giovedì 23 marzo 2017

Non sapevano che avesse intenzione di fare un attentato

L'attentatore di Westminster, attentato rivendicato dall'Isis, era quindi un cittadino britannico, nato nel Kent e già noto alle forze dell'ordine per reati come aggressione, lesioni e simili. Pur essendo noto alle forze dell'ordine, "non era sotto indagine e non c'erano informazioni di intelligence riguardo a sue intenzioni di lanciare un attacco terroristico" (Repubblica, 23.3.2017). Ora, da perfetto profano per quanto riguarda le dinamiche di lavoro di questi summenzionati servizi di intelligence, trovo quanto meno improbabile che si possa stabilire una qualche correlazione tra un'intenzione e la sua decodificazione da parte di chicchessia. Semplificando, non è che se uno ha intenzione di compiere una strage lo va a spifferare in giro o sul web o lascia in giro delle tracce che consentano ad altri di scoprirle. Penso anzi che, nel caso, il potenziale attentatore si adoperi in ogni modo per cercare di evitare di suscitare sospetti sul suo conto. Quindi che senso ha affermare che non c'erano informazioni sulla sua volontà di compiere attentati? È naturale che non c'erano, dal momento che se ci fossero state magari l'attentato si sarebbe potuto sventare. Che poi, scusate, se anche sul tal tizio si avessero informazioni riguardanti una sua possibile intenzione di compiere un attentato, che si farebbe? Lo si incarcererebbe così, giusto per stare dalla parte del sicuro e fregandosene dei diritti sanciti da almeno una decina di convenzioni internazionali? Lo si pedinerebbe ventiquattr'ore al giorno per evitare che lo faccia? E, nel caso, come lo si rimedierebbe il personale per pedinare tutti quelli presenti nelle black list? Semplice: non si può fare. Perché sul tizio di cui sopra si possono avere tutte le informazioni di intelligence del mondo, ma se avesse intenzione di prendere una macchina e mettersi a falciare un po' di gente, non servirebbero a niente, dal momento che lo potrebbe fare in qualsiasi posto e in qualsiasi ora di qualsiasi giorno. La verità è semplice: questo tipo di terrorismo non c'è modo di contrastarlo, purtroppo. Amen.

La badante e le striscioline

Qualche sera fa, prima che venissi colpito dalla strega maledetta, ero da Brusarul, aspettavo che fossero pronte le pizze da portare via. Lì, davanti al bancone del bar, ci sono un paio di tavolini coi giornali sopra, è la zona dove si assiepano quelli che aspettano le pizze da portare via. Nella parete retrostante c'è uno spazio dove sono attaccati con lo scotch gli annunci di chi cerca o offre lavoro, oppure di chi mette in vendita cose che non gli servono più. Avete presente, no? Generalmente si tratta di normali fogli A4 scritti in orizzontale. Nella parte superiore viene inserito l'annuncio col tipo di prestazione lavorativa richiesta o offerta, mentre nella parte bassa vengono ricavate con le forbici tante striscioline verticali pronte per essere strappate e infilate in tasca, e su ognuna di esse viene stampato il numero di cellulare necessario per contattare l'estensore dell'annuncio. Vado un po' a memoria - magari la prossima volta che ci torno ci guardo meglio - ma mi pare di ricordare, tra gli annunci, quello di uno che vendeva un camper, quello di un altro che si offriva per piccoli lavoretti a domicilio (imbianchino, idraulico ecc.), quello di un altro ancora che vendeva una motocicletta, e poi c'era quello di una tipa che cercava lavoro come badante. Nell'annuncio del tipo che vendeva il camper - vado sempre a memoria - mi pare di ricordare che fosse stata strappata una sola strisciolina, tre in quello tramite cui si offrivano lavori a domicilio, nessuna strisciolina strappata in quello del tipo che voleva piazzare la motocicletta. Nell'annuncio messo su dall'aspirante badante, invece, erano stati strappate tutte le striscioline tranne una. Non le ho contate, ma così, a memoria, credo che siano state in tutto una ventina, di cui quindi diciannove strappate e una ancora attaccata - immagino che se fossi tornato la sera dopo a prendere altre pizze, non ci sarebbe stata più nemmeno quella.
Ora, non è che questa cosa significhi granché o che io abbia la pretesa di ergerla a incontrovertibile e inequivocabile prova della direzione in cui si sta incanalando la nostra società, ma magari può essere uno dei tantissimi riscontri di quanto ogni istituto di statistica ci sta documentando ormai da anni un giorno sì e l'altro pure.

mercoledì 22 marzo 2017

Menti semplici

Sicuramente noi menti semplici non saremo mai in grado di capire le reali, sottili e difficilmente intelligibili ragioni che hanno fatto da input alla sciocchezza di proibire, a chi si imbarchi da determinati paesi, di portare addosso qualunque aggeggio elettronico che sia un pelo più grande di un cellulare e di relegarlo nella stiva del velivolo. Saremo difficilmente in grado di farlo perché è palese che qualunque organizzazione terroristica è in grado di aggirare questa farsa di divieto con facilità, ad esempio facendo decollare un eventuale suo affiliato-kamikaze dall'aeroporto di un paese vicino in cui non viga il divieto; oppure inserendo comunque un ordigno esplosivo in un tablet o pc di quelli destinati alla stiva e comandato con un timer o con un innesco inserito beffardamente nel cellulare che è permesso portare a bordo - dal punto di vista degli effetti è palese che un ordigno che esploda su un aereo provochi gli stessi effetti sia che si trovi nella stiva o nel reparto passeggeri. E si potrebbe continuare - ognuno può trovare con facilità modi di aggirare questa scemenza pure senza essere in possesso di una intelligenza come quella di Gasparri. Quindi, come dicevo, è impossibile che il fine vero di tutta la commedia sia quello dichiarato, ci dev'essere qualcos'altro sotto, ma a noi, menti semplici, temo che la possibilità di capirlo sia irrimediabilmente preclusa.

(...)



(Dalla novella Il corpo, Stephen King.)

martedì 21 marzo 2017

Centri di intrattenimento

I nuovi lager in via di allestimento sulle coste libiche, che presto andranno ad affiancare quelli già esistenti, li hanno battezzati Centri di intrattenimento, nomignolo che riporta alla memoria le sale in cui si balla e si fa bisboccia di certi centri per anziani, in un patetico tentativo, peraltro storicamente neppure nuovo, di edulcorare la brutalità e l'orrore tramite l'utilizzo di un linguaggio più morbido e conciliante. Il tutto, naturalmente, in combutta col governo del tranquillo e affabile Gentiloni, che magari è pure uno di quelli che inveiva contro il muro di mattoni di Trump ma che nello stesso tempo finge di ignorare che i muri non si costruiscono solo coi mattoni, ma anche con certi accordi tra governi.

lunedì 20 marzo 2017

Riflessioni sul colpo della strega

Credo che il presente post sia il primo, dei quasi settemila presenti in questo blog, vergato da un cellulare in una posizione eufemisticamente scomoda - steso sul letto, prono, appoggiato sugli avambracci. Anzi, non è che credo, sono sicuro, perché se avessi provato altre volte un male così, lo ricorderei. Per la serie cose che racconto ai miei trentadue lettori senza che a loro possa fregare di meno, infatti, metto tutti al corrente del fatto che da sabato pomeriggio sono bloccato a letto vittima di quella diabolica patologia che viene comunemente indicata con colpo della strega - dal punto di vista medico è una contrattura dei muscoli della zona lombo-sacrale, ma se andassi da chicchessia a raccontare di essere stato vittima di una contrattura dei muscoli della zona lombo-sacrale, potrei anche essere visto come uno in preda a deliri e farneticazioni. Tutto è cominciato sabato pomeriggio mentre, piegato, stavo sistemando posate e stoviglie nella lavastoviglie. Ero appunto piegato e... sono rimasto piegato, semplicemente e drammaticamente, e ogni tentativo di rialzarmi dava il la a poderosi sciami di fitte dolorosissime. Lentamente, sono poi riuscito in qualche modo, con l'aiuto di Chiara, ad arrivare al letto, letto su cui appunto staziono ininterrottamente da quel maledetto sabato pomeriggio.
Il colpo della strega presenta alcuni indubbi lati positivi. Uno, ad esempio, è quello di ritrovarsi da un momento all'altro con una gran quantità di tempo libero, che nel mio caso per la maggior parte occupo leggendo libri - non avreste mai indovinato, eh? - oppure immergendomi in profonde riflessioni intime finalizzate a cercare di fare luce su alcune delle fondamentali questioni che l'uomo si pone da quando ha messo piede sul globo terracqueo, del tipo chi siamo? Dove andiamo? Insomma, quella roba lì. Avete capito, no? Il senso della vita, della morte, del dolore e via discorrendo. Tra l'altro, la domanda sul senso del dolore in questo frangente la trovo particolarmente pregnante, come immaginerete. Accanto a questi pochi lati positivi, però, ce ne sono almeno altrettanti negativi. Su tutti spicca un male boia, per usare un'aulica perifrasi. Chi non ha mai avuto a che fare col colpo della strega si immagini un mal di schiena molto forte e lo moltiplichi per dieci. Fatto? Ecco. C'è poi il problema dell'immobilità forzata nel letto, e di lì non si scappa perché qualsiasi posizione che si tenti di assumere all'infuori di quella, compresa il semplice sedersi sul letto, produce la poderosa serie di dolorosissime fitte di cui sopra. A questo si aggiunge il problema della necessità di assistenza continua necessaria per svolgere le operazioni più banali, dal mangiare al lavarsi i denti e tutto il resto. Fortunatamente, con moglie e due figlie in casa, l'assistenza è bene o male assicurata, ma si tratta comunque di disagi a cui non si è abituati e con cui bisogna fare i conti.
Tra le tante riflessioni esistenziali di cui sopra, su una ho indulto con particolare enfasi. Mettendo bene in rilievo le dovute e indispensabili differenze, il mio pensiero andava a tutte quelle persone che per i più vari motivi sono costrette a letto senza alcuna speranza di potersi un giorno rialzare. Per dire, io sono bloccato a letto da due giorni e già non ne posso più; Dj Fabo, solo per fare un esempio tra i tanti, di cui molto si è parlato nelle settimane scorse, è rimasto un anno e mezzo a letto, in una condizione di tetraplegia e completa cecità. Io almeno posso leggere, scrivere, vedere il cielo dalla finestra, se mi stanco di stare prono posso mettermi supino e viceversa, lui non poteva fare niente di tutto ciò: un anno e mezzo bloccato come una mummia in un letto, e quando ha implorato di poter porre fine a ciò che non considerava più vita, si è trovato di fronte a un milione di difficoltà e a una pletora di stronzi farabutti in giacca, cravatta, e soprattutto tonaca, che hanno strillato come ossessi in difesa di una ridicola e anacronistica sacralità della vita e di un grottesco antropocentrismo di matrice tipicamente cattolica (l'antropocentrismo è in generale un elemento fondante di ogni monoteismo, ma si sublima in particolare nel cattolicesimo). E quindi il poveretto è dovuto andare in Svizzera, come fanno tutti quelli che ne hanno la possibilità, mentre quelli che non ce l'hanno sono costretti a restare prigionieri qui, in balìa di uno Stato e di un sistema legislativo e sociale ideato, pensato e costruito coi mattoni del cinismo, degli interessi particolari invece che generali, e sull'inciviltà, quell'inciviltà che vede un Parlamento iper affollato quando si deve votare il salvataggio di un Minzolini qualsiasi, deserto quando si deve discutere di testamento biologico. Vabbe', lasciamo stare.
Butto un occhio alla finestra e vedo che il giorno già volge al declino, e mentre fisso il cursore che lampeggia penso al percorso che ho fatto per arrivare dal colpo della strega a Minzolini. Ah sì, ricordo. A questo punto dovrei rileggere il post per controllare che non abbia fatto errori, che le concordanze siano corrette, ma non ne ho voglia, già è abbastanza problematico scrivere col cellulare, e poi non ho più tempo, devo cambiare posizione, la schiena lo esige.

L'operaio Saramago

Leggo nel libro Il matematico impertinente, di Piergiorgio Odifreddi, che José Saramago non ha mai frequentato una facoltà universitaria di letteratura, ma un semplice istituto tecnico secondario che neppure ha terminato per mancanza di possibilità economiche, dopodiché ha fatto per alcuni anni l'operaio (tornitore meccanico). Il primo scrittore portoghese, di cui ho letto numerosi romanzi, a vincere nel 1998 il Nobel per la letteratura è stato quindi in gioventù un semplice tornitore.
Che ci volete fare? A me 'ste cose sorprendono sempre.