri wireless entro la fine della prossima legislatura. Ovviamente se vince il centrodestra, altrimenti ciccia.

È iniziata la campagna elettorale, Zelig può attendere, la realtà è molto più divertente.

domenica 26 novembre 2017

Meriti e fortune

"Più invecchio e più vedo che i miei meriti reali sono in realtà pochi, e la fortuna tanta. E forse per questo non amo chi è ossessionato dalle metriche del merito, e si sente di aver diritto ad una cosa per le sue abilità sole. Perché queste mi sembrano sempre più marginali rispetto a quel gran tiro di dadi che è la vita di ognuno di noi."

(via Galatea)

I cellulari e la Clark

L'assassino atterra all'aeroporto di Minneapolis. Da lì inizia le ricerche della donna che, come testimone oculare, potrebbe incastrarlo in quanto testimone involontaria di un assassinio commesso da lui. Sa alcune cose di lei, come ad esempio che ha iniziato da poco a frequentare una palestra della città e che, sempre da non molto, lavora alle dipendenze di una società immobiliare. Una volta messo piede nell'aeroporto, le sue ricerche iniziano spulciando un elenco telefonico cartaceo da cui rileva il nome e il telefono di tutte le palestre e le agenzie immobiliari della città, dati che poi l'assassino trascrive pazientemente a penna sulla sua agenda e che gli serviranno per iniziare le ricerche.

I contatti tra le persone avvengono esclusivamente via telefono fisso. Una persona cerca un'altra persona? Avvia una chiamata dal proprio telefono di casa (o da uno pubblico) al telefono di casa della persona desiderata. Se il chiamante ha fortuna, la trova in casa e l'altra risponde, se non ha fortuna riprova più volte finché non ha successo. Nelle situazioni tecnologicamente più progredite, diciamo così, il ricevente ha una segreteria telefonica, naturalmente analogica, sul quale il chiamante può lasciare un messaggio vocale con la preghiera di essere richiamato dopo l'ascolto dello stesso.

Questo scenario, che fa da sfondo a un ottimo giallo di Mary Higgins Clark che sto leggendo in questi giorni, Testimone allo specchio, è lo stesso in cui vivevamo noi non un'eternità fa, ma tre o quattro lustri fa. Oggi l'assassino spulcerebbe l'elenco delle palestre e delle agenzie immobiliari di Minneapolis direttamente dal suo smartphone, magari durante il volo, e arriverebbe a destinazione con l'elenco già memorizzato sul suo device. O, più probabilmente, avrebbe già fatto le sue ricerche da casa, arrivando poi nella città di Prince sapendo esattamente dove andare.

E niente, pensavo - un pensiero banalissimo, in realtà - alla velocità con cui corre la tecnologia e all'impatto che questa frettolosa evoluzione tecnologica ha sulle nostre vite, impatto e implicazioni che a me ancora sorprendono.

sabato 25 novembre 2017

235 bastardi

Ho cercato in rete qualche commento di Salvini al massacro compiuto ieri da terroristi dell'Isis nella moschea egizia di Al Rawdah. Dovesse passare di qui qualche occasionale lettore di Libero o Giornale, gli faccio presente, visto che sicuramente non lo sa, che la moschea è il luogo di culto dei musulmani, così come la sinagoga lo è per gli ebrei e la chiesa per i cristiani, e i 235 poveracci morti nell'attentato erano appunto musulmani che recitavano la preghiera del venerdì.

Sempre per gli eventuali lettori di cui sopra: il venerdì è il giorno sacro per gli islamici, così come il sabato lo è per gli ebrei e la domenica per i cristiani. Quindi è come se i terroristi avessero fatto una strage in una chiesa cristiana la domenica mattina durante la messa. Ma non è stato così, altrimenti i solerti "giornalisti" di cui sopra avrebbero già riempito il loro giornalame con vibranti e indignati editoriali, all'indirizzo magari dei bastardi islamici. Invece a crepare sono stati proprio gli islamici, quindi tutti zitti, se no magari qualche lettore con un quoziente intellettivo appena più alto del livello medio di chi legge quella roba lì avrebbe potuto mangiare la foglia.

A proposito di bastardi islamici, giusto un paio di sere fa ho beccato di passaggio Belpietro che a Piazza pulita, da Formigli, rivendicava la giustezza del titolo che fece Libero all'indomani della strage del Batacalan, e cioè appunto "Bastardi islamici", col povero Formigli che cercava in tutti i modi di spiegargli che quel titolo era fuorviante, tendenzioso e disonesto in quanto avallava capziosamente la falsa equazione Islam = terrorismo.

Intendiamoci, sia Belpietro che i suoi degni compari sanno benissimo che non è così, ma, come si dice, tengono famiglia, hanno un certo numero di lettori molto inclini a dare la precedenza alla pancia piuttosto che all'intelletto, e questi vanno conservati amorevolmente e con cura.

Come il Kursk

La vicenda del sottomarino argentino, disperso da giorni nelle acque dell'Atlantico australe, mi ha fatto tornare in mente un'analoga tragedia accaduta diciassette anni fa, quella del sottomarino nucleare russo Kursk, affondato in seguito a due esplosioni avvenute a bordo.

Il Kursk, danneggiato dalle due deflagrazioni, si adagiò a oltre cento metri di profondità sul fondale del Mare di Barents. Gran parte dei componenti dell'equipaggio perì immediatamente a causa delle due esplosioni, e credo che sia stato meglio così, mentre circa una ventina di marinai si rifugiò in un compartimento stagno a poppa del sommergibile in attesa dei soccorsi, soccorsi che purtroppo furono rallentati dalle condizioni avverse del tempo e dalla colpevole ritrosia della Russia ad accettare aiuto da altre nazioni - si decise quando ormai era troppo tardi.

Uno dei marinai sopravvissuti alle esplosioni, mentre si trovava nel piccolo compartimento assieme agli altri, conscio che la sorte sua e dei compagni era ormai segnata, si mise a scrivere a penna su un foglio di carta una specie di diario delle ultime ore, in cui annotò gli orari, la situazione e gli stati d'animo dei sopravvissuti (stati d'animo che si possono immaginare), sperando che qualcuno avrebbe prima o poi trovato quegli appunti. Le ultime note il marinaio le scrisse al buio, andando a tentoni.

Quella specie di mini diario venne poi trovato e portato alla luce quando una squadra di soccorritori norvegesi riuscì finalmente a raggiungere lo scafo, aprire uno dei portelloni posteriori ed entrare nel comparto, ormai completamente allagato, del Kursk.

Sarebbe bello che la storia del sommergibile argentino avesse un epilogo diverso, ma temo che non sarà così.

giovedì 23 novembre 2017

Mattia Feltri e le spose bambine

Non credo si possa aggiungere qualcosa di nuovo a quanto è già stato scritto in ogni dove sul grosso granchio preso da Mattia Feltri ieri mattina, all'interno della sua consueta rubrica mattutina su La Stampa, e cioè quello di aver preso frettolosamente per buona una notizia che in realtà era una bufala e averci ricamato su il suo pistolotto quotidiano. Succede. Di bufale ne girano tante e a volte ci si può incappare. Sarebbe bastato limitarsi alle scuse, come ha effettivamente fatto, e chiusa lì. Invece no, in cambio delle scuse ha preteso incomprensibilmente di riaffermare la sua tesi, quella del legame tra religione musulmana e fenomeno delle spose bambine, andando pateticamente a cozzare contro la realtà oggettiva dei fatti, e cioè che questo fenomeno è molto più legato alle condizioni sociali che alla religione. Peccato, giornalismo con la G maiuscola 1, Feltri 0.

Muore Silente



Ebbene sì, il sesto e penultimo libro della saga potteriana, che ho terminato poco fa, si chiude con la morte di Silente. Un epilogo che sinceramente non mi aspettavo. Ma perché Harry Potter, qualcuno si chiederà? Come forse i miei lettori più assidui ricorderanno, a inizio anno avevo preso l'impegno con le mie figlie, specialmente con Francesca, quella più fanatica della saga ideata dalla Rowling, di leggere entro il 2017 tutti e sette i libri che la compongono, e così, tra i vari saggi e romanzi che mi hanno tenuto compagnia durante questo anno ormai agli sgoccioli, ho infilato qua e là anche questi. Adesso mi manca appunto solo l'ultimo, il settimo, quello in cui presumibilmente verranno al pettine tutti i nodi, e sono tanti, rimasti irrisolti.

Credo di essere uno dei pochi, o comunque in netta minoranza rispetto alla massa di fanatici sparsi in giro per il globo, ad aver letto quasi tutti i libri senza aver visto neppure un film. A dire il vero, tempo fa, sempre su input di Francesca avevo iniziato a guardare il primo della serie, ma mi ero addormentato sul divano dopo un quarto d'ora. Niente da fare, i libri sono tutta un'altra storia.

The endless river



Ho messo un po' di tempo fa The endless river nel mio smartphone. Lo ascolto spesso quando vado a passeggiare sulle colline dietro casa mia, il pomeriggio dopo il lavoro. È l'ultimo album in studio dei Pink Floyd ed è uscito nel 2014, quando già Richard Wright era passato a miglior vita. È un album caratterizzato da sonorità tipiche floydiane, che magari a un primo impatto può apparire ermetico, difficile, e la cui bellezza piena si assapora dopo un po' di ascolti. D'altra parte si tratta di musica che induce alla riflessione, evocativa, quella appunto tipica di Gilmour e soci, che va assaporata e goduta centellinandola, niente a che vedere con certa robaccia usa e getta che gira oggi.
E niente, è un gran bel disco.

mercoledì 22 novembre 2017

È candidabile?

Non so, magari là a Strasburgo sentenzieranno che è candidabile, tutto può essere, ma nessuna corte di nessun paese al mondo sentenzierà mai che è presentabile.

lunedì 20 novembre 2017

Novembre in bicicletta



La massima di oggi è 12° e secondo il mio smartphone questo valore si raggiunge a metà pomeriggio, grosso modo quando torno dal lavoro. È vero, la mattina presto è un po' freschino, fra i tre e i cinque gradi, ma è sufficiente coprirsi un po' e il problema è risolto. Tutto questo per dire che, pur trovandoci nella seconda metà di novembre, il coraggioso tenutario di questo blog continua ad andare e tornare dal lavoro in bicicletta.

La scelta

Posto che la distinzione tra destra e sinistra non ha più alcun senso, almeno nell'attuale sistema politico italiano, e dal momento che comunque dove ti giri è tutta destra a perdita d'occhio - e sorvoliamo sui tantissimi segnali sociali di rigurgiti fascisti - che si fa? L'unica distinzione politica rimasta, è forse tra chi prende per i fondelli e chi cerca di essere serio. Altre opzioni non ne vedo.

domenica 19 novembre 2017

(...)

Mille euro al mese di pensione per tutti

Dice l'inossidabile tipo delle cene eleganti che se il centrodestra vincerà le elezioni, il primo provvedimento all'esame del governo sarà l'innalzamento delle pensioni per tutti a mille euro, ovviamente per tredici mensilità, perché è noto che una balla più si spara grossa e più risulta credibile. Che Berlusconi prometta questa cosa non è una novità, l'aveva già fatto altre volte in passato, e ogni volta aveva sempre trovato qualche gonzo disposto a crederci - Renzi, ad esempio, altro noto cazzaro, questa cosa non l'ha mai promessa, conscio che non è fattibile. Ma perché non è fattibile e non lo sarà mai? Proviamo a fare due conti.

I pensionati sotto i mille euro al mese sono attualmente, su una platea totale di circa 15,5 milioni di persone, 5,6 milioni, di cui due milioni sotto i cinquecento euro. Ipotizziamo per comodità di calcolo che tutti i 5,6 milioni di pensionati sotto i 1000 euro ne percepiscano 750 al mese e facciamo due conti. 250 x 5.600.000 = 1.400.000.000. Quindi, se si innalzasse la pensione per tutti a mille euro, lo Stato dovrebbe aggiungere la bellezza di un miliardo e quattrocento milioni di euro per pagare un solo mese di adeguamento a mille euro alla platea di aventi diritto. Siccome il cazzaro di Arcore ha promesso tredici mensilità, si fa presto a fare il conto: 1.400.000.000 x 13 = 18.200.000.000, scritto in lettere: diciotto miliardi e duecento milioni euro. Tutto questo, attenzione, non come spesa totale, ma, come scrivevo sopra, solo per compensare la differenza tra i 750 e i 1000 al mese e ovviamente per un solo anno.

Chi ha una qualche dimestichezza coi conti dello Stato (e dell'Inps) si rende conto subito che si tratta di una boutade elettorale, che tra l'altro viene dal tipo che tra le tante cazzate che ha sparato c'era quella della sconfitta del cancro in tre anni, giusto per rendere l'idea. Eppure molti ci crederanno, come hanno creduto a tutto quello che ha promesso questa specie di mummia imbalsamata e non ha mantenuto.

Only in Italy.

sabato 18 novembre 2017

Le particelle elementari



Fino a circa tre quarti delle trecento e passa pagine di questo libro, sono stato indeciso se considerarlo un capolavoro o un obbrobrio. Poi sono arrivato alla fine e il dubbio non si è sciolto, e non si è sciolto perché il tomo in questione è composto da pagine piene di profonde e interessanti riflessioni sulla vita, sulla morte, sull'uomo e sulle sue paturnie e manie, alternate ad altre che sembrano prese pari pari dal Kamasutra. Alla fine, insomma, non si capisce - io almeno non l'ho capito - se si abbia in mano un saggio storico, un'opera di narrativa o cosa.
Molto brevemente, nel libro si narrano le vicende di due fratellastri, Michel e Bruno, accomunati dall'abbandono da parte della madre nell'epoca libertina degli anni '70 e '80. Michel è uno scienziato dedito alla biologia molecolare, che vive una vita totalmente priva di passioni ed emozioni in quanto completamente dedita alla scienza; Bruno è un insegnante, ossessionato dal sesso e costretto, a causa di questa sua patologia, a entrare e uscire continuamente da cliniche psichiatriche. Due vite sostanzialmente parallele che alla fine saranno destinate ad incontrarsi. Mentre ancora sono indeciso se aver letto un capolavoro o un obbrobrio, segnalo come molto interessante tutta la parte in cui Houllebecq descrive il contesto sociale e l'evoluzione storica, a partire dal 1970, che ha portato al massacro dei valori morali di cui oggi vediamo i risultati.

venerdì 17 novembre 2017

Papa Francesco e il fine vita

Ciò che ha detto oggi Bergoglio sull'annosa faccenda del fine vita, cioè che "È moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico definito proporzionalità delle cure", parole che molti, frettolosamente, hanno bollato come apertura verso non si sa bene cosa, non rappresentano in realtà nessuna apertura verso alcunché, né tantomeno possono essere descritte come una strabiliante novità. Sono semplicemente la riproposizione quasi letterale dell'art. 2278 del Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica.
I soliti poveri di spirito, che avevano già interpretato il tutto come una possibile apertura verso l'eutanasia, si mettano il cuore in pace. Bergoglio, come del resto i suoi predecessori, su questa non si muove di un millimetro.

Totò Riina e la cattiveria

Leggendo della morte di Riina mi è venuta in mente una cosa riguardo alla cattiveria. Perché Riina era molto cattivo, se mi concedete l'eufemismo, no? Ma cattivi si nasce o si diventa? Non so quanti tra i miei trentadue lettori si siano mai posti questo interrogativo. Io, sinceramente, mai, almeno che ricordi. Comunque sia, cattivi si diventa, e lo spiega in maniera molto chiara Rita Levi-Montalcini in questo libro che ho giusto finito di leggere qualche giorno fa.
Riassumendo brutalmente, la spiegazione sta nel fatto che i figli degli uomini differiscono da quelli di altri mammiferi per la lentezza del loro sviluppo somatico e intellettuale, che li rende di fatto dipendenti per lungo tempo, dalla nascita alla puberta', dai genitori, e la protratta dipendenza dagli adulti lascia un marchio indelebile sulla strutture nervose che presiedono al comportamento dell'individuo una volta adulto.
In sostanza, quindi, non si nasce buoni o cattivi, mansueti o feroci, ma tutto dipende dal tipo di ambiente sociale e familiare in cui si cresce, dal che si deduce che quello in cui è cresciuto Riina non doveva essere granché.

mercoledì 15 novembre 2017

Molestie da sconosciuti

Stavo pensando che tutto il lungo elenco di personaggi del mondo del cinema, venuto fuori dopo che con Weinstein si è aperto il vaso del porcame, è per me, salvo alcune eccezioni, composto di perfetti sconosciuti. Certo, Hoffman lo conosco, è naturale - se non ricordo male è stato tirato in ballo pure lui - e anche la figlia di Dario Argento. Non perché abbia visto qualche suo film, figuriamoci, solo perché anni fa mi pare fece scalpore una sua immagine in cui limonava con un Dobermann (mi pare fosse un Dobermann ma potrei anche sbagliarmi, comunque era un cane di grossa taglia) e quella immagine, e relative polemiche, mi è rimasta in mente.
Per il resto, buio assoluto. Anche 'sto Brizzi, di cui si parla molto in questi giorni, è per me un perfetto sconosciuto. Ma è colpa mia, ammesso che di colpa si tratti. I cinema li frequento rarissimamente e film a casa ne vedo ancora meno. Giusto qualche serie televisiva.

martedì 14 novembre 2017

Il Pil sale (anche se ha vinto il no)

Ricordate il terrorismo mediatico con cui il cazzaro ci ha fracassato le appendici pendule per un anno, quando delirava di crollo del Pil e spread alle stelle se avesse vinto il no al suo referendum costituzionale (mancava giusto che evocasse l'invasione delle cavallette)? Bene. Oggi l'Istat ha certificato che "il prodotto interno lordo, per il terzo trimestre dell'anno è cresciuto dello 0,5% rispetto al precedente. La crescita di beni e servizi prodotti in Italia nel 2017, secondo le previsioni preliminari comunicate oggi dall'Istat, si attesta quindi a +1,8%." Pronto il commento del cazzaro: "I dati del Pil dimostreranno che la situazione economica migliora non solo per il ciclo in corso. Abbiamo recuperato il gap e la situazione economica vede l'Italia correre più di altri Paesi."
Un'ipotetica invasione di cavallette sarebbe sempre un male minore, rispetto a quello di avere nella stanza dei bottoni gente come lui.

Repubblica, un giornale tutto nuovo

Tra otto giorni Repubblica, il quotidiano fondato da Scalfari, uscirà nelle edicole in una veste tutta nuova, dicono. Nuova grafica, nuovi contenuti, nuovo formato, insomma nuovo tutto, compresa l'immagine simbolo che ne accompagnerà il lancio, che ritrae Berlusconi. Nuovo anche lui, evidentemente, almeno secondo loro.

lunedì 13 novembre 2017

Trani, vaccini, autismo (e la inesistente correlazione)

Tre anni di indagini per appurare cosa? Che tra vaccini e autismo non c'è alcuna correlazione. Roba grossa, eh. Tre anni di indagini serrate, febbrili, fior di consulenti all'opera per accertare quello che era già noto da tempo all'universo mondo: i vaccini non provocano l'autismo. Stop. Una panzana a cui ormai non credono quasi più neppure quei... come chiamarli? Novax, antivax o come caspita si chiamano. Quella gente lì, insomma.

Non mi pare che da questa ridicola inchiesta la Procura di Trani esca bene, ma per riacquistare un po' del prestigio perduto può sempre aprire un'inchiesta sulla pericolosità delle scie chimiche.

Adesso è inverno

Qui è usanza considerare che l'inverno non comincia quando lo dice il calendario con la sua ufficialità, ma quando le colline dell'entroterra si imbiancano, e siccome San Leo, Perticara, S. Agata Feltria, Carpegna ecc. oggi sono imbiancate e la temperatura è scesa in picchiata, ecco che è inverno. È sempre stato così, in ossequio a una specie di tradizione non scritta che affonda le sue radici a quando ero bambino io. Bambino che entrava in fibrillazione perché voleva la neve anche qui a casa, non solo sulle colline del Montefeltro, e si posizionava col naso appiccicato al vetro della finestra in paziente attesa.

Ma qui è zona di bassa, le colline sono tutto attorno, ed è quindi molto più difficile che la bianca coltre si faccia vedere. Difficile ma non impossibile, come dimostrano certe nevicate importanti del passato, tipo il leggendario "nevone" del 2012 e altre.

Oggi, col naso attaccato alla finestra ci sono le mie figlie, grandi tutte e due, ma ancora lì ad aspettare e sperare.

Fox book vs pizza



Mettiamo che io sia un edicolante. Arriva un cliente e mi chiede il libro di Paolo Fox con le previsioni astrologiche per il 2018. Credo che sarei fortemente tentato da due opzioni. La prima sarebbe quella di darglielo e intascarmi così il 28% dei dieci euro del prezzo di copertina. La seconda sarebbe quella di dirgli: "Guardi, se non l'ha ancora buttato, si vada a rileggere quello dell'anno scorso, o di quello prima, o di quello prima ancora e con quei dieci euro si vada mangiare due gustosi quadretti di pizza al taglio qui di fianco."

domenica 12 novembre 2017

San Martino







L'11 novembre è quel giorno in cui qua a Santarcangelo c'è la fiera di san Martino, che con giornate come oggi è una specie di apocalisse, ed è quel giorno in cui io, notoriamente allergico alle epocalissi, vado a camminare in collina.

sabato 11 novembre 2017

Elogio dell'imperfezione



Ho appena terminato Elogio dell'imperfezione, un saggio autobiografico scritto anni fa da Rita Levi-Montalcini. Ho tralasciato, per evidenti ragioni di mancanza di competenza (leggi: non ci capivo niente), le parti in cui la famosissima neurobiologa spiega i dettagli scientifici relativi alle sue ricerche sullo sviluppo del sistema nervoso, quelle ricerche grazie alle quali vincerà il Nobel nel 1986.

La parte autobiografica, invece, quella in cui la scienziata ebrea racconta la sua vita, i suoi studi, i suoi pensieri, la sua profonda avversione alla stupidità del fascismo (nel '38 fu obbligata a emigrare in Belgio per poter continuare le sue ricerche), la sua concezione della vita e della morte, è interessantissima. Conoscevo la Levi-Montalcini solo a livello nozionistico, prima di questo libro, e già la consideravo una grande. Dopo questo libro la ammiro ancora di più.

Il problema della nazionale di calcio

Quindi, adesso, dopo la partitaccia con la Svezia abbiamo il grosso problema della nazionale, che forse sarà esclusa dai mondiali di Russia della prossima estate. È un problema che angoscerà sicuramente milioni di italiani, sicuramente tutti i miei colleghi di lavoro, perché gli italiani sono specialisti nell'angosciarsi per cose che sulla loro vita influiscono come una macchina da cucire sul periodo di rivoluzione di Marte attorno al Sole.

Tra quelli che invece non si angosceranno c'è lo scrivente, del quale del calcio non è mai fregato nulla da sempre. Quindi, a scanso di equivoci, il mio menefreghismo in materia non è dettato da sterile snobismo, ma esclusivamente dal fatto che il calcio non lo seguo.

Ah, lo so, c'è tutto il discorso del prestigio, della figura di palta sullo scenario internazionale e via discorrendo, ma tranquilli, difficile che un'esclusione da una pur importante competizione calcistica possa cambiare qualcosa per quanto riguarda le figure di palta, o la nostra considerazione, sullo scenario internazionale.

venerdì 10 novembre 2017

D'accordo con Sallusti

Non è mai capitato che io sia stato d'accordo con zio Tibia su alcunché. Fino a oggi. Ma non sul contenuto del suo editoriale, dove cerca, arrampicandosi un po' sugli specchi con paragoni improponibili, di giustificare il "se l'è cercata" del parroco bolognese, bensì dove dice alle ragazze che si scambiano foto hard su whatsapp, foto che poi vanno inevitabilmente a finire in rete, che "la noia si supera leggendo un libro, con una risata in compagnia o con un po' di sport." Ecco, per una volta, bravo zio Tibia. 
Finita lì, però, eh?

giovedì 9 novembre 2017

Valigie

Ho sempre pensato, anzi sono sempre stato sicuro, che il plurale di valigia fosse valigie, e che valige, senza la i, fosse grammaticalmente scorretto, convinzione corroborata dal fatto che nei libri ho sempre trovato valigie e mai valige. Sto leggendo in questi giorni Elogio dell'imperfezione, via di mezzo tra saggio e autobiografia di Rita Levi-Montalcini, e per due volte consecutive ho trovato scritto valige, senza la i. La prima volta ho pensato a un errore di stampa; con la seconda, invece, si è insinuata una piccola crepa nel muro della mia granitica certezza grammaticale. Il dubbio si è poi risolto dopo la consultazione dello Zanichelli e del Garzanti, i quali ammettono come forma corretta sia valigie che valige.
Prendo atto.

mercoledì 8 novembre 2017

Il tempo di Augias

Seguo da un po', e devo dire con un certo interesse, la videorubrica Racconti, attraverso la quale Corrado Augias quasi giornalmente commenta le uscite dei nuovi libri, e devo ammettere che provo una invidia sfrenata per il tempo che il giornalista ha la possibilità di dedicare ai libri. Lo invidio, sì, perché vorrei avere anch'io quel tempo lì, mentre invece riesco a dedicare alla lettura un'oretta o due, due quando va bene, nel tardo pomeriggio, dopo essere rientrato dal lavoro ed essere passato di qui a vedere cosa succede nel mondo. Poi, certo, mi rifaccio nel weekend, ma, come dire?, mi perseguita quella sensazione di non aver abbastanza tempo per fare tutte le cose che vorrei fare. Che poi non è neppure una sensazione, è la realtà. Vabbe'...

lunedì 6 novembre 2017

Più fedeli armati

Dice Trump, in merito alla strage in una chiesa del Texas compiuta da un ex militare, che le armi non c'entrano niente, e che anzi è stato un bene che qualcuno lì in zona fosse armato, perché ha così potuto neutralizzare il tipo che ha sbroccato impedendo che il bilancio di morti e feriti fosse più grave.

A Trump ha fatto eco il Procuratore generale del Texas. "La strage di fedeli in chiesa dimostra che c'è bisogno di più parrocchiani armati che possano rispondere a tono a minacce simili".

Secondo queste due menti eccelse, quindi, ai disastri e alle tragedie provocati dalla incredibile facilità con cui negli USA circolano armi, si può rimediare imbottendo ancora di più la gente di pistole. Il ragionamento non fa una piega, mi pare.

Qual è la tua religione?



Da Elogio dell'imperfezione, Rita Levi-Montalcini.

Colpa di Grasso

Imputare la colpa del disastroso esito delle regionali in Sicilia a Grasso, ricorda un po' quando alle elementari la combinavamo grossa e per cercare di passarla liscia addossavamo la colpa a qualcun altro. Ho detto le elementari non a caso, ma appunto perché era quella l'età in cui ci si comportava come si comportano oggi quelli del PD.

domenica 5 novembre 2017

L'affluenza tiene



A mezzogiorno si era recato a votare un elettore su dieci, addirittura meno rispetto alle ultime regionali siciliane, quelle del 2012. Repubblica dice che l'affluenza tiene. Se nelle regionali del 2022 a mezzogiorno sarà andato a votare il cinque percento degli aventi diritto, cioè mezzo elettore su dieci, cosa scriverà il giornale di Scalfari, che l'affluenza è leggerissimamente calata?

Tulliani a Dubai

Credo che se fossi latitante a Dubai con un mandato di arresto internazionale sul groppone, l'ultima cosa che farei sarebbe andare alla polizia a denunciare dei giornalisti invadenti, perché è pacifico che per raccogliere la denuncia i poliziotti mi chiederebbero le generalità. E non ci metterei molto a immaginare che, una volta in possesso delle mie generalità, scoprire che sono un latitante ricercato sarebbe un giochetto da ragazzi anche per la polizia di Dubai. Ma magari lo strano sono io.

sabato 4 novembre 2017

Novembre

Novembre è quel mese in cui camminando si vedono, il sabato pomeriggio ma anche gli altri giorni, gli uomini fuori dei bar che stanno in piedi, coi giacconi, dondolandosi un po' sulle gambe, le mani in tasca. Fumano e chiacchierano, come sempre, ma non stanno più sbracati ai tavolini a giocare a carte, come negli afosi pomeriggi estivi, in preda a quella indolenza e lentezza di movimenti provocata dalla calura.

Novembre è quel mese in cui devo sbrigarmi a tornare a casa dal lavoro, perché alle quattro e mezza è gia buio e se non mi affretto non riesco a fare la mia passeggiata quotidiana con un po' di luce. E poi questi sono giorni di foschia, che come niente si trasforma in nebbia che va a circondare le sommità degli alberi che costeggiano il sentiero a fianco del Marecchia, e il tutto a volte è un po' inquietante.

Novembre è quel mese che ti dà gli ultimi avvisi, gli ultimatum finali, che ti ricorda che l'inverno è alle porte e domani sarà freddo.

E io mica sono pronto.

Trump lo vuole morto

Ha detto Trump che il terrorista autore del recente attentato di New York dovrebbe essere condannato alla pena di morte. No, perché il disgraziato ha ucciso ben otto persone e ne ha ferite dodici. Gli si potrebbe rispondere che le vittime civili e inermi causate dagli USA in giro per il globo negli ultimi decenni, quelle che spesso vengono classificate come inevitabili e spiacevoli danni collaterali, sono infinitamente di più, ma il paragone, capite bene, non sta in piedi, è banale, infantile e inappropriato, esattamente come lo stile del parlare e ragionare di Trump. Sarà per questo che mi è venuto in mente.

Rosatellum

In realtà, il fatto che Mattarella abbia firmato e promulgato il Rosatellum senza battere ciglio e senza osservazioni o note di accompagnamento - gli uffici giuridici del Quirinale non hanno ravvisato nel testo della legge profili di incostituzionalità - non significa granché. Anche il famigerato Porcellum di Calderoli (nomen omen) e il successivo Italicum furono promulgati tranquillamente. Il primo, tra l'altro, da Napolitano, noto per aver firmato senza batter ciglio alcune delle porcate più immonde che la storia repubblicana ricordi, tipo il lodo Alfano, ad esempio, o lo scudo fiscale del 2009.

Sia il Porcellum che l'Italicum, nonostante appunto il via libera del Quirinale, furono poi fatti a pezzi, o comunque ridimensionati e corretti, dalla Consulta. Vogliamo scommettere che il copione si ripeterà? Andremo a votare a marzo, o quando sarà, con questa bella legge che ha messo d'accordo Renzi, Berlusconi, Salvini, Verdini, Meloni, una legge quindi approntata nel nome dell'autoconservazione del peggio sulla piazza (ammesso e non concesso che la controparte si possa considerare il meglio), come del resto le leggi elettorali precedenti. Poi, a Parlamento insediato, toh, si scoprirà che pure questa è incostituzionale. Film visto e rivisto.

venerdì 3 novembre 2017

Tardo pomeriggio lungo il Marecchia









Tra le tante cose che non so fare, c'è anche fotografare, come potete vedere da queste immagini, scattate poco fa mentre ero a passeggio lungo il Marecchia. Ma confido nella vostra comprensione.

giovedì 2 novembre 2017

Ultimo giorno di bici

Così, a occhio, credo che domani sarà l'ultima volta, per quest'anno, che andrò a lavorare in bicicletta. È stato bello finché è durato.

mercoledì 1 novembre 2017

Nel buio degli anni luce



Interessantissimo questo saggio di Piero Angela in cui mi sono imbattuto per caso in biblioteca. In primo luogo perché Angela è Angela, e sulla sua capacità di catturare l'attenzione e tenere alto l'interesse non si discute - il libro l'ho praticamente divorato - sia che conduca una trasmissione televisiva o che scriva un libro; in secondo luogo perché questo saggio è stato pubblicato nel 1977, esattamente quarant'anni fa, e se si leggesse senza guardare la data di pubblicazione si potrebbe tranquillamente dire che sia stato pubblicato oggi. Questo da un lato sorprende, dall'altro amareggia, perché tutte le infauste previsioni contenute nel libro, fatte all'epoca da scienziati, economisti, studiosi, si sono puntualmente avverate e sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Il libro, riassumendo brutalmente, racconta di come nei primi anni '70 fossero già ben evidenti i primi segnali di un imminente futuro all'insegna del declino e della povertà su cui il nostro paese, e non solo, si stava avviando. Problemi, questi, conseguenza di uno sviluppo improvviso veloce, quasi sfrenato, ma non sostenibile e che non riguarda solo il nostro paese ma tutta la parte ricca del pianeta. Nel libro questo concetto è reso bene da un esempio fatto da un biologo californiano, Jonas Salk, scopritore del vaccino antipolio, il quale dice: "Se in un sistema chiuso si mettono dei moscerini si può osservare che essi si moltiplicano seguendo una curva di sviluppo a S; cioè, dapprima rapidamente, poi più lentamente, fino a raggiungere un equilibrio con l'ambiente in cui si trovano. [...] Significa che in un sistema chiuso, e il nostro pianeta è un sistema chiuso, una crescita non può andare oltre certi limiti senza provocare rotture di equilibrio con l'ambiente. Nel nostro sviluppo umano sta accadendo qualcosa di simile. Siamo arrivati al punto critico di questa curva a S e stiamo cambiando tracciato. E questo cambiamento di tracciato ci sarà indipendentemente dal fatto che lo vogliamo o no. Tutta sta a saperlo gestire."

Naturalmente non siamo stati capaci di gestirlo e lui adesso si gestisce da solo. Già quarant'anni fa eravamo stati avvertiti che le risorse del pianeta non sono infinite, e se si fosse proseguito con uno sviluppo scellerato e senza senso e con l'andazzo che il 20% della popolazione consuma l'80% delle risorse (tra l'altro per gran parte depredate a quei paesi che oggi giustamente s'incazzano e bussano alle nostre porte) si sarebbe andati a sbattere. Ce ne siamo fregati. Siamo andati a sbattere. E la botta è appena all'inizio.

Giustizia a orologeria (di nuovo)

Da queste parti non si è mai creduto alla tesi complottista della giustizia a orologeria, tesi nata dalla fertile e inesauribile fantasia del giornalame di destra all'indomani della infausta discesa in campo del tipo delle cene eleganti, nell'ormai lontano 1993. Per un motivo molto semplice: in Italia tra elezioni comunali, regionali, politiche ecc. si vota molto frequentemente e se un tipo ha sul groppone un certo numero di procedimenti giudiziari, e lui ne ha a vagonate, è abbastanza probabile che le due cose si incrocino. Certo, la tempistica con cui la procura di Firenze ha, a pochi giorni dalle regionali in Sicilia, riaperto i fascicoli a carico di Berlusconi e Dell'Utri, dove si ipotizza un loro coinvolgimento in veste di mandanti occulti delle stragi mafiose del '92 e '93, può far sospettare che la tesi della giustizia a orologeria abbia un qualche fondamento, tesi che nei lettori assidui di Libero e Giornale è una certezza.

martedì 31 ottobre 2017

I 28 giorni sono un vantaggio per noi

Siccome sembra che il governo abbia intenzione, tramite un emendamento alla Legge di bilancio, di obbligare le compagnie telefoniche a ripristinare la fatturazione mensile al posto di quella a ventotto giorni, le suddette compagnie sono in stato di allarme e, scrive Repubblica, hanno cominciato un po' a pressare i parlamentari, spiegando loro, tra le altre cose, che la fatturazione a ventotto giorni è un vantaggio per il cliente. Perché? Eccolo spiegato: "I lobbisti delle società spiegano ai parlamentari che la maggior parte dei clienti mobili ha un tesoretto di chiamate, sms e giga di traffico che è libero di utilizzare. Consumato questo tesoretto, però, il cliente comincia ad andare in mare aperto. Comincia, cioè, a pagare a consumo con esborsi che possono essere anche molto dolorosi. Ora la fatturazione classica - quella mensile - comporta che il cliente utilizzi il tesoretto durante 30 o 31 giorni. Dunque, questa persona più facilmente esaurirà la sua riserva di chiamate, sms, giga - in 30 o 31 giorni - per finire nel mare aperto e in tempesta del pagamento a consumo. Viceversa la fatturazione a 28 giorni rende questo rischio di sforamento e superamento del tesoretto più basso."
Diciamo la verità: Wanna Marchi, rapportata a questi qui, era una dilettante.

lunedì 30 ottobre 2017

Breve storia della fine del mondo



La cosa più interessante che ho trovato in questo saggio storico, che analizza in che modo ogni civiltà che ha messo piede sulla terra si è posta nei confronti delle domande sulla fine del mondo, è che l'Ebraismo, notoriamente religione rivelata, sarebbe in realtà una specie di derivazione del Zoroastrismo, altra religione rivelata molto diffusa nella civiltà babilonese già alcuni secoli prima della nascita di Cristo. L'influenza che la religione del profeta Zarathustra (quello che così parlò in una celeberrima opera musicale) avrebbe avuto sulla definizione del canone di quella ebraica, avrebbe avuto il suo apice nel periodo in cui gli ebrei erano in esilio nelle terre dell'impero babilonese, grosso modo l'attuale Iran. In realtà, come si evince facendo qualche ricerca in rete, gli storici su questa faccenda sono più o meno equamente divisi tra chi accetta questa teoria e chi la rigetta.

Comunque sia, applicando al tutto quella che in matematica è nota come proprietà transitiva, ed assumendo che l'Ebraismo sia effettivamente in qualche modo figlio del Zoroastrismo, si può quindi affermare che pure il Cristianesimo, che nasce come costola dell'ebraismo, deriva dal Zoroastrismo. So che ai miei trentadue lettori di tutta questa faccenda non frega una cippa, giustamente, ma a me invece interessa molto. Tranquilli, quello strano sono io. Bel libro, comunque.

domenica 29 ottobre 2017

Il paradiso secondo Papa Francesco

Ha detto qualche giorno fa Bergoglio che "Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato", parole che prese così come sono dànno l'idea di un luogo leggermente diverso da come viene raccontato fin da quando si comincia ad andare a catechismo. Naturalmente Feltri, che non ha mai fatto mistero di quanto questo papa gli stia sulle scatole, ne ha subito approfittato per mandarlo all'inferno, fornendo l'ennesimo esempio della profondità che permea ogni sua riflessione. In realtà la frase detta dal papa è più lunga, ed è questa: "Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, Amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi. Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di Lui c’è il freddo e la tenebra." Sembra di capire, quindi, che pure non essendo granché come posto è tuttavia un luogo in cui regna la felicità, che alla fine non è comunque poco, visto i tempi che corrono.

In realtà si tratta in tutti i casi di chiacchiere oziose, per il semplice fatto che nessuno, da di là, è mai venuto di qua a raccontarci com'è; se a questo si aggiunge che in tutto il Nuovo Testamento viene citato da Gesù solo una volta, quando lo promette al buon ladrone prima di tirare le cuoia, è facile capire di come si stia discutendo di nulla. Con buona pace del papa e di Feltri.

sabato 28 ottobre 2017

Dice che non si attacca all'avverbio

Dice Salvini, riguardo alla questione dell'eliminazione dell'aggettivo (in questo caso) nord dal nome del partito, che lui non si attacca all'avverbio. Neppure io, di solito, specie dove di avverbi non c'è neppure l'ombra. Questo, se non ricordo male, è il segretario di quel partito che vorrebbe vincolare la concessione della cittadinanza a una buona conoscenza della lingua italiana.

Tormentoni

Essendo costretto ogni mattina ad ascoltare la radio - l'alternativa sarebbe stare in magazzino con un paio di tappi nelle orecchie, cosa ovviamente infattibile - ho l'opportunità, di cui farei volentieri a meno, di conoscere i vari tormentoni pop che vengono propinati alle impotenti masse e di memorizzarne stralci dei testi, quasi tutti di elevato tenore poetico e di contenuti. In questo periodo, ad esempio, quasi tutte le radio commerciali mandano a rotazione pezzi in cui si parla di fantomatiche ragazze dal grilletto facile, qualunque cosa voglia dire; c'è poi un enigmatico esercito del selfie che si abbronzerebbe con l'iPhone e un tipo che dice di avvertire una scuola di danza nello stomaco. Questi quelli che mi vengono immediatamente alla memoria, ma l'elenco è infinitamente più lungo.

Ora, non è che si pretende che radio commerciali, che per definizione sono imprese che devono realizzare dei profitti, si mettano a trasmettere certi capolavori poetici di Fossati e Guccini, spesso musicalmente pure abbastanza ermetici e ostici ad un primo ascolto e quindi impossibili da proporre a chi, come lo scrivente, passa gran parte della giornata in mezzo a rumorosi macchinari di un magazzino; non si vuole questo, certo, ma ogni tanto non sarebbe male inframezzarne qualcuno, giusto per dare un po' di respiro ai vecchi dinosauri musicali come chi scrive e magari per segnalare ai ragazzotti seguaci di Fedez e soci che è esistito un periodo in cui la canzone era una forma d'arte, non l'equivalente musicale di un rutto. Ma qua, come al solito, si pretende troppo.

Tornando da scuola

Credo che l'aspetto più irritante della norma che imporrebbe ai genitori di andare a prendere i figli all'uscita da scuola, quando questi non abbiano ancora raggiunto i quattoridici anni, sia il fatto che si pretenda di regolare per legge una valutazione che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza delle famiglie. Sono i genitori, infatti, che conoscono bene i propri "polli", o almeno dovrebbero, e spetta appunto a loro valutare quando a questi ultimi vada tolto il guinzaglio, diciamo così. Almeno, per i miei genitori è stato così quando a scuola andavo io, ed è stato così per me genitore nei confronti delle mie figlie.
A me e a mio fratello, ricordo, il suddetto guinzaglio fu tolto con l'inizio delle medie. Non da un giorno all'altro, certo, tipo tana libera tutti, ma osservando da parte dei miei una sorta di progressione. C'è da dire che la Saffi, qui a Santarcangelo, distava appena tre chilometri da casa e la fermtata del bus era praticamente a ridosso dei cancelli della scuola, quindi non è che si avesse la possibilità di andare in giro a bighellonare o a cazzeggiare, ed è pacifico che non tutte le realtà e le situazioni sono uguali. Comunque sia, insomma, alla fine furono i nostri genitori che valutarono il momento opportuno e decisero di conseguenza, non fu una imposizione dettata da una rigida norma valida indistamente, e con ben poco senso, per tutto e per tutti.

giovedì 26 ottobre 2017

A metà del processo

Sono a metà de Il processo, di Kafka, e avverto la forte tentazione di mollarlo, anche se in genere tiro sempre a finire i libri pure se sono noiosi - nella mia lunga carriera di lettore i libri che non ho terminato si contano sulla punta delle dita. Ma questo proprio non mi prende. La tematica è interessante, il signor K., il protagonista, a modo suo è pure simpatico, ma manca il mordente nella storia, o forse sono io che non lo trovo. L'ho iniziato per caso con buone aspettative perché altri lavori di Kafka, come ad esempio La metamorfosi, mi erano piaciuti. Vabbe', ormai un centinaio di pagine le ho lette, magari da qui in avanti diventa interessante.

martedì 24 ottobre 2017

Mancava Mattarella

Alla fine è arrivato anche Mattarella. Non bastavano Corriere, Repubblica e compagnia bella, coi loro bei titoloni in home page, a dare visibilità a quegli imbecilli, no, mancava ancora il capo dello Stato. Che poi, forse, alla fine non è che cambi granché. Quello che non si capisce - anzi, si capisce benissimo, come spiega il buon Mantellini - è perché i media si ostinino a dare così tanta visibilità a quattro imbecilli che, in uno stadio, scherniscono la figura di Anna Frank. Gli imbecilli non dovrebbero avere visibilità, dovrebbero essere ignorati e lasciati nel nulla da cui provengono, un nulla fatto di ignoranza sesquipedale e cinismo. Invece no, sembra che l'imperativo sia adoperarsi e fare ogni sforzo perché abbiano più visibilità possibile, magari perché pure essi, poveretti, possano almeno un pochino illudersi che la loro vita abbia un senso.

lunedì 23 ottobre 2017

It

È uscito - leggo - un altro film ispirato al celeberrimo romanzo di Stephen King, film che sembra stia andando benissimo al botteghino e che pare abbia convinto pure gran parte dei critici cinematografici. La tentazione di andarlo a vedere è forte, devo ammetterlo, anche se io appartengo a quella corrente di pensiero che tende a snobbare i film tratti dai libri, specie se i libri in questione sono piaciuti.
Quindi non so. Forse ci andrò, forse no (il film precedente fu una mezza delusione). Mentre decido, sto invece accarezzando l'idea di riprendere in mano il romanzo, che lessi, se non ricordo male, ai tempi delle superiori. È ancora lì, nella mia libreria nella sala, che spicca in mezzo agli altri grazie alla insolita larghezza della costa - d'altra parte sono più di 1300 pagine, roba che neanche Il signore degli anelli.
Sì, farò così: al diavolo il film. Certi capolavori meritano di essere gustati nella loro letteraria originalità.

Sindaci sul biotestamento

Dopo l'appello dei Senatori a vita di qualche giorno fa, oggi tocca ai sindaci, che cercano di attirare l'attenzione sulla legge sul testamento biologico, ferma al Senato da quasi sei mesi e sepolta sotto tremila emendamenti. La legge sul fine vita credo sia una delle poche che segna il discrimine tra un paese minimamente civile e uno incivile. Il fine vita è normato e regolato in tutti i paesi d'Europa, perché è riconosciuto come minimo sindacale di civiltà lasciare a ciascuna persona piena libertà di fare ciò che ritiene più opportuno della sua vita e della sua morte. Noi, invece, le leggi di civiltà le rimandiamo come al solito alle calende greche. Basta guardare lo Ius soli, oppure la legge sulle unioni civili, promulgata in forma annacquata l'anno scorso dopo 25 anni di discussioni parlamentari. Non siamo un paese dove i diritti hanno casa. Non lo siamo mai stato.

domenica 22 ottobre 2017

L'anelasticità al prezzo

Dice l'economista Nicita, membro del Garante delle comunicazioni, che "la bolletta emessa su 28 giorni non ha comportato una fuga dei clienti dalle aziende malgrado queste siano responsabili di un così marcato aumento dei prezzi. Ci troviamo di fronte a un caso di anelasticità al prezzo in un contesto oligopolistico, cioè in un habitat dove dettano legge poche imprese fortissime. Sembra che i consumatori non abbiano compreso a pieno i significati e le implicazioni della manovra tariffaria; non hanno colto cioè che sono stati investiti da una crescita significativa dei prezzi. E sono rimasti fermi, senza reagire in alcuna maniera."
Secondo l'economista, quindi, gli utenti con in mano un cellulare sono tutti cretini perché non hanno capito che, a parità di tariffa, fatturare ogni 28 giorni anziché ogni mese comporta per essi un aggravio di spesa. Mettiamo che la tesi di Nicita sia vera. Che senso ha, alla luce di tale assunto, stigmatizzare l'indolenza degli utenti, che sono rimasti fermi senza reagire in alcuna maniera? Se uno ti percula senza che tu te ne accorga, come fai a reagire? Lasciamo allora perdere le farneticazioni del tipo e proviamo a inquadrare tutta la vicenda dandole un po' di senso.
Le compagnie telefoniche hanno arbitrariamente deciso di fatturare agli utenti gli importi dei piani tariffari ogni 28 giorni anziché ogni mese, un escamotage truffaldino che ha consentito ai gestori di incamerare una sorta di tredicesima mensilità; gli utenti se ne sono accorti ma non hanno potuto fare niente perché, nella miglior tradizione dei cartelli, l'escamotage è stato pianificato da tutti i gestori presenti sul mercato. Cosa dovevano fare, quindi, i clienti? L'unica contromossa possibile a questo sopruso sarebbe stata la disdetta dei contratti e la rinuncia ai cellulari.
Sì, ciao.

venerdì 20 ottobre 2017

Appendici

Abbiamo tutti - beh, magari tutti tutti no, ma quasi - due prolungamenti del nostro corpo: lo smartphone e l'automobile. Pensavo questa cosa stamattina mentre andavo in giro in bicicletta qui attorno a casa mia. Pedalavo a una velocità relativamente tranquilla e mi è capitato di vedere una signora uscire dalla banca e salire in macchina. Dopo cento metri ha parcheggiato, è scesa ed è entrata nell'ufficio postale. Nel frattempo io ho proseguito tranquillamente. Poco dopo mi ha superato di nuovo, ha messo la freccia, ha parcheggiato ed è scesa dalla macchina, questa volta per andare al panificio. Ricapitolando, quindi, la signora in questione ha fatto tre fermate in sette/ottocento metri. Tre fermate che hanno significato tre entrate in macchina, tre uscite, tre accensioni del mezzo e tre spegnimenti, più, naturalmente, accelerate, frenate ecc. Considerato il tempo impiegato per parcheggiare, ripartire, spegnere la macchina, riaccenderla, allacciare le cinture, slacciarle, più tutto il resto, se la signora avesse coperto a piedi o in bicicletta quei settecento metri, avrebbe magari impiegato il medesimo tempo, forse addirittura qualcosa in meno. Ma ciò che interessa a me non è questo, quanto il fatto che, come scrivevo sopra, tutto il continuo fermarsi, ripartire, scendere, salire mi ha fatto pensare che la macchina è ormai di fatto una protesi, un prolungamento, un'appendice del nostro corpo.
Onde sgombrare il campo da eventuali dubbi, non vuole essere questo un post ammantato di velleità ambientaliste ma solo l'espressione di un pensiero che mi è venuto lì per lì. È vero che da qualche tempo ho cominciato progressivamente ad abbandonare la macchina in favore della bicicletta, usando la prima solo quando non posso fare diversamente, ed è quindi plausibile che certi comportamenti mi saltino adesso più all'occhio rispetto a prima, ma è anche vero che fino a questa sorta di pseudosvolta finto ecologica utilizzavo la macchina esattamente come la signora di cui sopra.
Per quanto riguarda lo smartphone, non credo serva una mia testimonianza per avvalorare la tesi della seconda appendice: andate dieci minuti in giro a piedi in qualsiasi posto e ve ne rendete conto da soli.
 

giovedì 19 ottobre 2017

Il senso di una fine



Iniziato stamattina e finito stasera. Ogni tanto capitano quei libri che ti inchiodano al divano e fanno passare in secondo piano tutto il resto, compresi giri in bicicletta e passeggiate, e questo è uno di quelli. Perché Barnes, di cui non avevo mai letto niente, ha congegnato la trama e la prosa di questo libro come fa un ragno con la sua tela per catturare gli insetti. E una volta che si cade in quella tela non è più possibile fuggire. 
È un libro sulla vita e sul tempo che passa, ed evidenzia come gli errori e le leggerezze commessi da giovani possano in certi casi ripercuotersi, amplificati, in tarda età, fino a compromettere la serenità che dovrebbe caratterizzare l'autunno della vita. Un romanzo ironico, angoscioso, amaro, crudele, commovente, e il colpo di scena finale vale da solo tutto il libro. 
Uno dei romanzi più belli letti quest'anno.

Per quattro giorni

Quest'anno, per la prima volta, ho dimenticato di menzionare il compleanno del blog. Cadeva quattro giorni fa - il primo post lo vergai il 15 ottobre 2006 (se avete tempo da perdere e visualizzate questa pagina da pc potete rintracciarlo tramite l'archivio che si trova nella colonna qui a destra). Niente di grave, intendiamoci, e poi io per le date ho sempre avuto pessima memoria, a differenza delle mie figlie, che per date e numeri sono dei prodigi - ancora mi chiedo come facciano, boh. Questo breve post è per rassicurare i miei 32 affezionati lettori: tranquilli, non mi sono ancora stancato di bloggare, anche se il blog ormai non è niente di più di un vecchio arnese informatico, praticamente già estinto, e i blogger vecchi dinosauri un po' nostalgici.
(In realtà i miei lettori sono più di 32, ma da queste parti piace essere modesti.)

Distanze

Noto, non so se con sollievo o dispiacere, che la distanza tra ciò che il coro unito dell'informazione giudica interessante e degno di prolungata visibilità e ciò che io giudico nella stessa maniera, si fa col passare del tempo sempre maggiore. Prendete ad esempio la faccenda della diatriba Renzi vs Bankitalia con cui ci stanno fracassando le appendici pendule da un paio di giorni. A me di tutto l'accaduto non frega niente, se non, vagamente, nella misura in cui va a corroborare la mia (e non solo mia, immagino) vecchia convinzione, già ampiamente espressa in passato su queste pagine, di trovarmi di fronte a una monumentale testa di cazzo, che pianifica ogni suo gesto, ogni sua uscita, ogni sua iniziativa, ogni sua sillaba in maniera tale che sia funzionale a un suo tornaconto politico - chi pensa che la vicenda Bankitalia abbia una matrice diversa da questa, evidentemente non ha ancora inquadrato bene il tipo.
Per carità, magari alla stragrande maggioranza delle italiche genti della faccenda importa più di quanto importi a me, anche se ho grossi dubbi in proposito, e in fondo, se così fosse, tornando ai dubbi espressi all'inizio, per me potrebbe anche essere un sollievo (ho sempre amato le minoranze).

mercoledì 18 ottobre 2017

Il grande Gatsby



Sarà pure un grande classico ma io l'ho trovato discretamente noioso, e devo dire di averlo finito con una certa fatica. È un libro scritto bene, certo, i personaggi sono descritti in maniera estremamente realistica, ma io mi sono annoiato, l'ho trovato privo di mordente. Leggo che da questo libro sono stati tratti quattro film, di cui l'ultimo uscito nel 2013 con protagonista Di Caprio. Quello precedente risale al 1974 e qui c'è Robert Redford. Credo che guarderò questo, potrebbe essere uno dei rarissimi casi in cui un film mi piace più del libro a cui si ispira.

Elio

Non so se il gruppo di Elio si scioglierà veramente o se si tratti di una boutade, che nel loro caso non sarebbe neppure la prima, fatto sta che un po' mi dispiace, anche se, essendo attivi dal 1980, di anni sul groppone ne hanno. Indipendentemente dal fatto se piacciano o no, e a me non sono mai dispiaciuti, un merito va a loro sicuramente riconosciuto, e chi ha avuto occasione di ascoltarli dal vivo se n'è sicuramente accorto: tecnicamente sono dei musicisti eccezionali. Tutti. In altri tempi si sarebbe usato il termine virtuosi. Ricordo di averli ascoltati, ormai parecchi anni fa, qui a Savignano, in piazza. Rimasi letterlamente folgorato dalla tecnica che usava Faso nel domare il suo basso elettrico a sei corde senza capotasti. Suonare il basso elettrico senza capotasti, equivale un po' a suonare il contrabbasso. Non come si vede fare a Sting nel video di Every breathe you take - lì suona solo le fondamentali di un normale giro armonico maggiore - ma come si vede fare ai grandi contrabbassisti jazz.
Insomma, si può discutere sulla qualità di alcuni dei loro testi, forse, ma riguardo alla tecnica e alle capacità di questi musicisti, tanto di cappello.

lunedì 16 ottobre 2017

I pensionati

Stamattina mi è capitato di notare gli anziani intenti a chiacchierare seduti ai tavoli di un bar. Li ho notati in una pausa della mia biciclettata, mentre me ne stavo seduto su una panchina della piazza di Viserba. Da dove ero io li sentivo chiacchierare di politica, a tratti più pacatamente e a tratti più animatamente.
Mi è venuto da pensare a come può essere la vita del pensionato. Non so perché me lo sia chiesto, in fondo non è una cosa che mi riguardi, avendo ancora davanti a me sedici anni di lavoro prima di arrivare al traguardo - sempre ammesso che ci arrivi, ché qua occorre mettere in conto tutto.
Però, ecco, mi chiedevo come dev'essere il lunedì mattina (ma anche gli altri giorni) sapendo che l'occupazione più grossa della giornata sarà andare al bar, dopo colazione, a fare le chiacchiere con gli altri, e magari trascorrere in questo modo gran parte della giornata. E avevo come l'impressione che quegli anziani, lì, stessero sprecando il loro tempo. Al loro posto, ad esempio, invece di stare a fare chiacchiere inutili al bar, io passerei la giornata a leggere, magari a scrivere qualcosa, oppure andando in giro in bicicletta. Poi, pensandoci bene, alla fine che differenza fa? C'è differenza tra chiacchierare beatamente con gli amici al bar e leggere un libro? Forse sì.
Forse no.

domenica 15 ottobre 2017

Ancora tu

Tra una cosa e l'altra pensavo che in fondo siamo sempre il paese in cui un ottuagenario praticamente imbalsamato, che negli ultimi cinque lustri ha dato il suo non trascurabile contributo a trasformare una nazione in un cumulo di macerie morali, economiche, sociali ecc., può ancora uscire fuori dal sarcofago e ricominciare a promettere mari e monti, e trovare pure qualcuno ancora disposto a dargli credito.
Ecco, siamo quel paese lì.

sabato 14 ottobre 2017

Dan Brown

Leggo che è uscito un nuovo libro di Dan Brown. Sì, il Dan Brown de Il codice Da Vinci, il libro che il grande Umberto Eco ridicolizzò in un sua intervista o articolo - non ricordo più - di alcuni anni fa. Mi piacerebbe ritrovare quello scritto.

venerdì 13 ottobre 2017

Prodi e ciò che resta del PD

Non stupisce che Prodi non riconosca più suo figlio (politico). Nel corso degli ultimi anni l'aveva infatti già fatto capire apertamente in più occasioni, l'ultima delle quali quando dichiarò a denti stretti che avrebbe votato sì al referendum costituzionale di Renzi pur ammettendo che si trattava di una schifezza (qui c'è una leggera incoerenza che già gli si fece notare a suo tempo, vabbe'...). E non occorre essere Prodi per vedere che del progetto originale del PD non è rimasto niente - è ormai solo un semplice clone di Forza Italia. Pure il cosiddetto Rosatellum di cui si parla tanto in questi giorni, congegnato in modo da garantire la sopravvivenza di 
renzi, Berlusconi, Alfano, Verdini, Salvini ecc., non è che l'ultimo tassello che certifica questa trasformazione, che solo chi non vuole vedere non vede.