sabato 21 gennaio 2017

Charlie Hebdo e Rigopiano

In tutta sincerità, io non riesco a vedere nella vignetta di Charlie Hebdo riferita alla tragedia dell'albergo Rigopiano la presunta carica di oltraggio alle vittime che ha dato la stura all'ondata di indignazione generale che invade in queste ore il web, né tanto meno riesco a vederci gravi forme di irrisione della tragedia o delle persone in essa decedute, in ogni caso niente che arrivi a giustificare certi commenti dei soliti leoni da tastiera, i tenori di alcuni dei quali li pongono eventualmente su un piano morale ben più basso rispetto a ciò che è oggetto dei loro strali. Guardando la vignetta, in cui si vede semplicemente la nera signora con la falce scendere sorridente su un paio di sci, vedo semmai una forma di irrisione nei confronti della morte in generale; è la morte stessa, infatti, che in quell'immagine si fa caricatura, non le vittime della tragedia. Poi, certo, il riferimento alla tragedia dell'albergo Rigopiano è evidente, ed è dato sia dalla tempistica della pubblicazione che da alcuni particolari contenuti nell'immagine stessa. Penso però che in questo caso la tragedia rappresenti più una forma di spunto per irridere la morte che non l'oggetto ultimo dell'irrisione, e ciò mi porta a pensare che il grosso dell'indignazione collettiva sia originato più che altro da una non corretta interpretazione della vignetta, unita all'irrefrenabile impulso, tipico di ogni indignazione di massa, di salire sul treno in corsa.
Intendiamoci, è innegabile che quell'immagine possa dare fastidio, possa apparire gravemente fuori luogo, inopportuna, specie da un punto di vista della tempistica, dal momento che si stanno ancora tirando fuori le persone dalle macerie, ma la satira da che mondo è mondo si è sempre fatta anche sulla morte, e in questo caso ne è l'oggetto principale. L'oltraggio vero alle vittime non lo vedo in questa vignetta, lo vedo semmai in certi squallidi personaggi politici che pur di raccattare qualche voto in più non hanno esitato a recarsi sul posto, spargendo selfie, rigorosamente con macerie sullo sfondo, a destra e a manca, per poi magari recarsi in qualche studio televisivo con ancora i doposci ai piedi.

mercoledì 18 gennaio 2017

Terremoto, Salvini e tutti gli immancabili altri

Salvini è riuscito a sciacallare a scosse ancora in corso; i decerebrati che strillano al complotto sulla falsificazione della magnitudo, che ovviamente è una bufala, sono arrivati subito dopo. Ha fatto capolino anche la signora Brigliadori - un'altra che ha bisogno di tanto aiuto - con un pezzo straordinario su faccialibro che per leggerlo occorre dotarsi di bombole, pinne e occhiali per mancanza di virgole. Manca ancora il malato di mente che dia la colpa del terremoto alle unioni civili e anche stavolta ci siamo tutti. Come in tutte le occasioni precedenti, al dramma vero e proprio del sisma c'è da aggiungere il dramma della lunga serie di zucche piene di aria che approfittano di queste tragedie per dimostrare la vastità del vuoto che alberga nelle loro povere teste.
E non è mai un bello spettacolo.

martedì 17 gennaio 2017

Al cinema

E pensare che ci hanno rotto le appendici pendule per anni con la storiella che download e streaming illegali sarebbero stati la rovina dell'industria cinematografica. E giù intimidazioni, avvertimenti, minacce legali e chi più ne ha più ne metta. Poi quando si vanno a vedere i dati si scopre che la gente continua tranquillamente ad andare al cinema, e ogni anno la percentuale di chi ci va addirittura cresce.

Clandestini al caldo



E quindi niente, siamo davanti a uno dei più grandi drammi dell'epoca contemporanea, quello delle migrazioni, masse immense di persone che si spostano da un punto all'altro del pianeta con l'unico scopo di sopravvivere, un dramma che addirittura nel medio o breve termine potrebbe avere effetti devastanti sugli equilibri sociali di interi paesi europei, compreso il nostro, e che appunto per questo motivo andrebbe affrontato utilizzando mille cautele e in maniera seria, prudente, intelligente, ponderata, mettendosi tutti a tavolino per cercare di gestire questo particolarissimo periodo storico nel migliore dei modi. C'è chi lo fa, o almeno prova a farlo, pur tra mille difficoltà. E poi ci sono quelli come lui, che imboniscono la massa di decerebrati che gli danno credito riproponendo sempre le stesse balle, come un disco rotto, ogni ora, ogni giorno, sempre. D'inverno i clandestini stanno negli hotel, al caldo, d'estate sempre negli hotel, con l'aria condizionata, un martellamento incessante di stronzate, e tra l'altro stronzate estremamente pericolose, in quanto moltiplicatrici di quella paura e tensione xenofoba che ha sempre trovato terreno estremamente fertile nell'ignoranza e nella superficialità dilaganti. Questo è, Salvini: un pericoloso fomentatore di odio sociale in un periodo storico in cui c'è bisogno di tutto tranne che di questo, e tutto per mero calcolo politico, esclusivo tornaconto personale e bisogno assoluto di conservare i privilegi faticosamente conquistati sulla pelle di chi ha avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo.
Durerà ancora un po', ma non per sempre. Anche la merda che esce fuori dai tombini di una strada allagata, una volta smesso di piovere ritorna da dove è venuta.

lunedì 16 gennaio 2017

Librerie che chiudono

Chiude un'altra libreria, questa volta a Roma. Notizie come questa si leggono un po' tutti i giorni, magari nascoste in piccoli trafiletti delle cronache locali. Sono notizie che provocano ovviamente dispiacere, specie a chi, come lo scrivente, campa di libri. Tuttavia non mi inserisco tra quelli che si disperano e indicano queste chiusure come segnali di un progressivo impoverimento culturale della società. Negli ultimi vent'anni, infatti, non sono progressivamente sparite solo le librerie, ma anche ad esempio i negozi di dischi. Ciò non significa che la gente ha smesso di ascoltare musica; semplicemente, invece di farlo tramite cd acquistato in negozio lo fa tramite internet sul pc di casa o sul lettore mp3. Non sono quindi calati i fruitori di musica, è semplicemente cambiato il mezzo utilizzato per ascoltarla. Per i libri è probabilmente lo stesso discorso: non sono diminuiti i lettori, cosa che sarebbe drammatica dato che siamo già uno dei paesi al mondo in cui si legge meno, è il libro che da cartaceo si sta via via sempre più spostando sui supporti digitali.
O almeno è quello che spero.

20 anni di botte

La donna, l'ennesima, uccisa dal marito, questa volta a Milano, prima di essere arrivata all'epilogo della sua esistenza ha subito violenze per vent'anni - la prima coltellata infertale dal marito risale al 1995, scrive l'Ansa. Ecco, io mi chiedo sempre, quando leggo queste cose, cosa spinga una donna a restare per due decenni accanto a un uomo che le usa violenza. Non è un giudizio, il mio, badate bene, non giudico quella povera donna per non essersene andata, quello che mi chiedo è quale sia il meccanismo psicologico che in casi come questo impedisce la fuga da una vita all'insegna delle vessazioni.

domenica 15 gennaio 2017

Interviste

Il lato comico dell'intervista a Renzi pubblicata stamattina su Repubblica, intervista che dà ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, la misura della cialtroneria di quest'uomo, non è l'intervista in sé, ma i commenti lasciati dai lettori di Repubblica in calce all'articolo. Certo, tre o quattrocento commenti non costituiscono un campione sufficiente a investire di rappresentatività quanto espresso nei commenti stessi, ma un'idea la dànno, e quell'idea va a confortare e corroborare di nuovi elementi l'impressione relativa alla cialtroneria del soggetto di cui sopra.

sabato 14 gennaio 2017

Brancicare

Nell'episodio contenuto in Harry Potter e la pietra filosofale in cui Harry, assieme ad Hermione, Ron e Neville, rimane intrappolato nel corridoio buio di Hoghwarts in cui il cane a tre teste è a guardia della botola, a un certo punto si legge: "Harry brancicò in cerca del pomello della porta." Qui mi sono fermato, perché quel brancicò, coniugazione del desueto verbo brancicare, mi ha colpito, e mi ha colpito perché il suddetto verbo l'ho già sentito, in passato, ma lì per lì non sono riuscito a ricordare né dove né quando. Ho quindi proseguito la lettura, facendo un orecchio a quella pagina e appuntandomi mentalmente di tornarci sopra successivamente, perché è noto che se si cerca in tutti i modi di ricordare una cosa, quella difficilmente torna alla memoria, mentre se invece la si lascia andare ecco che, dopo qualche tempo, inaspettatamente lei si lascia quasi beffardamente ricordare. (In realtà credo sia niente di più di una diceria di quelle che, ricordo, mi raccontavano da bambino, dal momento che mi è capitato spessissimo di ricordare qualcosa mentre mi sforzavo di farlo, ma facciamo finta di niente.)
Dicevo del verbo brancicare. Mentre proseguivo nella lettura, all'improvviso mi è venuto in mente qualcosa tipo "...come un cieco... ...brancicare attorno..." e ripetendo queste parole più volte, ho avvertito la stessa sensazione che si prova quando si è intenti a comporre un puzzle e lentamente, una dopo l'altra, le tessere vanno al loro posto componendo l'immagine completa, e mi sono alla fine ricordato come in un'illuminazione che le suddette parole sono inserite in una strofa di una vecchia canzone di Francesco Guccini. Tacchete! Alla fine mi è venuta in mente la strofa quasi completa, la canzone in cui è inserita, che si chiama Bisanzio, e ovviamente l'autore, Guccini appunto, e pure l'album di cui fa parte: Metropolis, che da ragazzo ho ascoltato fino a consumare i solchi del vinile - sono un estimatore del cantautore emiliano praticamente da quando sono nato. A questo punto, citare per intero la strofa che tanto mi ha fatto penare è d'obbligo. Eccola: 
"Io, Filemazio: protomedico, matematico, astronomo, forse saggio. Ridotto come un cieco a brancicare attorno, non ho la forza o il coraggio per fare questo oroscopo, per divinar responso. E resto qui ad aspettare che ritorni giorno, e devo dire, devo dire che sono forse troppo vecchio per capire."
Fa sempre un certo effetto rendersi conto di come lavori la nostra memoria, il nostro cervello, e di quali e quanti meccanismi mnemonici vengano innescati leggendo per caso una parola in un libro.
Ah, per chi se lo chiedesse: sì, ho cominciato a leggere la saga letteraria del mago nato dalla fantasia della Rowling.

giovedì 12 gennaio 2017

La D'Urso e il troppo amore

Non avrei mai pensato di sprecare un post per commentare la infelice (eufemismo) uscita odierna della signora D'Urso. È che a un certo punto mi sono chiesto, e pure con una certa curiosità, se questa cosa la conduttrice televisiva la pensi davvero o se sia stata magari una uscita infelice che, successivamente, le abbia fatto pensare: ma 'sta stronzata l'ho detta per davvero? No, perché se è valida la seconda opzione c'è ancora un piccolo margine di possibilità che il cervello della signora non sia completamente in pappa; se invece è valida la prima, beh, allora temo non ci sia ormai più niente da fare, ammesso che in un passato più o meno lontano ci sia mai stato qualcosa che si potesse fare.
Così, a naso, propendo per la prima, ma magari sbaglio.

Nella prossima vita

[Post scazzati mode ON]
Nella prossima vita (cosa a cui non credo, faccio finta solo per stavolta) mi voglio organizzare diversamente, cercando di programmarla fin dai suoi albori in modo che non la debba vivere sempre di corsa. Eh, perché di corsa sul lavoro, di corsa a casa, di corsa per cercare di arrivare in tempo di qua, di là, dappertutto. Dopo dice che uno sbrocca.
Per forza.
[Post scazzati mode OFF]